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Vittima di sinistro mortale, escluso il risarcimento del danno tanatologico agli eredi

IL CASO Gli eredi di un uomo deceduto in un sinistro stradale impugnano in Cassazione la sentenza della Corte d’appello di Bari che aveva riformato la decisione di prime cure, considerando il breve lasso di tempo intercorso tra le lesioni subite dal de cuius ed il suo decesso, avvenuto subito dopo il trasferimento in ospedale, non bastevole a consentire l’accertamento del diritto al risarcimento del danno biologico (precedentemente liquidato dal Tribunale in € 373.416,00 in favore del coniuge e del figlio). Errato, secondo la Corte territoriale, il criterio di liquidazione del danno biologico al de cuius perché calcolato in relazione all’aspettativa di vita e non alla durata effettiva della stessa. In Cassazione dunque, sulla base di tre motivi di ricorso, gli eredi lamentano il mancato riconoscimento del danno non patrimoniale al de cuius.

 

RISARCIBILITÀ AGLI EREDI DEL DANNO PATITO DALLA VITTIMA La Cassazione chiarisce che nelle more del giudizio le Sezioni Unite si sono definitivamente pronunciate sulla questione della risarcibilità agli eredi del danno (biologico, morale-catastrofale, tanatologico) patito dalla vittima deceduta in conseguenza di condotta illecita (Cass. civ., Sez. Un., 22 luglio 2015 n. 15350). Nello specifico era stato stabilito che:

  1. La vittima può essere risarcita della perdita del bene non patrimoniale «nella misura in cui la stessa sia ancora in vita»: presupposto per acquisire il diritto alla reintegrazione della perdita subita è la «capacità giuridica riconoscibile soltanto ad un soggetto esistente» (art. 2, comma 1, c.c.).
  2. I danni non patrimoniali risarcibili alla vittima e trasmissibili iure hereditatis sono:
  • il danno biologico  (danno terminale), lesione del bene salute come danno conseguenza, «consistente nei postumi invalidanti che hanno caratterizzato la durata concreta del periodo di vita del danneggiato» dalla lesione alla morte. Si richiede però che tra evento lesivo e decesso sia intercorso un apprezzabile lasso temporale (ex multis, Cass. civ., sez. III, 30 gennaio 2006 n. 1877);
  • il danno morale soggettivo (danno catastrofale), ossia lo stato di sofferenza spirituale patito dalla vittima nell’avvicinarsi della fine-vita, trattandosi di un danno conseguenza, è necessaria la prova della «lucida e cosciente percezione dell’ineluttibilità della propria fine» (ex multis, Cass civ., sez. III, 13 giugno 2014 n. 13537);
  • il danno tanatologico, ossia la perdita del bene vita, essendo autonomo e diverso dal bene salute, è fruibile solo dal titolare e insuscettibile di essere liquidato per equivalente. Pertanto, qualora «il decesso si verifichi immediatamente o dopo brevissimo tempio dalle lesioni personali», deve escludersi la risarcibilità iure hereditatis di questo pregiudizio.

 

IRRISARCIBILITÀ DEL DANNO TANATOLOGICO Pertanto, secondo la Corte, per il danno tanatologico deve escludersi la risarcibilità iure hereditatis, essendo assente il soggetto a cui è riconducibile la perdita del bene o nel cui patrimonio possa essere acquisito il credito risarcitorio. Nel caso di specie, il tempo intercorso tra il sinistro stradale ed il decesso avvenuto dopo il trasporto in ospedale è di sole quattro ore, e ciò non può costituire l’apprezzabile lasso temporale indispensabile per la produzione del danno conseguenza. Inoltre, non era stato ritenuto provato lo stato di cosciente sofferenza psichica, altro elemento indispensabile per integrare il danno.

I ricorrenti, con memoria ex art. 378 c.p.c., alla luce del principio giurisprudenziale ricordato dalla Corte, rinunciano al motivo in esame. La Corte dichiara infondate le altre censure sollevate e rigetta il ricorso.

 

 

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