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Inammissibile la domanda estesa tardivamente dall’attore al terzo chiamato dal convenuto in manleva

Così ha deciso la Terza Sezione della Cassazione Civile, con l’ordinanza n. 11103 del 10 giugno 2020.

 

Il caso. Il coniuge e i figli di una donna deceduta in un sinistro stradale agivano in giudizio nei confronti del presunto responsabile e della relativa assicurazione, chiedendo il ristoro del danno patrimoniale per la distruzione della vettura e, genericamente, i “danni non patrimoniali” conseguenti al decesso della donna.
Dal convenuto veniva effettuata chiamata in causa, precisando di agire a titolo di manleva o comunque di regresso ex art. 2055, comma 2, c.c., di un terzo, unitamente alla relativa compagnia assicurativa.
Il giudice di primo grado, per quel che qui rileva, dopo aver liquidato il risarcimento del danno da perdita del rapporto parentale, dichiarava inammissibile, in quanto tardiva, l’estensione della domanda risarcitoria ai terzi chiamati. Inoltre, rigettava la domanda del marito volta ad ottenere il risarcimento del danno patrimoniale futuro, ovvero il mancato apporto economico che la donna avrebbe continuato ad erogare in famiglia.
Il successivo giudizio d’appello si concludeva con la conferma della decisione di primo grado. In particolare, la Corte territoriale:
a) confermava l’inammissibilità della domanda risarcitoria estesa dai danneggiati tardivamente, e cioè oltre la preclusione formatasi nella fase di trattazione, nei confronti dei terzi chiamati;
b) rigettava la richiesta di risarcimento del danno patrimoniale da perdita di contribuzione endofamiliare, precisando che tale voce di danno non era stata oggetto di allegazioni specifiche da parte degli attori e che tale onere di allegazione del danno patrimoniale futuro non potesse essere surrogato dalla mera produzione documentale delle dichiarazioni dei redditi, senza aver specificato l’utilità e la rilevanza probatoria delle stesse;
c) rigettava la domanda volta ad aumentare l’entità del danno da perdita del rapporto parentale, ritenendo correttamente motivata la quantificazione svolta dal Tribunale.
La vicenda è stata quindi portata all’attenzione della Cassazione, con un motivo di ricorso per ogni punto appena specificato (oltre ad un ulteriore quarto motivo con cui si richiedeva genericamente una maggiore liquidazione del danno non patrimoniale).

 

Ribadito l’orientamento sulla chiamata del terzo a titolo di garanzia impropria o regresso. La Terza Sezione ha respinto il ricorso, ritenendo corrette le motivazioni della sentenza appellata.
Vale la pena procedere all’esame dei singoli motivi di ricorso.
Relativamente a motivo sub A), la Cassazione ha ricordato la propria giurisprudenza secondo cui “la presunzione di estensione ‘automatica’ della domanda nei confronti del terzo opera soltanto quando ricorra il presupposto della chiamata in causa del terzo con indicazione di esclusiva o concorrente responsabilità, ma non anche nel caso in cui [come nel caso in esame] la chiamata sia stata svolta solo a titolo di garanzia impropria o di regresso, ossia allorquando il chiamante faccia valere nei confronti del chiamato un rapporto diverso da quello dedotto dall’attore come ‘causa petendi’”.
In questo secondo caso, infatti, è rimessa esclusivamente in capo all’attore la scelta se estendere al terzo chiamato, con scelta che deve peraltro essere fatta tempestivamente, la domanda.
A nulla rileva, viceversa, il fatto che i chiamati in causa si siano costituiti contestando la propria responsabilità nella produzione dei danni lamentati dagli attori.
Laddove l’estensione non sia proposta tempestivamente, deve conseguirne la dichiarazione di inammissibilità, come nel caso di cui alla sentenza in commento.
Per quanto concerne il motivo sub B), ovvero relativamente alla asserita perdita del contributo economico che la deceduta avrebbe continuato ad apportare alla famiglia, è stata ritenuta corretta la pronuncia, sia del Tribunale che della Corte d’Appello, che hanno ritenuto tale domanda nuova e dunque inammissibile, non essendo stata allegata in nessuno degli atti del giudizio di primo grado, laddove i danneggiati avevano soltanto richiesto il ristoro del danno patrimoniale per la distruzione dell’auto e i danni non patrimoniali per la perdita del congiunto.
La Terza Sezione ha sottolineato come “dall’esame dell’atto di citazione non emerge alcuna indicazione della specifica tipologia della voce di danno patrimoniale concernente il mancato futuro apporto ai bisogni della famiglia”.
D’altra parte non può ritenersi assolto l’onere di allegazione mediante l’utilizzo della formula “tutti i danni patrimoniali” e nemmeno con la mera produzione in giudizio della dichiarazione dei redditi dei coniugi, che non consente di recuperare retroattivamente l’omessa allegazione dello specifico pregiudizio patrimoniale subito.
Da ultimo, venendo al motivo qui rubricato quale C), la Cassazione ha ritenuto che la chiara esposizione da parte del giudice del merito della motivazione del criterio adottato per la liquidazione renda inammissibile il motivo.

 

(FONTE: dirittoegiustizia.it)

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