Giurisprudenza commentata

Responsabilità nell'Internet. Parametri inscindibili: hoster attivo e bilanciamento dei diritti

Sommario

Massima | Sintesi del fatto | La questione | Le soluzioni giuridiche | Osservazioni |

Massima

Hoster attivo e bilanciamento dei diritti in gioco declinato secondo il principio di proporzionalità sono i parametri inscindibili che l’interprete deve considerare ogni volta che tratta un’ipotetica fattispecie di responsabilità nell’Internet.

Sintesi del fatto

RTI spa (Reti Televisive Italiane), titolare dei diritti d'autore su alcuni format televisivi quali Grande Fratello, Amici, Zelig, aveva convenuto in giudizio Yahoo! video affinché non solo rimuovesse i contenuti caricati illecitamente dagli utenti ma addirittura costruisse un sistema di filtraggio ad hoc anche per il futuro. In primo grado RTI spa vinceva la causa in virtù dell'assioma "hoster attivo=responsabilità del provider" adottato sulla scorta della giurisprudenza consolidata. Yahoo! appellava la sentenza premettendo di avere già rimosso tutte le URL indicate da controparte e opponendosi al servizio di filtraggio richiesto in quanto implicante un sacrificio sproporzionato e una grave violazione del diritto di impresa e dei diritti di informazione e di espressione degli utenti.

La Corte di Appello riforma la sentenza ritenendo inammissibile il sistema di filtraggio controverso in quanto consistente in un sacrificio sproporzionato. Yahoo! aveva già rimosso le URL: dunque non poteva considerarsi automaticamente responsabile per i file caricati in futuro solo perché la propria attività poteva essere inquadrata in quella del cosiddetto "hoster attivo".

 

In motivazione

 « 39. Sotto il profilo attinente al regime di responsabilità dell'hosting provider (si deve far riferimento alla) Corte di Giustizia, UPC Telekabel, 27 marzo 2014, C-314/12 (che) ...31. ha già chiaramente e adeguatamente specificato che la protezione del diritto d'autore deve essere accordata in modo da garantire un giusto equilibrio tra altri diritti fondamentali eventualmente in contrasto, quali la libertà di impresa e la libertà di informazione e di espressione degli utenti Internet…38. In conclusione, deve ritenersi che, ragionando sulla base delle argomentazioni contenute nelle decisioni delle Corti Europee, la nozione di "hosting provider attivo" risulti oggi sicuramente fuorviante (o comunque insufficiente da sola a individuare la responsabilità)".

La questione

La questione in esame è la seguente: la figura del provider "hoster attivo" è l'unico parametro utile per individuare la responsabilità nell'Internet oppure occorre considerare anche altri elementi?

Le soluzioni giuridiche

La responsabilità nell'Internet è un istituto di elaborazione giurisprudenziale derivato dall'evoluzione delle interpretazioni della Corte di Giustizia UE a cui man mano si sono adeguati i vari Giudici europei. La Rete nasce come infrastruttura tecnologica per fruire del cosiddetto "web 1.0" in cui gli utenti possono svolgere solo due tipi di attività: consultare i siti e corrispondere via e-mail. Tuttavia, per attivare questi servizi che oggi sono scontati, occorrevano degli imprenditori-pionieri disposti a gettarsi in un'avventura che sul momento pareva arrecare più disturbo che guadagno. Il Legislatore europeo dei primi anni Duemila per allettare le imprese a investire nel web stabilisce il "dogma" della "non responsabilità dell'Internet Service Provider (ISP)" secondo cui il fornitore di servizi di comunicazioni elettroniche non viene ritenuto responsabile per le violazioni e i danni verificatesi sulla propria piattaforma. I riferimenti normativi si trovano nella Direttiva europea sul commercio elettronico (art. 15, Dir. 2000/31/CE) recepita nel nostro Paese con D.Lgs. n. 70/2003 e precisamente nell'art 17 secondo cui non è imposto in capo al fornitore di servizi alcun obbligo di controllo preventivo sulle attività condotte dai propri utenti. Nel frattempo il fenomeno Internet si è sviluppato in modo esponenziale: si è passati dal "web 1.0" al "web 2.0" ovvero alla realtà dei social network, del file-sharing, fino a giungere al sentiment della Rete, alla web reputation e al diritto all'oblio dei giorni nostri. Nello scenario digitale attuale le piattaforme non si limitano alla mera connessione al web o ad ospitare dei siti ma si sono anche specializzate nell'intermediazione commerciale (pensiamo a eBay), nelle social communities (pensiamo a FaceBook), nella ricerca on line abbinata alla promozione pubblicitaria (pensiamo a Google, a Yahoo!, a Youtube).

La figura del provider è quindi profondamente cambiata. In questi casi non è più una figura passiva della Rete che mette a disposizione l'infrastruttura su cui poi operano i terzi ma si tratta di un soggetto attivo che manipola le dinamiche digitali a proprio vantaggio.

 

Da qui la Corte di Giustizia conia la figura del cosiddetto "hoster attivo", agente manipolatore che deve rispondere della propria condotta quando viola i diritti fondamentali sanciti dalla Carta dei Diritti UE:

«Pertanto, al fine di verificare se la responsabilità del prestatore del servizio di posizionamento (provider) possa essere limitata ai sensi dell’art. 14 della direttiva 2000/31, occorre esaminare se il ruolo svolto da detto prestatore sia neutro, in quanto il suo comportamento è meramente tecnico, automatico e passivo, comportante una mancanza di conoscenza o di controllo dei dati che esso memorizza. …. .Nell’ambito dell’esame … della presente sentenza, è invece rilevante il ruolo svolto dalla Google nella redazione del messaggio commerciale che accompagna il link pubblicitario o nella determinazione o selezione di tali parole chiave».  (CGUE, Vuitton/Google, 23 marzo 2010, Leading case).

 

Un notevole rafforzamento di questa figura giurisprudenziale di "hoster attivo" giunge poi dalla famosa CGUE Costeja del 13 maggio 2014 sul diritto all'oblio. Qui si opera una rivoluzione copernicana. Il motore di ricerca, ritenuto fino a quel momento inconfutabilmente "hoster neutro" nella propria attività di mera indicizzazione di contenuti postati on line da terzi, viene inquadrato per la prima volta come "hoster attivo" in quanto titolare del trattamento dei dati indicizzati.

Alla luce di quanto esposto, risulta chiaro l'assioma "hoster attivo=responsabilità del provider".

 

Ora, la particolarità della Corte di Appello di Milano n. 29/2015 sta nel mettere in guardia l'interprete da questo assioma. Il Collegio Ambrosiano sostiene che non sempre il provider è nella condizione di controllare integralmente la propria piattaforma. In questi casi il fornitore di servizi web non è il manipolatore e dunque non dev'essere invocato automaticamente nei suoi confronti l'assioma "hoster attivo=responsabilità del provider".

Ai fini dell'individuazione della responsabilità nell'Internet, oltre al parametro dell' "hoster attivo" occorre valutare attentamente anche il parametro del bilanciamento dei diritti in gioco. In tema di violazione dei diritti d'autore trattata dalla sentenza in commento, quale situazione giuridica deve prevalere? Il diritto alla libertà di impresa del provider, il diritto d'autore (e/o di proprietà intellettuale) della major o il diritto di informazione e di libera espressione dell'utente?

Poiché il diritto alla proprietà intellettuale non è intangibile, occorre stabilire una situazione di compromesso in cui la tutela dell'uno non imprima un sacrificio troppo oneroso (sproporzionato) per gli altri. Lo stesso dicasi nella materia del diritto all'autodeterminazione informativa (impropriamente detto diritto all'oblio) trattata dalla Corte di Giustizia UE Costeja. Posto che Google è "hoster attivo" in quanto titolare del trattamento dati, per stabilire la responsabilità on line occorre comunque eseguire un bilanciamento del diritto all'oblio col diritto di impresa e col diritto di informazione degli utenti. La soluzione risiede nell'equilibrio raggiunto grazie all'applicazione del principio della proporzionalità.

La responsabilità nell'Internet dunque richiede sempre un'attenta disamina caso per caso i cui poli inscindibili sono costituiti dal parametro dell’"hoster attivo" e dal parametro del bilanciamento dei diritti in gioco.

Nel caso della sentenza ambrosiana in commento, la Corte sulla scorta del bilanciamento tra il diritto di impresa di Yahoo! e il diritto d’autore di RTI spa ha ritenuto prevalente il primo. Posto infatti che Yahoo! aveva già eliminato tutte le URL richieste da controparte, avrebbe costituito un sacrificio sproporzionato l’imporgli anche l’adozione di un sistema di filtraggio sui contenuti futuri. 

Osservazioni

La Corte di Appello in commento molto opportunamente evidenzia che le conseguenze pratiche, a seconda del tipo di ragionamento adottato, non sono indifferenti.

Nell'ipotesi in cui si individui la responsabilità in modo aprioristico in capo al provider secondo l'assioma "hoster attivo=responsabilità del provider", quest'ultimo sarà alla mercè delle richieste dell'assunto danneggiato soprattutto dove si tratti di ingerenze pesanti nell'organizzazione delle risorse dell'impresa che infliggano un sacrificio sproporzionato. Nel caso in parola, RTI aveva richiesto a Yahoo! un sistema di filtraggio che non solo imponeva un sacrificio sproporzionato al provider ma addirittura costituiva aperta violazione del diritto di informazione e libertà di espressione degli utenti nonché della loro Data Protection (rilievo degli IP e identità dei netizen).

Nell'ipotesi in cui invece si individui la responsabilità in modo ragionato caso per caso, affidandosi non solo alla verifica aprioristica del parametro dell'"hoster attivo" ma anche alla contestuale verifica del parametro del bilanciamento dei diritti in gioco secondo il principio di proporzionalità, otterremo una soluzione di equilibrio in grado di contemperare sia la posizione del provider, sia quella della major, sia quella degli utenti.

Il consiglio pratico che ne deriva è che in casi di assunta violazione dei propri diritti on line (diritti di autore, di autodeterminazione informativa, di impresa, di informazione, di espressione) la richiesta rivolta al Giudice dev'essere sempre precisa e circostanziata. Occorre individuare specificamente le URL delle pagine elettroniche riportanti i contenuti lesivi e indicare puntualmente la misura rimediale desiderata. Così, esemplificando, in materia di violazione dei diritti d'autore si dovrà formulare la domanda come segue: rimuovere la URL http:// www.topolino.it/2013/07/11/topolino-cambia-vita/ e disattivarne l'accesso da tutti i possibili canali controllati da HosterProvider.it. In materia di autodeterminazione informativa o diritto all'oblio, si dovrà formulare la domanda come segue: deindicizzare la URL http:// www.topolino.it/2013/07/11/topolino-cambia-vita/ dal motore di ricerca HosterProvider.it tramite l'applicazione dei file robots.txt o altre misure di sicurezza.

Le domande generiche non circostanziate, sia per quanto attiene l'oggetto da rimuovere sia per quanto riguarda il riferimento temporale, non potranno che essere respinte dal Giudice in quanto troppo sbilanciate a favore di una parte rispetto alle altre. 

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