Quesiti Operativi

Valore probatorio dell’esumazione di cadavere in caso di sospetta asbestosi

Amianto: fino a quanto è richiedibile un'autopsia utile a capire la concreta esposizione di un lavoratore?

 

La letteratura medico legale relativa alla identificazione di tracce di asbesto in tessuti decomposti non è particolarmente numerosa e molti lavori sono risalenti nel tempo. In genere occorre tener presente che i fenomeni trasformativi post-mortali, pur seguendo una cronologia in fasi successive ormai cristallizzata in patologia forense, è fortemente influenzata da fattori intrinseci ed estrinseci al cadavere. Pertanto non è infrequente, anche nella casistica personale, trovare tracce di asbesto nei polmoni ed in altri tessuti di cadaveri esumati a distanza anche di un anno o più dalla inumazione. La più recente letteratura ci dice che l’esame di frammenti di polmone conservati in recipienti sino ad un anno e mezzo dopo l’esumazione possono condurre a falsi negativi (F. Spigno, R. Gentile, T. Valente, G. Capannelli,Iter diagnostico nelle patologie asbesto correlate, considerazioni a margine di un caso clinico di sospetta neoplasia professionale, in G Ital Med Lav Erg 2008; 30:4, 324-328), in uno studio italiano (Mollo F, Crivello M, Andreozzi, A et al. Asbestos body burden in decomposed human lungs, in Am J Forensic Med Path 2000; 21: 148-150) in particolare si evidenzia l’influenza della decomposizione sui tessuti polmonari in soggetti esposti ad asbesto sottoposti ad autopsia sino a 18 mesi dopo la morte, in questi casi i frammenti di polmone esaminati erano conservati senza fissazione in formalina, secondo questi autori il rischio di falsi negativi sarebbe elevato. Secondo un altro studio (R.F. Dodson, M.A. Atkinson, M. O’ Sullivan,. Stability of ferruginous bodies in human lung tissue following death, embalming and burial. Inhal Toxicol 2005; 17: 789-795) non vi sarebbe una significativa diminuzione di corpuscoli di asbesto nei polmoni di cadaveri esumati sino ad 8 mesi e mezzo dopo la morte tuttavia va considerato che alcuni dei casi citati in questo lavoro facendo riferimento a cadaveri sottoposti a procedure conservative prima dell’inumazione. In conclusione si ritiene che sia ragionevole proporre una esumazione di cadavere ai fini dell’accertamento dell’esposizione all’asbesto sino a 16-18 mesi dopo la morte tenendo comunque conto dei po

La letteratura medico legale relativa alla identificazione di tracce di asbesto in tessuti decomposti non è particolarmente numerosa e molti lavori sono risalenti nel tempo. In genere occorre tener presente che i fenomeni trasformativi post-mortali, pur seguendo una cronologia in fasi successive ormai cristallizzata in patologia forense, è fortemente influenzata da fattori intrinseci ed estrinseci al cadavere. Pertanto non è infrequente, anche nella casistica personale, trovare tracce di asbesto nei polmoni ed in altri tessuti di cadaveri esumati a distanza anche di un anno o più dalla inumazione. La più recente letteratura ci dice che l’esame di frammenti di polmone conservati in recipienti sino ad un anno e mezzo dopo l’esumazione possono condurre a falsi negativi (F. Spigno, R. Gentile, T. Valente, G. Capannelli,Iter diagnostico nelle patologie asbesto correlate, considerazioni a margine di un caso clinico di sospetta neoplasia professionale, in G Ital Med Lav Erg 2008; 30:4, 324-328), in uno studio italiano (Mollo F, Crivello M, Andreozzi, A et al. Asbestos body burden in decomposed human lungs, in Am J Forensic Med Path 2000; 21: 148-150) in particolare si evidenzia l’influenza della decomposizione sui tessuti polmonari in soggetti esposti ad asbesto sottoposti ad autopsia sino a 18 mesi dopo la morte, in questi casi i frammenti di polmone esaminati erano conservati senza fissazione in formalina, secondo questi autori il rischio di falsi negativi sarebbe elevato. Secondo un altro studio (R.F. Dodson, M.A. Atkinson, M. O’ Sullivan,. Stability of ferruginous bodies in human lung tissue following death, embalming and burial. Inhal Toxicol 2005; 17: 789-795) non vi sarebbe una significativa diminuzione di corpuscoli di asbesto nei polmoni di cadaveri esumati sino ad 8 mesi e mezzo dopo la morte tuttavia va considerato che alcuni dei casi citati in questo lavoro facendo riferimento a cadaveri sottoposti a procedure conservative prima dell’inumazione. In conclusione si ritiene che sia ragionevole proporre una esumazione di cadavere ai fini dell’accertamento dell’esposizione all’asbesto sino a 16-18 mesi dopo la morte tenendo comunque conto dei possibili falsi negativi.

 

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