Medico Legale
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Valore della consulenza tecnica nei giudizi di responsabilità medica

04 Maggio 2014 | di Paolo Vinci

Responsabilità del CTU

Quando i fatti da accertare necessitano di specifiche conoscenze tecniche, il giudice può affidare al consulente non solo l’incarico di valutare i fatti accertati (consulente deducente), ma anche quello di accertare i fatti stessi (consulente percipiente); in tale ultimo caso la consulenza costituisce essa stessa fonte oggettiva di prova ed è necessario e sufficiente che la parte deduca il fatto che pone a fondamento del suo diritto e che il giudice ritenga che l’accertamento richieda specifiche cognizioni tecniche.

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L’accertamento del danno da riduzione della capacità lavorativa specifica

30 Aprile 2014 | di Redazione Scientifica

Capacità lavorativa generica e specifica

Il riconoscimento dell’invalidità permanente comporta altresì il riconoscimento del danno patrimoniale da riduzione della capacità lavorativa specifica?

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Acquisizione in CTU di altri documenti

29 Aprile 2014 | di Redazione Scientifica

Consulenza tecnica d'ufficio

È ammissibile che il C.T.U. acquisisca altri documenti non prodotti dalle parti e, in particolare, il verbale di Pronto Soccorso o la cartella clinica?

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Liquidazione del danno neonatale con criteri equitativi

11 Aprile 2014 | di Marco Moiraghi

Danno morale

Va censurata la motivazione della sentenza che, in ambito di colpa medica neonatale: a) liquidi equitativamente il danno morale del neonato e dei genitori senza tener conto della gravità del fatto, delle condizioni soggettive della persona, dell'entità della relativa sofferenza e del turbamento dello stato d'animo, b) liquidi, sempre in via equitativa, il danno patrimoniale del neonato con generico riferimento alle "chances" di lavoro utilmente spendibile in futuro. Una siffatta motivazione ha valore di mera formula di stile rendendo impossibile il controllo sull'"iter" logico seguito dal giudice di merito nelle relative quantificazioni del danno liquidato.

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Non bastano le presunzioni semplici a provare la riduzione della capacità lavorativa specifica

11 Aprile 2014 | di Marco Moiraghi

Capacità lavorativa generica e specifica

Il danno patrimoniale futuro, nel caso di fatto illecito lesivo della persona, è da valutare su base prognostica ed il danneggiato, tra le prove, può avvalersi anche delle presunzioni semplici; pertanto, provata la riduzione della capacità di lavoro specifica, se essa è di una certa entità e non rientra tra i postumi permanenti di piccola entità (cosiddette "micropermanenti", le quali non producono danno patrimoniale ma costituiscono mere componenti del danno biologico), è possibile presumersi che anche la capacità di guadagno risulti ridotta nella sua proiezione futura - non necessariamente in modo proporzionale - qualora la vittima già svolga un'attività o presumibilmente la svolgerà. L'accertamento di postumi, incidenti con una certa entità sulla capacità lavorativa specifica, non comporta l'automatico obbligo del danneggiante di risarcire il pregiudizio patrimoniale, conseguenza della riduzione della capacità di guadagno - derivante dalla ridotta capacità lavorativa specifica - e, quindi, di produzione di reddito. Detto danno patrimoniale da invalidità deve, perciò, essere accertato in concreto, attraverso la dimostrazione che il soggetto leso svolgesse o - trattandosi di persona non ancora dedita ad attività lavorativa, avrebbe presumibilmente svolto, un'attività produttiva di reddito. La liquidazione del danno, peraltro, non può essere fatta in modo automatico in base ai criteri dettati dall'art. 4 della legge 26 febbraio 1977, n. 39, norma che non comporta alcun automatismo di calcolo, ma si limita ad indicare alcuni criteri di quantificazione del danno sul presupposto della prova relativa, che comunque incombe al danneggiato e che, in presenza di specifiche allegazioni, può essere data anche in via presuntiva, purché sia certa la riduzione di capacità di lavoro specifica.

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Il danno morale tra micro e macrodanno

10 Aprile 2014 | di Giovanni Cannavò

Danno morale

L’inizio del 2014 vede la pubblicazione di due importanti sentenze sui danni non patrimoniali ed in particolare sulla controversa materia del danno morale. Entrambe sono state ampiamente commentate ed in particolare quella della Suprema Corte nazionale ha sollevato l’entusiasmo delle fitte schiere degli esistenzialisti. Non saremo certo noi ad entrare nel merito degli aspetti giuridici delle due sentenze ma vogliamo cercare di focalizzare l’attenzione sul punto di partenza: ovvero il danno biologico patito dai ricorrenti come elemento di comprensione della legittimità della richiesta.

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