Bussola

Danno morale

16 Aprile 2014 |

Sommario

Nozione | Elemento oggettivo | Elemento soggettivo | Nesso di causalità | Onere della prova | Aspetti medico-legali | Criteri di liquidazione | Aspetti processuali: le parti e il giudice | Profili penalistici | Casistica |

 

La nozione di danno morale si ricava dall’elaborazione interpretativa dell’art. 2059 c.c., nella parte in cui condiziona la risarcibilità dei danni non patrimoniali ad un’espressa previsione di legge.  In particolare, essa ebbe il ruolo di consentire, in continuità con la previsione dell’art. 185 c.p., una, sia pur limitata, risarcibilità dei danni non patrimoniali, sia pure al prezzo di limitarla all’ipotesi in cui questi ultimi erano stati determinati da reato. Tale impostazione restrittiva è stata rimeditata dalla giurisprudenza fin dalla fine del secolo scorso, sicché, da unica componente non patrimoniale del danno, esso è oggi solo una delle conseguenze pregiudizievoli della condotta illecita altrui nella sfera giuridica areddituale del soggetto leso. Il danno in esame è stato individuato, almeno fino all’elaborazione del danno non patrimoniale complessivamente inteso, come danno morale soggettivo e, cioè, come sofferenza o patimento o patema d’animo contingente, transeunte turbamento dell’animo (Cass., S.U., 11 novembre 2008, n. 26972). Il danno morale è, così, ogni sofferenza che il danneggiato patisce in dipendenza del fatto illecito altrui, diversa dal dolore direttamente indotto dalla fisica menomazione o dalle limitazioni anatomo-funzionali permanenti che dal primo ...

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