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Piccolo ciclista investe un bambino al parco: la responsabilità è dei suoi genitori

IL CASO Un bambino di 4 anni mentre cammina al parco tenuto per mano dalla mamma, viene investito dalla bicicletta condotta da un bambino di 7 e riporta la frattura del gomito sinistro, dalla quale derivano postumi permanenti. I suoi genitori si rivolgono al Tribunale di Napoli per ottenere il risarcimento dei danni subiti; il Giudice di prime cure accoglie il ricorso condannando i genitori del piccolo ciclista alla rifusione anche delle spese processuali. La Corte d’Appello, successivamente adita, rigetta l’appello, ritenendo sussistente la culpa in educando ex art. 2048 dei genitori.

 

RESPONSABILITÀ GENITORIALE La Corte di Cassazione conferma quanto stabilito dai giudici di merito. I ricorrenti non ritenevano che fosse stata raggiunta la prova dell’illeceità dell’accaduto, sostenendo inoltre come la culpa ex art. 2048 c.c. concernente la responsabilità genitoriale potesse essere superata qualora l’illecito del figlio minore fosse stato commesso nell’ambito della sua sfera di autonomia, «la cui attività è sottratta al costante controllo dei genitori», ritenendo impossibile per il genitore vigilare sul proprio figlio all’interno di un parco giochi, ove i bambini sono soliti svolgere proprio attività di svago.

 

EDUCAZIONE INSUFFICIENTE La Corte ricorda anzitutto che è stata dichiarata negligente la condotta di guida della bicicletta da parte del bambino. Afferma poi l’evidenza della responsabilità dei genitori, che non hanno impartito al figlio «una educazione sufficiente ad impostare una corretta vita di relazione», non avendo altresì svolto un’adeguata «vigilanza in relazione all’età, all’indole e al carattere del figlio».

 

PRECOCE EMANCIPAZIONE Dal momento che la difesa aveva parlato anche di «precoce emancipazione dei minori frutto del costume sociale», la Suprema Corte precisa che tale presunta emancipazione non è tuttavia in grado di escludere o attenuare la potestà genitoriale. I genitori hanno invece l’onere di impartire ai figli un’educazione tale da impedirgli di recare danni a terze persone nella loro vita di relazione. Pertanto, i genitori devono rispondere delle carenze educative a cui sia riconducibile l’illecito commesso dal figlio.

La Cassazione dunque dichiara inammissibile il ricorso e da atto della sussistenza dei presupposti per il versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

 

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