Giurisprudenza commentata

Risarcimento diretto e cessione del credito

11 Novembre 2019 |

Trib. Milano

Risarcimento diretto

Sommario

Massima | Il caso | La questione | Le soluzioni giuridiche | Osservazioni | Guida all'approfondimento |

Massima

È ammissibile la cessione del credito risarcitorio vantato dal danneggiato nei confronti della propria impresa d'assicurazione a norma dell'art. 149 cod. ass.

Il caso

La carrozzeria cessionaria del credito risarcitorio conviene in giudizio l'assicuratore del danneggiato ai sensi dell'art. 149 cod.ass. per sentirla condannare all'adempimento dell'obbligazione.  Il danneggiato impugna la sentenza di primo grado che dichiarava l'incedibilità del credito vantato dall'assicurato/danneggiato nei confronti dell'assicuratore ex art. 149 cod. ass.

La questione

Se è ammissibile la cessione del credito vantato dal danneggiato nei confronti della propria impresa di assicurazione a norma dell'art. 149 cod.ass.

Le soluzioni giuridiche

L'estensore del provvedimento oggetto del presente commento esordisce rammentando la particolarità del credito vantato dal danneggiato nei confronti della propria compagnia assicurativa invece che nei confronti dell'assicuratore del responsabile civile.

Successivamente viene richiamata la sentenza del medesimo Tribunale 4.2.2016 n. 1567, ove è stato deciso che in considerazione dell'eccezionalità della previsione legislativa contenuta nell'art. 149 cod. ass., il credito non può essere ceduto a soggetti terzi.

Ciò precisato, la sentenza dedica i successivi passaggi argomentativi a motivare le ragioni che inducono a disattendere il precedente giurisprudenziale richiamato.

In particolare, viene rilevato: che il principio generale regolatore della circolazione della materia prevede la cedibilità dei crediti; che la cessione non è consentita solo se è vietato dalla legge o dalle parti o se il credito ha carattere strettamente personale.

A questo punto il Giudice sottolinea come non solo nel nostro ordinamento non sia rinvenibile alcuna disposizione di legge che vieti la cessione del credito risarcitorio vantato ex art. 149 cod. ass., ma anzi, il nuovo art. 149-bis cod. ass. introdotto dalla l. 4 agosto 2017 n. 124, di fatto, lo ammetta, disciplinando la fattispecie.

L'estensore argomenta anche in merito all'impossibilità di inquadrare il credito risarcitorio da risarcimento diretto tra i crediti a carattere strettamente personale. Non può, infatti, ritenersi decisiva, nel rapporto tra danneggiato e assicurazione, la figura del creditore.

In fine, viene anche evidenziato come del tutto inappropriato l'accostamento tra la sostituzione processuale ex art. 81 c.p.c. e la cessione del credito: il sostituito processuale agisce per la tutela di diritti di altri soggetti, mentre il cessionario subentra nel diritto del cedente e quindi fa valere un diritto a tutti gli effetti proprio.

Terminata la disamina del provvedimento oggetto della presente trattazione, si deve dare contezza al lettore che anche la Suprema Corte, con sentenza del 12 settembre 2019 n. 22726 è intervenuta sul tema, stabilendo la legittimità della cessione del credito vantato dal danneggiato nei confronti del suo assicuratore RCA.

In particolare la Corte osserva come in conseguenza della cessione, «il credito è trasferito al cessionario con i privilegi, con le garanzie personali e reali e con gli altri accessori (art. 1263 c.c.), tra cui devono necessariamente essere annoverate tutte le azioni che possono essere esperite a tutela del diritto ceduto ».

I Supremi Giudici, quindi, osservano che il «cessionario può esercitare tutte le azioni previste dalla legge a tutela del credito, volte cioè ad ottenerne la realizzazione (v. Cass. 18/07/2006, n. 16383; 09/12/1971, n. 3554), potere invero spettantegli già in base al principio generale della tutela giurisdizionale dei diritti».

Il cessionario, pertanto, può fare valere l'acquisito diritto di credito al risarcimento nei confronti dell'assicuratore del danneggiante, non già in base all'art. 144 cod. ass., «in relazione al quale non può invero propriamente parlarsi di cessione, bensì in ragione del titolo costituito dal contratto di cessione del credito, quale effetto naturale del medesimo (art. 1374 c.c.) » (così in motivazione Cass. n. 51 del 2012, cit.).

Osservazioni

Il Tribunale di Milano ha affrontato un tema oggetto di intenso dibattito dottrinale e giurisprudenziale.

La problematica nasce principalmente dal fatto che in molti casi, il cessionario del credito è la carrozzeria che ripara il danno e che emette la fattura per il relativo costo.  Le compagnie di assicurazioni non vedono di buon occhio il fenomeno, in quanto molti sinistri falsi o “gonfiati”, trovano il loro humus nel mondo delle carrozzerie che in alcuni casi si prestano a mettere a disposizione la loro manodopera per montare su autoveicoli intonsi, pezzi di carrozzeria ammalorata, proprio al fine di far ottenere illeciti arricchimenti al proprietario del veicolo, al quale segue, quale contropartita, anche un illecito riconoscimento economico a che concorre nel reato.  Nell'ottica delle compagnie di assicurazione, legittimare la cessione del credito ex art. 149 cod. ass. significa agevolare la possibilità di costruire sinistri falsi e/o “gonfiati” con l'aiuto delle carrozzerie.

Passando a trattare la questione sotto un profilo tecnico-giuridico, dalla lettura della sentenza parrebbe comprendere che il convincimento del Giudice abbia origine principalmente dalla speculazione della novella che ha introdotto l'art. 149-bis cod. ass. (Trasparenza delle procedure di risarcimento).  Il Tribunale, infatti, dopo aver dato atto dell'inesistenza, nel nostro ordinamento, di disposizioni che vietino la cessione del credito da risarcimento diretto, si sofferma nel rilevare come la norma autorizzi la cessione dei crediti risarcitori da circolazione stradale tra i quali deve ricomprendersi anche quello di cui all'art. 149 cod. ass.

Il tema che più ha impegnato i giuristi successivamente all'entrata in vigore dell'art. 149 cod. ass. più che concernere la cedibilità del credito in sé, ha riguardato la legittimazione o meno del cessionario a giovare della facilitazione prevista dal legislatore con la procedura di risarcimento diretto.

È ormai evidente, anche alla luce dell'art. 149-bis cod. ass. che i crediti risarcitori da circolazione stradale siano cedibili, ma altro è ritenere che legittimati ad esperire l'azione non ordinaria ex art. 149 cod. ass. siano anche i cessionari.

Il problema specifico è stato affrontato e risolto dalla menzionata sentenza di legittimità n. 22726/2019, ove è stato deciso che con la cessione del credito vengono trasferite anche le azioni che possono essere esperite a tutela del diritto ceduto.

In particolare, nella parte motiva, si osserva la piena identità tra l'ammessa azione diretta del cessionario ex art. 144 cod. ass. e quella prevista ex art. 149 cod. ass. nei confronti dell'assicuratore del danneggiato. Quest'ultimo, infatti, agisce quale mandatario ex lege dell'assicuratore del responsabile, così come evincibile dall'art. 149 comma 3 cod.ass.: l'impresa, a seguito della presentazione della richiesta di risarcimento diretto, è obbligata a provvedere alla liquidazione dei danni per conto dell'impresa di assicurazione del veicolo responsabile.

Si può tuttavia osservare come consentire al cessionario l'azione ex art. 149 cod. ass. difficilmente possa coniugarsi con la ratio della norma stessa, nata per agevolare la posizione del danneggiato, consentendogli di chiedere i danni al suo assicuratore che, a sua volta, ha l'obbligo di svolgere un'assistenza tecnica e informativa ai danneggiati ai sensi dell'art. 9 del  regolamento recante la disciplina del risarcimento diretto: «L'impresa, nell'adempimento degli obblighi contrattuali di correttezza e buona fede, fornisce al danneggiato ogni assistenza informativa e tecnica utile per consentire la migliore prestazione del servizio e la piena realizzazione del diritto al risarcimento del danno. Tali obblighi comprendono, in particolare, oltre a quanto stabilito espressamente dal contratto, il supporto tecnico nella compilazione della richiesta di risarcimento».

L'art. 14 del medesimo decreto, infine, esplicita le finalità che hanno mosso il legislatore, a dare vita alla nuova procedura risarcitoria: «Il sistema del risarcimento diretto dovrà consentire effettivi benefici per gli assicurati, attraverso l'ottimizzazione della gestione, il controllo dei costi e l'innovazione dei contratti che potranno contemplare l'impiego di clausole che prevedano il risarcimento del danno in forma specifica con contestuale riduzione del premio per l'assicurato».

Se da un lato è pacifico che l'assicuratore del danneggiato paghi in nome e per conto dell'assicuratore del responsabile, dall'altro appare inequivocabile il collegamento tra l'obbligo dell'assicuratore ex art. 9 del regolamento di attuazione e il sottostante contratto assicurativo.  L'assistenza informativa prevista a vantaggio dell'assicurato, trova la sua fonte proprio «nell'adempimento degli obblighi contrattuali di correttezza e buona fede».

Come è possibile, quindi, applicare il regolamento di attuazione del risarcimento diretto allorquando il soggetto che chiede il risarcimento non è l'assicurato ma il cessionario.  Come è possibile porre in essere lo scopo previsto dal legislatore di addivenire a clausole di polizza che contemplino il risarcimento in forma specifica se chi chiede il risarcimento è lo stesso carrozziere che ha riparato il danno.

Sembrerebbe più consono alla ratio stessa della norma introdotta dal codice delle assicurazioni, ritenere che proprio in conseguenza dell'importante inscindibile collegamento tra la procedura di risarcimento diretto e il contratto di assicurazione RCA con il danneggiato, allorquando viene ceduto il credito, tra gli accessori previsti dall'art. 1263 c.c. non possa rientrarvi anche il sottostante contratto assicurativo, con la conseguenza che il cessionario non potrà giovare dell'azione stessa.

Detta possibilità di scindere la sorte del contratto sottostante da quella del collegato risarcimento è stata stabilita anche dalla giurisprudenza stessa formatasi in relazione all'art. 1263 c.c.  In un'ipotesi di danno collegato ad un inadempimento di un contratto di appalto, è stato stabilito che il cessionario del diritto risarcitorio non acquista anche i diritti collegati al contratto stesso, essendo legittimato unicamente a far valere il credito ceduto (Cass. civ., sent. n. n.17727/2018).

Nel caso che ci riguarda, è vero che il risarcimento trova la sua fonte in un fatto illecito e non nel contratto assicurativo, ma è altrettanto vero che l'adempimento risarcitorio dell'assicuratore ex art. 149 cod. ass. non può ritenersi del tutto svincolato dai patti di polizza.

Per le predette ragioni, pertanto, prima di archiviare definitivamente il problema consentendo al cessionario di formulare domanda risarcitoria ex art. 149 cod. ass. forse saranno necessari ulteriori approfondimenti chiarificatori.

Guida all'approfondimento

ACCEBBI D., Risarcimento diretto, Ridare.it, 12 marzo 2019;

ARGINE S., Il (precario) principio di libera cedibilità dei crediti cristallizzato da due sentenze gemelle della cassazione del 2012, in “Responsabilità Civile e Previdenza”, fasc.4, 2012, pag. 1220;

ROSADA F., Risarcimento diretto: è litisconsorte necessario il proprietario del veicolo responsabile, Ridare.it, 9 ottobre 2017;

SAVOIA R., Carrozzeria responsabile del sinistro: possibile per il danneggiato cedere il credito risarcitorio, Ridare.it, 18 settembre 2019.

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