Bussola

Danno tanatologico

25 Marzo 2014 |

Sommario

Premessa | Nozione e distinzioni | La risarcibilità iure successionis del danno tanatologico | Il contrasto giurisprudenziale tra Cass. civ., 1361/2014 e l’ordinanza di remissione alle Sezioni Unite n. 5056/2014 | La sentenza della Cassazione Sezioni Unite n. 15350/2015 | Conclusioni | Guida all'approfondimento |

 

Il risarcimento del danno (v. Danno emergente e lucro cessante, in Ri.Da.Re.) è la risposta che il diritto civile appronta nel caso di violazione di obblighi gravanti sui consociati, imponendo al responsabile un’obbligazione pecuniaria o di facere ex art. 2058 c.c. Essa, in considerazione della violazione, può essere contrattuale o extracontrattuale e secondo le elaborazioni più recenti derivare anche dal “contatto sociale” (v. Responsabilità da contatto sociale, in Ri.da.Re.). Le norme sul risarcimento del danno, essenzialmente comuni ai due tipi di responsabilità in virtù del richiamo agli artt. 1223, 1226 e 1227 c.c. contenuto all’art. 2056 c.c., costituiscono chiaro indice della volontà del legislatore del 1942, conforme agli esiti dottrinali, di attribuire al risarcimento del danno funzione prevalentemente riparatoria (a differenza ad esempio del sistema svizzero che consente di commisurare l’entità del danno all’intensità dell’elemento soggettivo dell’illecito) degli aspetti reddituali dei consociati, unici riconosciuti dalla sensibilità dell’epoca. L’art. 2059 c.c. nella lettura originaria conferma tale impostazione, consentendo il risarcimento dei danni non patrimoniali soltanto in ipotesi eccezionali ravvisate, appunto, in fatti dannosi integranti reato (art. 185 c.p....

Leggi dopo

Esplora i contenuti più recenti su questo argomento

Multimedia

Multimedia

Su Danno biologico terminale

Il danno terminale da morte
di Maurizio Hazan

Vedi tutti »