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Focus su Danno tanatologico

Il danno iure hereditatis: i presupposti ed i criteri per la determinazione e quantificazione

12 Marzo 2016 | di Ludovico Berti

Danno tanatologico

La Sezioni Unite della Cassazione (Cass., Sez. Un., 22 luglio 2015, n. 15350) hanno definitivamente negato la risarcibilità del danno cd. da morte istantanea che il soggetto patisce per la perdita della vita. Ne consegue che gli eredi sono legittimati a richiedere il risarcimento del danno iure hereditatis solo se tra evento ed exitus sia trascorso un lasso di tempo durante il quale la vittima abbia coscientemente avvertito l'approssimarsi del decesso. Si tratta di un danno non patrimoniale biologico di natura temporanea e morale, per la cui determinazione un primo orientamento giurisprudenziale si riferiva al criterio meramente temporale e cioè dando rilevanza alla durata del periodo di sofferenza, mentre successive pronunce danno maggior rilevanza all'intensità della sofferenza patita, per il cui accertamento sono stati elaborati nuovi criteri, tra i quali quello serietà del danno e dell'odiosità della condotta tenuta dal responsabile.

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La sentenza Cass. S.U. n. 15350/2015: pietra tombale sul danno tanatologico e crisi della funzione nomofilattica della Cassazione

31 Luglio 2015 | di Damiano Spera

Danno tanatologico

Con la sentenza n. 15350/2015 le Sezioni Unite della Cassazione hanno negato la risarcibilità del danno da perdita della vita, c.d. "danno tanatologico". Le Sezioni Unite hanno “bocciato” la sentenza della Cassazione n. 1361 del 23 gennaio 2014 (c.d. sentenza “Scarano”), che aveva invece riconosciuto l’esistenza e la risarcibilità del danno tanatologico. Nella sentenza si confermano, invece, i principali punti di arresto delle sentenze di San Martino 2008: unitarietà del risarcimento del danno non patrimoniale, danno non patrimoniale come danno conseguenza, critica dell’autonoma categoria del “danno esistenziale”. Tuttavia le criticità del danno non patrimoniale sono imputabili anche alla profonda crisi che investe la funzione nomofilattica della Cassazione.

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S.U. 2015: prosegue la saga sul danno non patrimoniale

30 Luglio 2015 | di Marco Bona

Danno tanatologico

La decisione in commento fu assunta dalle Sezioni Unite in occasione della camera di consiglio del 17 giugno 2014. Per quali ragioni le Sezioni Unite hanno aspettato oltre un anno per il deposito delle motivazioni? Nell’attesa si era ipotizzata la seguente spiegazione: le Sezioni Unite sarebbero rimaste in stand-by in vista della pronuncia della Consulta sull’art. 139 Cod. Ass. e poi, intervenuta questa, ci avrebbero consegnato un nuovo vademecum sul danno non patrimoniale.Nulla di tutto ciò: dopo un anno è pervenuto lo scontatissimo rigetto della risarcibilità iure successionis del cd. “danno da perdita della vita”.

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Game over! Il danno da perdita della vita non è risarcibile

29 Luglio 2015 | di Maurizio Hazan

Danno tanatologico

Avvolta da un certo pathos ed accompagnata da fremiti di dubbio, l’attesa che ha preceduto la pronuncia delle Sezioni Unite è durata più a lungo di quanto, alla vigilia, si potesse immaginare. Certo, la questione che la Corte era chiamata a risolvere (attinente alla risarcibilità, o meno, del danno da perdita della vita) toccava un tema nevralgico e complesso, la cui soluzione implicava l’adesione ad opzioni ermeneutiche ed ideali di assoluto momento, sul piano etico prima ancora che strettamente logico/giuridico.

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Il danno da perdita della vita: ritorno al passato

28 Luglio 2015 | di Patrizia Ziviz

Danno tanatologico

Le aspettative coltivate dagli interpreti, con riguardo alla lungamente attesa pronuncia delle Sezioni Unite in materia di risarcibilità del danno da perdita della vita, si sono rivelate mal riposte: tale sentenza si limita a sancire la conferma del sistema perseguito dalla giurisprudenza maggioritaria, senza operare alcun chiarimento relativamente alle molte ambiguità che l’applicazione di tale orientamento comporta.

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La lucida agonia del danno tanatologico in attesa delle Sezioni Unite

09 Aprile 2015 | di Damiano Spera

Danno tanatologico

Con la sentenza n. 1361/2014 (c.d. "sentenza Scarano") la Cassazione, in consapevole contrasto con il consolidato precedente indirizzo, ha riconosciuto il risarcimento del danno da perdita della vita, c.d. "danno tanatologico". La questione è stata subito rimessa alle Sezioni Unite della Cassazione, ma da molti mesi se ne attende ancora la decisione. In questo Focus l'Autore, in primo luogo, distingue questa nuova voce di danno non patrimoniale dal danno biologico terminale e dal danno morale terminale o "catastrofale"; quindi illustra le ragioni giuridiche che, a suo giudizio, ostano al riconoscimento ed alla risarcibilità del danno tanatologico; prospetta, infine, i problemi pratici ed etici per l'allestimento di una tabella di liquidazione del danno tanatologico, ai sensi dell'art. 1226 c.c..

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