Bussola

Lealtà e probità nel processo

Sommario

Nozione | Oggetto | Responsabilità, conseguenze e sanzioni della trasgressione | Responsabilità disciplinare | Casistica |

 

Tra i doveri delle parti e dei difensori (capo III, titolo II del codice di procedura civile) è l’art. 88 c.p.c., che impone alle parti e ai difensori “il dovere di comportarsi in giudizio con lealtà e probità”. La ratio del principio è evidente: la norma tende ad assicurare che il processo, luogo di risoluzione dei conflitti tra le parti, sia svolto nel rispetto non solo delle specifiche regole espresse (prima di tutte il contraddittorio), ma anche della buona fede e correttezza, cioè con la lealtà e la probità dei soggetti che reclamano giustizia, per concorrere a realizzare il giusto processo. A questo fine, la correttezza e lealtà dei rapporti (il concetto di probità appare obiettivamente meno comprensibile) devono essere convintamente difese dallo stesso giudice che è arbitro della loro applicazione e deve riferirne agli organi disciplinari in caso di violazione. Piuttosto è da chiedersi perché il legislatore abbia richiamato la lealtà e la probità e non abbia invece imposto un dovere di verità. Ciò appare oltretutto singolare perché tutti i progetti preliminari al codice di procedura civile vi facevano riferimento. Infatti, ad esempio, l’art. 20, comma 1, del progetto Chiovenda prescriveva alle parti e ai loro avvocati «il dovere di non dire consapevolmente cose contrari...

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