Bussola

Danni causati dalla fauna selvatica

Sommario

Nozione | Legittimazione passiva | Giurisdizione | Danni cagionati dallo scontro tra animali e veicoli | Onere della prova | Danni all’agricoltura | Casistica |

 

Secondo la prevalente giurisprudenza i danni cagionati da animali selvatici vanno esclusi dall’ambito di applicazione dell’art. 2052 c.c., dovendo essere ricondotti, in assenza di specifiche disposizioni, all’art. 2043 c.c., con conseguente onere in capo al danneggiato di dimostrare, oltre al nesso di causalità e all'evento dannoso, il comportamento colposo attivo o omissivo ascrivibile all'ente pubblico (Cass. civ., 6 ottobre 2010, n. 20758; Cass. civ., 20 maggio 2010, n. 12437; Cass. civ., 4 marzo 2010, n. 5202; Cass. civ., 20 novembre 2009, n. 24547). La norma fondamentale in materia è costituita dalla l. n. 157/1992, il cui art. 1 ha previsto che «la fauna selvatica italiana costituisce patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale». Con questa disposizione la fauna selvatica è passata dal regime delle res nullius a patrimonio dello Stato, che risulta quindi proprietario in senso tecnico della stessa, essendo questa stata inclusa tra i beni patrimoniali indisponibili di cui all’art. 826 comma 2 c.c. A seguito dell’entrata in vigore della legge quadro sulla caccia (l. 27 dicembre 1977 n. 968) la dottrina maggioritaria ha sostenuto l’applicabilità della responsabilità di cui all’art. 2052 c.c. in capo alla P.A. per gli incidenti s...

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