Bussola

Azione di classe

08 Luglio 2014 |

Sommario

Nozione | Legittimazione ad agire | Diritti tutelabili | Competenza e composizione del giudice. Forma della domanda | Ammissibilità della domanda | Adesioni degli altri componenti della classe | Fase di merito | Casistica | Diritto transitorio |

Nozione

L’azione di classe fa riferimento alla tutela dei diritti spettanti a una pluralità di consumatori ed utenti prevista dall’art. 140-bis Cod. Cons. (d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206), introdotto dalla l. 24 dicembre 2007, n. 244, sostituito dalla l. 23 luglio 2009, n. 99) e da ultimo modificato dal c.d. decreto liberalizzazioni (d.l.24 gennaio 2012, n. 1, conv. con modificazioni dalla l. 24 marzo 2012, n. 27). Tale azione si propone ad uno dei tribunali competenti a norma dell’art. 140-bis, comma 4, Cod. Cons., per la condanna al risarcimento dei danni o alle restituzioni a favore di consumatori ed utenti, derivanti dalla violazione di diritti “omogenei” relativi alle materie individuate dalla legge o interessi collettivi. Può agire il singolo consumatore o utente, componente della “classe”, anche mediante associazioni cui dà mandato o comitati cui partecipa. Gli altri consumatori o utenti, componenti la classe, possono aderire all’azione di classe. Tale adesione determina la rinuncia a far valere (anche individualmente) la tutela risarcitoria o restitutoria in relazione ai medesimi fatti, da un lato, e, dall’altro, l’estensione nei loro confronti dell’efficacia di giudicato della sentenza emessa nel procedimento instaurato con l’azione di classe.

In particolare, con tale azione possono essere fatti valere:

a) i diritti contrattuali spettanti a una pluralità di consumatori o utenti che versano nei confronti della stessa impresa in una situazione omogenea, inclusi i diritti fondati su contratti stipulati sulla base di condizioni generali di contratto predisposte dall’altro contraente o mediante la sottoscrizione di moduli o formulari (artt. 1341-1342 c.c.);

b) i diritti omogenei spettanti ai consumatori finali di un determinato prodotto o servizio nei confronti del produttore, anche in assenza di un diretto rapporto contrattuale;

c) i diritti omogenei al ristoro del pregiudizio derivante a consumatori o utenti in conseguenza di pratiche commerciali scorrette o comportamenti anticoncorrenziali.

Il processo instaurato con l’azione di classe prevede un “filtro” di ammissibilità della domanda, che non viene superato se quest’ultima è manifestamente infondata, ovvero quando il giudice non ravvisi l’omogeneità dei diritti individuali tutelabili in via collettiva, nonché quando il proponente non appare in grado di curare adeguatamente l’interesse della classe. L’ordinanza che ammette l’azione di classe definisce i caratteri dei diritti individuali oggetto del giudizio e un termine perentorio per l’adesione. In caso di accoglimento della domanda nel merito, il tribunale liquida, ai sensi dell’art. 1226 c.c., le somme definitive a coloro che hanno aderito all’azione o stabilisce il criterio omogeneo di calcolo per la liquidazione di dette somme.

Il richiamo al carattere “omogeneo” dei diritti suscettibili di tutela con l’azione di classe è stato introdotto solo con il d.l. n. 1/2012, in sostituzione dell’originario riferimento alla “identità”, il quale aveva dato luogo ad interpretazioni restrittive, rischiando di limitare sensibilmente la possibilità di formazione di una classe, in contraddizione alla ratio legis dell’azione di classe (sul punto, anche per ulteriori riferimenti, cfr. S. Boccagna, Art. 140-bis, commi 6-9, in La nuova class action a tutela dei consumatori e degli utenti, a cura di E. Cesaro, F. Bocchini, Padova, 2012, 165). La giurisprudenza ha colto in tale innovazione l’intento di favorire l’ammissibilità delle azioni di classe in relazione alle finalità “di accrescere la fiducia dei consumatori e degli utenti nel funzionamento del mercato e, per converso, di consentire agli imprenditori una valutazione generalizzata dei danni da risarcire, [nonché] di apprestare una effettiva ed efficace tutela di situazioni in cui la trascurabile entità del danno a fronte dei costi per ottenerne il ristoro distoglierebbe il consumatore dal far valere i propri diritti” (così App. Milano,sez. II, 3 marzo 2014, in www.altroconsumo.it; analogamente già prima della modifica operata dal d.l. n. 1/2012, ad es., App. Torino, sez. I, 23 settembre 2011, in Giur. it., 2012, 1581, con nota di A.D. De Santis). Per altro verso, la Cassazione ha osservato che gli interessi presi in considerazione dal codice del consumo, anche in forma collettiva, non sono subordinati ad alcun interesse generale, potendo essere fatti valere solo nella forma dei diritti soggettivi, e che “gli interessi diffusi (in quanto pertinenti alla sfera soggettiva di più individui in relazione alla loro qualificazione o in quanto considerati nella loro particolare dimensione) … possono essere tutelati in sede giudiziale solo in quanto il legislatore attribuisca ad un ente esponenziale la tutela degli interessi dei singoli componenti una collettività, che così appunto assurgono al rango di interessi ‘collettivi’” (così Cass. civ., S.U., 28 marzo 2006, n. 7036, in Corr. giur., 2006, 785 ss., con nota di A. Di Majo) il che però non sembra sia avvenuto nell’ambito della disciplina dell’azione di classe. In proposito la dottrina ha osservato – sin dalla prima versione della normativa, introdotta dalla l. n. 244/2007– che il legislatore ha inteso superare i problemi connessi alla definizione degli interessi collettivi e diffusi, con l’obiettivo d’introdurre – accanto alla possibilità di una tutela individuale – una nuova modalità di tutela restitutoria e risarcitoria che preveda il coinvolgimento di una pluralità di consumatori ed utenti (A. Carratta, L’azione collettiva risarcitoria e restitutoria: presupposti ed effetti, in Studi in onore di V. Colesanti, I, Napoli, 2009, 223 s.). In questo quadro rivestono un particolare rilievo gli aspetti (processuali) riguardanti la legittimazione ad agire, la decisione sull’ammissibilità della domanda e l’adesione degli altri componenti della classe; mentre non è chiaro quali conseguenze abbia determinato la possibilità di tutelare anche gli interessi collettivi, reintrodotta dal d.l. n. 1/ 2012 (Giussani A., L’azione di classe: aspetti processuali, in Riv. trim. dir. proc. civ., 2013, 343; R. Donzelli, Azione di classe risarcitoria, in Diritto on line-Treccani, 2014, § 2.3).

 

Legittimazione ad agire

L’azione di classe di cui all’art. 140-bis Cod. Cons. può essere esercitata dal consumatore, come definito dall’art. 3 dello stesso codice, ossia una persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta, in assenza di un’espressa deroga sul punto (Trib. Milano, sez. VIII, 13 marzo 2012, in Foro it., 2012, I, 1909). I consumatori e gli utenti, ai quali spetta la legittimazione attiva a proporre l’azione di classe, possono agire di propria iniziativa, con l’assistenza di un avvocato o dando mandato a un’associazione di consumatori o di utenti (Trib. Roma, sez. II, 2 maggio 2013, in www.sviluppoeconomico.gov.it). Si è, però, osservato che la contestazione della qualità di consumatore – necessaria per esperire l’azione di classe – non attiene alla legittimazione ad agire del proponente, bensì alla titolarità del diritto dedotto in giudizio (App. Milano, 3 maggio 2011, in Foro it., 2011, I, 3423) ed, in effetti, ai fini della sussistenza della legittimazione ad agire può ritenersi sufficiente l’affermazione della suddetta qualità di consumatore o utente.

Le associazioni dei consumatori e, più in generale, gli enti rappresentativi degli interessi dei consumatori non possono esercitare l’azione di classe autonomamente, distaccandosi recisamente dal diverso modello tedesco della Verbandsklage. Una delle questioni che si sono maggiormente imposte all’attenzione di dottrina e giurisprudenza attiene all’interpretazione della locuzione secondo cui ciascun componente della classe può esercitare l’azione “mediante associazioni cui dà mandato o comitati cui partecipa” (art. 140-bis, comma 1, Cod. Cons.). In particolare ci si chiede se all’associazione debba essere conferito o meno il potere di rappresentanza sostanziale e processuale ai sensi dell’art. 77 c.p.c. Nel senso dell’irriducibilità del rapporto di mandato di cui all’art. 140-bis, comma 1,Cod. Cons. tra consumatore o utente ed associazione alla fattispecie dell’art. 77 c.p.c. si è pronunciata App. Torino, sez. I, 23 settembre 2011, cit. A far prevalere l’interpretazione nel senso della deroga alla disciplina dell’art. 77 c.p.c. risulta determinante, in particolare, il riferimento alla ratio legis volta a rendere effettiva ed efficace la tutela di situazioni di contrarietà all’ordinamento di carattere generalizzato, complessivamente anche gravi, pur se individualmente di scarso rilievo economico (App. Torino, sez. I, 23 settembre 2011, cit.). In dottrina, nel senso che il mandato all’associazione di cui all’art. 140-bis Cod. Cons. vada ricondotto alla nozione di c.d. rappresentanza tecnica, escludendo la riferibilità all’art. 77 c.p.c. cfr. C. Consolo-B. Zuffi, L’azione di classe ex art. 140-bis cod. cons., Padova, 2012, 120 ss. Inoltre, escludono l’applicabilità dell’art. 77 c.p.c. in materia P. Fiorio, L’azione di classe nel nuovo art. 140 bis e gli obiettivi di deterrenza e di accesso alla giustizia dei consumatori, in I diritti dei consumatori e la nuova class action, a cura di P.G. Demarchi, Bologna, 2010, 496 ss.; A.D. De Santis, L’azione di classe a tutela dei consumatori, in L’azione di classe a tutela dei consumatori, a cura di G. Chiné- G. Miccolis, Roma, 2010, 145, nota 69; E. Marinucci, Il difficile decollo dell’azione di classe, in Corr. giur., 2011, 1114 ss. Nel senso dell’applicabilità dell’art. 77 c.p.c., invece, Trib. Torino, sez. I, 28.4.2011, in Nuovo not. giur., 2011, 109; Trib. Torino, sez. I, 7.4.2011, in Giur. merito, 2012, 367, con nota di P. Fiorio). Al contempo, una parte della giurisprudenza riconosce nella disciplina del mandato conferito all’associazione dei consumatori un’ipotesi di sostituzione processuale ai sensi dell’art. 81 c.p.c. (Trib. Roma, 11 aprile 2011, in Foro it., 2011, I, 3424).

Riguardo all’associazione cui è dato mandato o ai comitati cui il componente alla classe partecipa non è richiesto alcuno specifico requisito formale, essendo rimessa al vaglio del giudice solo la sussistenza di un conflitto d’interessi con il consumatore e/o con la classe, nonché l’idoneità a “curare adeguatamente gli interessi della classe” (art. 140-bis, comma 6, Cod. Cons.). In relazione a quest’ultima valutazione assume rilievo la considerazione secondo cui per agire con l’azione di classe sono necessarie risorse economiche ed organizzative maggiori di quelle necessarie per la tutela individuale; proprio a tal fine l’art. 140-bis, comma 1, Cod. Cons. prevede la possibilità di conferire mandato alle associazioni dei consumatori, le quali appunto hanno una struttura e risorse economiche adeguate alla cura degli interessi di classe (Trib. Torino, sez. I, 28 aprile 2011, cit.). Tale valutazione può essere compiuta anche facendo riferimento all’iscrizione nell’apposito elenco delle associazioni dei consumatori tenuto presso il Ministero dello sviluppo economico (App. Napoli, 29 giugno 2012, in Foro it., 2013, I, 342; Trib. Napoli, 9 novembre 2012, in Foro it., 2012, I, 1909; Trib. Napoli, sez. II, 16 novembre 2011, in Resp. civ. e prev., 2012, 1626).

L’autonoma possibilità di esercizio dell’azione ex art. 140-bis Cod. Cons., riconosciuta a ciascun consumatore o utente componente la classe, può dar luogo alla contestuale proposizione di una pluralità di domande fondate sui medesimi fatti e riferite alla medesima classe, nonché all’instaurazione di una pluralità di procedimenti sulla loro ammissibilità. Ciò è implicitamente (ma chiaramente) confermato dal disposto dell’art. 140-bis, comma 14, Cod. Cons. nella parte in cui esclude la proponibilità di “ulteriori azioni di classe per i medesimi fatti e nei confronti della stessa impresa” solo dopo la scadenza del termine per l’adesione fissato nell’ordinanza che ammette l’azione. Le domande proposte avanti lo stesso giudice entro tale termine sono, però, riunite d’ufficio. In caso contrario, il giudice successivamente adito deve provvedere alla cancellazione della causa dal ruolo, assegnando un termine perentorio non superiore a sessanta giorni per la riassunzione e la prosecuzione del giudizio avanti al giudice adito per primo (art. 140-bis, comma 14, ult. cpv., Cod. Cons.). Anche dopo la scadenza del termine di adesione sono, inoltre, ammesse azioni individuali dei soggetti non aderenti all’azione collettiva (art. 140-bis, comma 14, Cod. Cons.).

Diritti tutelabili

L’espressione “diritti contrattuali” – suscettibili di essere fatti valere da una pluralità di consumatori o utenti nei confronti della stessa impresa – potrebbe essere intesa in senso ampio, ricollegandosi a qualunque forma di tutela spettante in relazione ad un contratto. Tuttavia, la giurisprudenza ha sin qui inteso applicare restrittivamente la disposizione in discorso, ritenendo che l’azione di classe possa avere solo natura risarcitoria o restitutoria e non di mero accertamento e che, pertanto, debba essere esclusa la possibilità di agire per la declaratoria della nullità di clausole contrattuali (App. Torino, sez. I, 27 ottobre2010, in Foro it., 2010, I, 3530).

Non possono essere qualificati come “diritti contrattuali” ai fini della tutelabilità con l’azione di classe quelli riferiti al c.d. contratto sociale intercorrente tra gli obbligati al pagamento della tariffa d’igiene ambientale e la società che svolge attività di pulizia e sgombero delle strade comunali, dovendo tale locuzione essere interpretata in senso stretto, in relazione alla sussistenza di un vero e proprio rapporto contrattuale con i consumatori o gli utenti (App. Firenze, 27 dicembre 2011, in Foro it., 2012, I, 1908; Trib. Firenze, sez. II, 15 luglio 2011, in Foro it., I, 1910).

In giurisprudenza si è osservato come i diritti tutelabili ai sensi dell’art. 140-bis Cod. Cons. siano ipotesi tassative, in quanto consentono la sostituzione nell’esercizio dell’azione individuale del singolo danneggiato ai sensi dell’art. 81 c.p.c. Pertanto, non sarebbero ammissibili le azioni di classe aventi ad oggetto diritti al risarcimento del danno non patrimoniale ad es., nell’accezione di danno biologico, esistenziale e morale (Trib. Roma, 11 aprile 2011, cit.). L’azione risarcitoria nei confronti del produttore, anche in assenza di un rapporto contrattuale, deve essere intesa in senso stretto; quindi, è inammissibile l’azione proposta nei confronti del distributore (Trib. Milano, sez. VIII, 20 dicembre 2010, in Foro it., 2011, I, 617).

Si presenta ancora – per certi versi – aperta la questione se l’omogeneità dei diritti tutelabili con l’azione di classe richieda, oltre l’identità dei fatti riferibili all’an della pretesa risarcitoria, anche quella riguardante il quantum (in tal senso, Trib. Milano, sez. X, 8 novembre 2013, in Giur. it., 2014, 603, con nota di A. Giussani; Trib. Napoli, sez. XII, 18.2.2013, in Resp. civ. e prev. 2013, 1612, in un obiter dictum). In proposito, però, l’indirizzo maggioritario è nel senso che l’ammissibilità dell’azione di classe debba essere “verificata in relazione al petitum (da intendere come oggetto di tutela e quindi di pronuncia richiesta: non già di entità del danno eventualmente subito…, siccome mera circostanza ininfluente sull’identità, nel senso detto, dei diritti azionati) ed alla causa petendi (quale ragione giuridica a fondamento degli stessi)” (così, già in relazione alla disciplina previgente alla riforma del 2012, App. Torino, sez. I, 23 settembre 2011, cit.; Trib. Napoli, sez. II, 9 dicembre 2011, in Foro it., 2012, I, 1909; Trib. Roma, 25 marzo 2011, in Foro it., 2011, I, 1889; analogamente, di recente, in relazione alla nuova formulazione dell’art. 140-bis Cod. Cons., App. Milano, sez. II, 3 marzo 2014, cit.; nel senso dell’orientamento prevalente in giurisprudenza, A. Giussani, L’azione di classe: aspetti processuali, cit., 343; R. Donzelli, Azione di classe risarcitoria, cit., § 2.2). Inoltre, nell’ambito dell’azione di classe finalizzata ad ottenere il risarcimento del danno cagionato da una pratica commerciale scorretta il giudice deve accertare il carattere plurioffensivo della condotta della suddetta impresa e la natura omogenea dei diritti fatti valere, senza tener conto delle ragioni individuali che hanno determinato l’acquisto del prodotto (App. Milano, 26 agosto 2013, in Foro it., 2013, I, 3326). La dottrina è divisa in ordine al rilievo della proposizione di eccezioni personali riferite ai diversi componenti della classe: nel senso che tali eccezioni escludano l’omogeneità S. Menchini - A. Motto, L’azione di classe dell’art. 140-bis c. cons., in Nuove leggi civ. com., 2010, 1421; in senso contrario, A. Giussani, L’azione di classe, cit., 344). Più in generale, parte di dottrina e giurisprudenza affida la tutelabilità dei diritti con l’azione di classe spettanti a una pluralità di soggetti al criterio della prevalenza delle questioni di fatto o di diritto comuni (M. Taruffo, La tutela collettiva nell’ordinamento italiano: lineamenti generali, in Riv. trim. dir. proc. civ., 2011, 115; R. Poli, La natura e l’oggetto dell’azione di classe, in Riv. dir. proc., 2012, 40 s.; analogamente App. Roma, 27 gennaio 2012, in Foro it., 2012, I, 1908), ovvero alla condizione minima che la “parte comune” dei diritti individuali dei componenti della classe copra le questioni di fatto e di diritto sulla base della quale accertare la responsabilità dell’impresa (R. Donzelli, Azione di classe risarcitoria, cit., § 2.2).

 

Competenza e composizione del giudice. Forma della domanda

L’azione di classe deve essere proposta davanti al tribunale che ha sede nel capoluogo della regione in cui ha sede l’impresa, ma per la Valle d’Aosta è competente il Tribunale di Torino, per il Trentino-Alto Adige e il Friuli-Venezia Giulia è competente il Tribunale di Venezia, per le Marche, l’Umbria, l’Abruzzo e il Molise è competente il Tribunale di Roma e per la Basilicata e la Calabria è competente il Tribunale di Napoli. La causa è trattata dal tribunale in composizione collegiale (art. 140-bis, comma 4, Cod. Cons.): la formula induce a pensare che in ogni fase del procedimento il tribunale deve avere appunto composizione collegiale (C. Punzi, L’ “azione di classe” a tutela dei consumatori e degli utenti, in Riv. dir. proc., 2010, 261). La domanda si propone con citazione, da notificare – oltre al convenuto – all’ufficio del pubblico ministero presso il tribunale adito, che può intervenire limitatamente al giudizio di ammissibilità (art. 140, comma 5, Cod. Cons.).

Ammissibilità della domanda

Ai sensi dell’art. 140-bis, comma 6, Cod. Cons., nella prima fase del procedimento instaurato con l’azione di classe il tribunale decide con ordinanza, all’esito della prima udienza, sull’ammissibilità della domanda. Come si è già accennato, la domanda è dichiarata inammissibile quando è manifestamente infondata, ovvero quando il giudice non ravvisi l’omogeneità dei diritti individuali tutelabili in via collettiva, nonché quando il proponente non appare in grado di curare adeguatamente l’interesse della classe.

Per una parte della giurisprudenza l’accertamento sull’esistenza o meno di un danno risarcibile in capo all’attore – compiuto, in seguito a una delibazione sommaria, ai fini dell’ammissibilità dell’azione –riguarda la manifesta infondatezza o meno della domanda di risarcimento e non la carenza d’interesse ad agire (App. Torino, sez. I, 27 ottobre  2010, cit.). Secondo una diversa ricostruzione, però, l’individuo che rivesta la qualità di consumatore è legittimato a proporre un’azione di classe, ma la mancanza di una concreta e attuale lesione del proprio diritto determina l’inammissibilità per carenza di interesse ad agire, la cui eventuale sussistenza in capo ad altri consumatori, ipoteticamente titolari di un diritto omogeneo a quello dell’attore, è irrilevante: App. Milano, 3 maggio 2011, cit.; Trib. Torino, 4 giugno 2010, in Banca borsa tit. cred., 2010, II, 610; analogamente, E. Zuffi, La Corte d’Appello di Torino riconosce all’azione di classe ex art. 140-biscod. cons. esclusiva funzione condannatoria, respingendo i dubbi di costituzionalità avanzati in merito al c.d. “filtro”, Corr. giur., 2011, 529 s., secondo la quale il vaglio di ammissibilità riguarda la sussistenza delle condizioni dell’azione di classe e consiste, in particolare, nella verifica circa la sussistenza dell’affermazione, da parte del class representative, di un illecito avente i caratteri prescritti dalla suddetta disposizione, precisando, inoltre, che tale vaglio riguardi la legittimazione (e non l’interesse) ad agire. Per altro verso, secondo l’orientamento maggioritario in dottrina il giudizio di non manifesta fondatezza è volto ad evitare iniziative palesemente abusive e pretestuose, escludendo la necessità che il giudice si formi un convincimento sulla verosimiglianza delle allegazioni dell’attore (R. Donzelli, Azione di classe risarcitoria, cit., § 4; in senso contrario, però, App. Napoli, 29 giugno 2012, cit.; Trib. Roma, 27 aprile 2012, in Nuova giur. civ. comm., 2012, I, 903).

Pur in assenza di un espresso richiamo alle norme che disciplinano il processo ordinario di cognizione, nella prima udienza finalizzata alla decisione sull’ammissibilità della domanda il giudice può concedere termini per il deposito di memorie scritte limitate alla precisazione delle conclusioni già formulate (App. Milano, 3 maggio 2011, cit.; Trib. Milano, sez. VIII, 20 dicembre 2010, cit.).

Nel caso in cui sia in corso un’istruttoria avanti un’autorità indipendente, ovvero un giudizio davanti a un giudice amministrativo sui fatti rilevanti per la decisione sull’ammissibilità dell’azione di classe il procedimento deve essere sospeso (all’art. 140-bis, comma 6, Cod. Cons.). Tale disposizione stabilisce espressamente un’ipotesi di pregiudizialità amministrativa in relazione alle domande risarcitorie proposte da consumatori ed utenti con l’azione di classe per i danni conseguenti a pratiche commerciali scorrette e comportamenti anticoncorrenziali. A seguito dell’introduzione dell’art. 27, comma 1-bis, Cod. Cons., da parte del d.lgs. 21 febbraio 2014, n. 21, riguardo alle pratiche commerciali scorrette, anche nei settori regolati, il richiamo alle autorità indipendenti di cui all’art. 140-bis, comma 6, Cod. Cons. deve intendersi esclusivamente riferito all’Autorità garante della concorrenza e del mercato.

L’ordinanza che decide sull’ammissibilità o meno della domanda è reclamabile davanti alla corte d’appello nel termine perentorio di trenta giorni dalla sua comunicazione o notificazione se anteriore. Su tale reclamo si decide con ordinanza in camera di consiglio non oltre quaranta giorni dal deposito del ricorso (art. 140-bis, comma 7, Cod. Cons.). Ove venga accolto il reclamo, revocando l’ordinanza d’inammissibilità e dichiarando l’ammissibilità dell’azione, la corte d’appello deve rimettere le parti davanti al tribunale perché si svolga la fase di merito (App. Torino, sez. I, 23 settembre 2011, cit.). Il reclamo dell’ordinanza di ammissione non sospende la fase di merito pendente avanti il tribunale (art. 140-bis, comma 7, Cod. Cons.).

L’ordinanza che dichiara l’inammissibilità della domanda si pronuncia sulle spese a norma dell’art. 96 c.p.c., ordinando la più opportuna pubblicità a spese e cura del soccombente (art. 140-bis, comma 8, Cod. Cons.).

Il provvedimento che dichiara l’inammissibilità dell’azione di classe non ha natura decisoria e non può essere impugnato con ricorso straordinario per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost., salvo che per il capo che pronuncia sulle spese e sulla pubblicità (Cass., sez. I, 14 giugno 2012, n. 9772, in Riv. dir. proc., 2013, 191, con nota adesiva di S. Boccagna). L’ordinanza di ammissione dell’azione di classe è revocabile e modificabile e non preclude il riesame dei presupposti e delle condizioni di ammissibilità dell’azione da parte del giudice della fase di merito (App. Milano, 26 agosto 2013, cit.).

 

Adesioni degli altri componenti della classe

La disciplina dell’azione di classe è informata al c.d. principio dello “opt-in”, secondo cui gli aderenti alla classe devono essere chiaramente identificati e partecipano al procedimento solo se manifestano espressamente la propria volontà in tal senso. In base alla risoluzione del Parlamento europeo del 2 febbraio 2012 “Verso un approccio europeo coerente in materia di ricorsi collettivi”, tale principio deve informare anche l’approccio europeo al “ricorso collettivo”.

A norma dell’art. 140-bis, comma 9, Cod. Cons. con l’ordinanza che ammette l’azione di classe il giudice fissa modalità e termini della più opportuna pubblicità ai fini della tempestiva adesione degli appartenenti alla classe. L’esecuzione della pubblicità è condizione di procedibilità della domanda. Una copia dell’ordinanza deve essere trasmessa, a cura della cancelleria, al Ministero dello sviluppo economico, affinché provveda ad ulteriori forme di pubblicità, anche a mezzo del proprio sito internet.

Con tale ordinanza il giudice:

a) definisce i caratteri dei diritti individuali oggetto del giudizio, specificando i criteri in base ai quali i soggetti che chiedono di aderire sono inclusi o meno nella classe;

b) fissa il termine perentorio, non superiore a centoventi giorni dalla scadenza di quello per l’esecuzione della pubblicità, entro cui devono essere depositati gli atti di adesione.

L’atto di adesione è necessario, come si è accennato, per avvalersi della tutela richiesta con l’azione di classe. Per tale atto non è richiesto il ministero del difensore (art. 140-bis, comma 3, Cod. Cons.) e devono essere depositati, anche per il tramite dell’attore, in cancelleria (art. 140-bis, comma 9, lett. b), Cod. Cons.) e non dà luogo all’acquisto della qualità di parte processuale (C. Consolo, Come cambia, rivelando ormai a tutti e in pieno il suo volto, l’art. 140-bis e la class action consumeristica, in Corr. giur., 2009, 1300; R. Donzelli, Azione di classe risarcitoria, cit., § 3.2; App. Torino, 27 ottobre 2010, in Foro it., 2010, I, 3530; Trib. Milano, sez. VIII, 13 marzo 2012, cit., secondo la quale, però, gli aderenti sarebbero soggetti alla condanna alle spese; Trib. Torino, sez. I, 15.6.2012, in www.sviluppoeconomico.gov.it; Trib. Torino, 27 maggio 2010, in Nuova giur. civ. comm., 2010, I, 896; in senso parzialmente diverso A. Giussani, L’azione di classe, cit., 354 s., secondo il quale l’aderente potrebbe costituirsi e proporre un’autonoma impugnazione; Trib. Napoli, sez. XII, 18 febbraio 2013, cit.). Secondo Trib. Torino, sez. I, 15.6.2012, cit.  la sottoscrizione dell’atto di adesione deve essere autenticata nelle forme e a cura dei soggetti previsti dal d.P.R. 28 dicembre 2000 n. 445, mentre deve essere esclusa l’autentica a cura del difensore, prevista solo nell’ambito di un rapporto processuale in senso stretto. L’adesione comporta la rinuncia a far valere in via individuale qualsiasi pretesa fondata sul medesimo titolo (art. 140-bis, comma 3, Cod. Cons.). Tuttavia, a norma dell’art. 140-bis, comma 15, Cod. Cons. i diritti dei componenti della classe che abbiano prestato adesione sono fatti salvi in caso di rinuncia e di transazione intervenuta tra le parti del procedimento instaurato con l’azione di classe, a meno che abbiano espressamente consentito ad aderire anche a tali atti ablativi e/o dispositivi. Analoga disposizione si applica in caso di cancellazione della causa dal ruolo e di definizione anticipata del procedimento.

Gli aderenti non beneficiano degli effetti sospensivi ed interruttivi della prescrizione che si producono con la notifica della domanda, giacché tali effetti si producono per gli aderenti al momento del deposito in cancelleria dell’atto di adesione (art. 140-bis, comma 3, Cod. Cons.).

Fase di merito

L’ordinanza di ammissione deve determinare “il corso della procedura assicurando la sollecita gestione del processo” (art. 140-bis, comma 11, Cod. Cons.). Più precisamente, il giudice deve provvedere con l’ordinanza di ammissione o successiva ordinanza, revocabile e modificabile, regolando l’attività di allegazione, le produzioni documentali e le deduzioni istruttorie, nonché l’istruzione probatoria e ogni altra questione di rito, omettendo ogni formalità non necessaria al rispetto del contraddittorio. Inoltre, il giudice può ordinare alle parti le forme di pubblicità ritenute necessarie a tutela degli aderenti. Per altro verso, è escluso l’intervento di terzo ai sensi dell’art. 105 c.p.c. (art. 140-bis, comma 10, Cod. Cons.). Secondo una parte della dottrina, tuttavia, tale disposizione deve essere interpretata restrittivamente, essendo possibile un cumulo soggettivo in base alle regole generali, con prevalenza del rito ordinario ai sensi dell’art. 40 c.p.c. (A. Giussani, L’azione di classe, cit., 353).

In base all’art. 140-bis, comma 12, Cod. Cons., ove venga accolta la domanda il giudice pronuncia sentenza di condanna, liquidando le somme dovute anche ai sensi dell’art. 1226 c.c. a coloro che hanno aderito all’azione, ovvero stabilendo i criteri omogenei per la liquidazione di dette somme. Il d.l. n. 1 del 2012ha previsto una specifica fase del giudizio instaurato con l’azione di classe, volto alla liquidazione delle somme dovute ai danneggiati. In tale fase è previsto, che il giudice assegni alle parti un termine, non superiore a novanta giorni, per addivenire ad un accordo sulla liquidazione (art. 140-bis, comma 12, Cod. Cons.).

Il tribunale, inoltre, deve tenere conto di quanto stabilito dalla rispettiva carta dei servizi a favore degli eventuali danneggiati, ove pronunci una sentenza di condanna nei confronti di gestori dei servizi pubblici o di pubblica utilità. La sentenza di condanna diviene esecutiva, trascorsi centottanta giorni dalla pubblicazione. I pagamenti delle somme effettuati in tale periodo sono esenti da diritti ed incrementi, anche in relazione agli accessori di legge, maturati dopo la pubblicazione. In giurisprudenza si è affermato che nella fase di merito non devono essere affrontate le questioni inerenti la regolarità e il contenuto delle adesioni, giacché gli aderenti non assumono la qualità di parte processuale: tali questioni dovrebbero essere affrontate solo in sede di esecuzione del provvedimento (Trib. Torino, sez. I, 15 giugno 2012, cit.).

La sentenza è appellabile davanti alla corte d’appello e la relativa efficacia può essere sospesa ai sensi dell’art. 283 c.p.c., tenendo conto altresì dell’entità complessiva della somma gravante sul debitore, del numero dei creditori, nonché delle difficoltà di ripetizione in caso di accoglimento dell’impugnazione. In tale ipotesi, la corte d’appello può disporre il deposito dell’intera somma liquidata nella sentenza impugnata, nelle forme ritenute più opportune, fino al suo passaggio in giudicato (art. 140-bis, comma 13, Cod. Cons.).

La sentenza pronunciata a fronte della proposizione di un’azione di classe è idonea all’efficacia di giudicato ai sensi dell’art. 2909 c.c., facendo stato anche nei confronti degli aderenti (art. 140-bis, comma 14, Cod. Cons.).

Casistica

I consumatori acquirenti di un pacchetto turistico “tutto compreso” hanno visto il riconoscimento del diritto al risarcimento del danno da vacanza rovinata (Trib. Napoli, sez. XII, 18 febbraio 2013, cit.).

Non può considerarsi manifestamente infondata l’azione di classe in cui si prospetti la risoluzione di questioni di diritto che implicano l’interpretazione di dati normativi, anche recenti, su cui non vi sono precedenti giurisprudenziali o contrastanti letture ermeneutiche sia in dottrina, sia in giurisprudenza: nella specie, le questioni dedotte riguardavano la legittimità di commissioni unilateralmente introdotte da una banca per disciplinare i rapporti di conto corrente (App. Napoli, 29 giugno 2012, cit.).

È ammissibile l’azione di classe ex art. 140-bis Cod. Cons. proposta nei confronti della società distributrice in Italia di un prodotto farmaceutico, per la tutela dei diritti violati dall’adozione di una pratica commerciale scorretta, tale da ingannare i consumatori, inducendoli all’acquisto del prodotto medesimo (Trib. Milano, sez. VIII, 20 dicembre 2010, cit.). Inoltre, il consumatore, rappresentato da un’associazione, ha ottenuto la condanna alla restituzione del corrispettivo pagato per il test influenzale pubblicizzato in modo ingannevole dalla società distributrice (App. Milano, sez. II, 26 agosto 2013, cit.).

Si deve ritenere ammissibile l’azione di classe volta ad ottenere il riconoscimento dell’illegittimità della commissione “mancanza fondi” inserita dall’istituto di credito nei contratti di conto corrente, clausola che prevede un versamento, a carico del cliente, con periodicità trimestrale, per l’ipotesi in cui il conto corrente, non affidato, presenti un’esposizione debitoria (Trib. Napoli, sez. II, 16 novembre 2011, cit.).

E’ ammissibile l’azione di classe avente ad oggetto il diritto al risarcimento del danno cagionato dall’introduzione di un nuovo software di organizzazione dei turni di lavoro del personale dipendente, senza adeguata sperimentazione, causando disservizi su tutte le tratte gestite da un’impresa di trasporto, consistiti in ritardi, soppressioni di corse, necessità di trasbordi da un convoglio all’altro, sovraffollamento di vagoni, modifica degli itinerari e assenza d’informazioni (App. Milano, sez. II, 3 marzo 2014, cit.).

Diritto transitorio

A norma dell’art. 49, comma 2, l. n. 99/2009 l’art. 140-bis Cod. Cons., come sostituito dalla stessa legge, si applica agli illeciti compiuti successivamente alla data della sua entrata in vigore (15 agosto 2009). In particolare, rientrano ratione temporis nell’ambito applicativo dell’azione di classe i diritti contrattuali dei consumatori che si sostanzino in pretese restitutorie il cui fatto genetico (nella specie, l’addebito in conto corrente di commissioni pretese in forza di clausole che si affermano illegittime) si colloca dopo il 15 agosto 2009 (App. Napoli, 29 giugno 2012, cit.; Trib. Roma, 25 marzo 2011, cit.). L’azione di classe è applicabile rispetto a condotte che, costituendo un potenziale illecito permanente, hanno avuto inizio prima del 15 agosto 2009 e sono proseguite anche successivamente (Trib. Napoli, 11 aprile 2011, cit.). Invece, l’applicazione da parte di un istituto di credito della c.d. commissione di scoperto di conto è stata qualificata come un illecito di tipo istantaneo (App. Torino, sez. I, 23 settembre 2011, cit.).

Una parte della giurisprudenza nega tout court carattere interpretativo alle modifiche apportate dall’art. 6 d.l. n. 1/2012 n. 1, conv., con modificazioni, in l. n. 27/2012, escludendo, pertanto, la loro applicabilità retroattiva: cfr. App. Roma, 27 gennaio 2012, cit., secondo cui è inammissibile, per mancanza del requisito dell'identità dei diritti individuali da tutelare, l’azione di classe promossa prima dell’entrata in vigore delle modifiche al testo dell’art. 140-bis Cod. Cons. apportate dal d.l. n. 1/2012 n. 1 nei confronti di un’impresa che produce e distribuisce sigarette onde ottenere il risarcimento dei danni cagionati ai fumatori.

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