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Cartelle esattoriali: esclusa la responsabilità professionale se l’imprenditore non prova la consegna dei documenti contabili mancanti al commercialista

ACCERTAMENTO FISCALE A seguito di un accertamento fiscale per omessa contabilizzazione e mancata dichiarazione di ricavi, i titolari di una concessionaria di automobili ricevono cartelle esattoriali emesse dall’Agenzia delle Entrate per una cifra che supera i 470mila euro. I due imprenditori accusano il commercialista, ritenendo evidente la sua responsabilità professionale per inadeguata tenuta della contabilità della società, chiedendo la condanna del professionista ad un risarcimento di importo tale da coprire il quantum oggetto delle cartelle esattoriali. I giudici di merito ritengono priva di fondamento la domanda risarcitoria, dichiarando che in alcun modo era stata dimostrata la mancata registrazione per colpa del commercialista di documenti contabili aziendali da loro consegnati, non avendo i titolari della concessionaria né indicato né prodotto i documenti non contabilizzati. I giudici aggiungono inoltre che tale attività probatoria non poteva essere preclusa dall’accertamento compiuto in sede tributaria, avente presupposti e finalità completamente diversi».

 

NESSUNA RESPONSABILITÀ PROFESSIONALE La Suprema Corte, successivamente adita, respinge la richiesta di risarcimento avanzata dai due imprenditori nei confronti della commercialista, non ritenendole addebitabile alcuna responsabilità professionale per l’accertamento fiscale nei confronti della società.

I Giudici di Cassazione confermano che sarebbe stato onere dei titolari della Società produrre i documenti contabili che sarebbero stati consegnati alla commercialista e che da questa non sarebbero stati correttamente registrati, dal momento che perché «la natura dell’attività esercitata dall’impresa contribuente, richiedeva una fattiva collaborazione dei soci che mensilmente si dovevano attivare non solo nella consegna dei documenti ma anche nelle verifiche e nella segnalazione delle modalità di chiusura delle schede ancora aperte», mentre «la commercialista era tenuta a svolgere la sua prestazione nei limiti del mandato ricevuto e senza alcun onere di reperire ulteriori informazioni rispetto a quanto fornito dai clienti».

 

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