Giurisprudenza commentata

In attesa del danno da morte (pur con i debiti scongiuri…): questioni “transitorie”, sostanziali e processuali

10 Febbraio 2015 | , Danno tanatologico

Sommario

Massima | Sintesi del fatto | Le questioni | Mutatio libelli e perdita della vita | Il consolidato orientamento di legittimità in tema di danno tanatologico ex se | Osservazioni e suggerimenti pratici dell’Autore |

 

«La ricostruzione sostenuta dalla sentenza “Scarano” n. 1361 del 2014 (Cass. civ. n. 1361/2014), in tema di danno tanatologico, si fonda sulla diversità ontologica tra danno biologico e danno da perdita della vita. La disomogeneità delle due poste comporta che per invocare la liquidazione del danno da perdita della vita in corso di giudizio, ed a maggior ragione in sede di legittimità, gli attori/ricorrenti dovrebbero averlo specificamente richiesto sin dall’avvio della causa. Non basta, allo scopo, allegare di aver genericamente chiesto il risarcimento di un danno alla salute, anche se terminale ed anche laddove azionato iure hereditatis. La richiesta di risarcimento del danno da perdita della vita svolta da chi in precedenza abbia chiesto il -diverso - risarcimento del danno terminale biologico o da lucida agonia costituisce una domanda nuova, in quanto tale inammissibile in sede di gravame».

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