Bussola

Responsabilità del provider

Sommario

Inquadramento | L'evoluzione del tema e la limitazione ex lege della responsabilità dei provider | I principi europei | I principi della normativa italiana | Alcune prime conclusioni interpretative | La disciplina in pratica e le prime decisioni | Il caso Google/Vividown | Il caso “Google Spain” | Le responsabilità per la gestione di una rete Wi-Fi | La CEDU e la responsabilità dei provider | La giurisprudenza italiana | Orientamenti a confronto | Casistica |

 

Nell'ordinamento giuridico italiano, il principale riferimento normativo, nel momento in cui si discute di responsabilità del provider (più formalmente: ISP, ossia Internet Service provider) con riferimento ai contenuti che transitano sulle piattaforme digitali, è il d.lg. n. 70 del 9 aprile 2003 (“Attuazione della direttiva 2000/31/CE relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell'informazione, in particolare il commercio elettronico, nel mercato interno”), che ha attuato, appunto, la Direttiva 31/2000 dell'Unione Europea. Il d.lg. n. 70/2003, si vedrà a breve, è considerato uno “spartiacque” sia dalla dottrina sia dalla giurisprudenza italiana, avendo prospettato un modo completamente nuovo d'intendere i profili di responsabilità dei soggetti che operano nella società dell'informazione. La Direttiva, conosciuta anche come “Direttiva sul commercio elettronico”, è, in realtà, un provvedimento molto più complesso e dedicato alla regolamentazione delle comunicazioni online in senso ampio e, per quel che interessa in questa sede, a taluni aspetti dei servizi della società dell'informazione. I servizi della società dell'informazione, nell'interpretazione della Direttiva, sono quei servizi prestati normalmente dietro retribuzione, a distanza, per via elettronica...

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