Focus

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Risarcimento da perdita del rapporto parentale in incidente stradale: l’ accessibilità del diritto tra gli Stati membri. Le legislazione ceca e lettone

10 Luglio 2014 | di Silvia Toffoletto

Sinistri avvenuti all'estero

Il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione dei veicoli è materia che fu oggetto, fin da subito, di esame da parte delle istituzioni della allora Comunità Economica Europea. La prima direttiva in materia (Direttiva 72/166/CEE) era del 24 aprile 1972, quando gli Stati membri erano ancora sei (Francia, Germania, Italia, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo).

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Danno da prodotto, salute e OGM: un problema di etichettatura e non solo

10 Luglio 2014 | di Silvia Toffoletto

Azione di classe per danno da prodotto difettoso

Nella Direttiva 2001/18/CE un Organismo Geneticamente Modificato (OGM) è definito come “un organismo, diverso da un essere umano, il cui materiale genetico è stato modificato in modo diverso da quanto avviene in natura con l’accoppiamento e/o ricombinazione genetica naturale.”

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Il risarcimento del danno da lesioni e mortale in Spagna, Francia, Germania, Inghilterra e Galles

01 Luglio 2014 | di Lorenzo Vismara

Sinistri avvenuti all'estero

Il risarcimento del danno da lesioni e mortale è disciplinato in ogni stato in maniera del tutto autonoma e secondo criteri per lo più dettati dalla cristallizzazione di prassi giurisprudenziali solo raramente riportate in norme di legge. Sulla scorta di tale premessa, e limitando l’analisi ai quattro principali paesi europei, emerge come in ognuno di questi la tematica del risarcimento del danno alla persona si sia sviluppata con modalità del tutto peculiari portando a risultati che, sia in termini quantitativi che di tutela complessiva, risultano spesso completamente diversi a seconda della legislazione di riferimento.

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La stabilometria statica quale strumento di indagine in applicazione della Legge Balduzzi

17 Giugno 2014 | di Francesco Ponterio

Consulenza tecnica d'ufficio

In campo medico legale si presentano spesso casi in cui l’instabilità è il sintomo principale riferito dopo una distorsione del rachide cervicale: di qui l’esigenza di obiettivazione con metodo anche strumentale ai fini applicativi dell’art. 32 comma 3-ter e 3-quater della l. 27/2012.

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La tutela risarcitoria nei giudizi possessori

17 Giugno 2014 | di Nicola Fascilla

Risarcimento del danno da lesione del possesso

La lesione del possesso come fatto illecito. Con il presente contributo si vogliono evidenziare, sotto il profilo pratico, le principali problematiche connesse alla particolarità del giudizio possessorio, caratterizzato dalla presenza di una doppia fase, a cognizione sommaria e a cognizione ordinaria. In particolare vengono esaminate le questioni circa la ammissibilità di una domanda autonoma di risarcimento del danno “sganciato” dalla domanda di reintegrazione del possesso nonché la delicata problematica inerente al termine di prescrizione dell’azione di risarcimento del danno. Infine, verranno svolte alcune considerazioni in merito al momento di proponibilità della domanda risarcitoria, tenuto conto dell’orientamento giurisprudenziale che cristallizza negli atti introduttivi della fase sommaria le domande che le parti possono svolgere nel giudizio possessorio.

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L’applicazione del principio indennitario alle polizze infortuni

17 Giugno 2014 | di Alessandro Bugli

Polizza assicurativa: contratto, forma, polizza all’ordine o al portatore

L’applicazione del principio indennitario alle coperture assicurative infortuni non mortali è stato fatta oggetto – direttamente o indirettamente - di numerose pronunce giurisprudenziali negli ultimi anni, prima fra tutte Cass., S.U., n. 5119, 7 dicembre 2001 – 10 aprile 2002 (Cass., S.U., n. 5119/2001). La risposta generalmente data è in termini affermativi. La conseguenza non è di poco conto. Per di più finisce per porsi in contrasto con quanto avviene quotidianamente sul mercato. Fare applicazione del principio indennitario dovrebbe comportare l’impossibilità per l’assicurato di richiedere un indennizzo più elevato del danno concretamente patito e, qualora abbia stipulato più assicurazioni infortuni, l'impossibilità di domandare più indennizzi per il medesimo evento lesivo quando il totale delle somme che andrebbe ad incassare finisca per superare tale limite (limite che nel nostro caso, per di più, non è di facile quantificazione).

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La chance: un bene economicamente esistente e patrimonialmente autonomo?

14 Maggio 2014 | di Daniela Zorzit

Danno da perdita di chance patrimoniale e non patrimoniale

Il danno da perdita di chances è una figura di “importazione”: nata in seno all’esperienza francese, si è progressivamente estesa oltre l’arco alpino, al punto di influenzare sensibilmente la giurisprudenza e la dottrina italiane. Essa ha trovato ampia fortuna nel settore lavoristico (per es. con riguardo alle ipotesi di illegittima esclusione da un concorso) ed ha conosciuto un certo successo pure nell'ambito della responsabilità professionale (es. del medico, del notaio, dell'avvocato ecc.), anche se da molti anni si discute circa la sua natura e collocazione. Verranno illustrate le tesi sviluppate dalla dottrina e le posizioni della giurisprudenza, soffermando l’attenzione su alcune (possibili) suggestioni, sollecitate dai più recenti e (rivoluzionari) orientamenti in tema di danno da perdita della vita.

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Il danno alla persona nel quesito medico-legale proposto dall’Osservatorio per la giustizia civile di Milano

14 Maggio 2014 | di Enzo Ronchi

Danno alla persona

In epoca anteriore al 24.03.12, data delle legge n.27/2012 i medici legali si imbattevano in quesiti di varia forma ma tutto sommato uguali nella sostanza. A parte alcuni che contemplavano anche il problema dello “stato anteriore” su cui torneremo. Il quesito era visto, dal medico legale, come “talmente il solito” che ad un certo punto, ormai non pochi anni or sono, i CTU cominciarono a presentarsi all’udienza di giuramento con un modello già predisposto e da completare negli spazi vuoti. Accadeva, tuttavia, che pochi vigilassero su tale quesito su modulo del CTU. Tale per cui talora poteva accadere (ed è avvenuto più volte) che, in una delle solite affollate udienze, “passasse” il “solito quesito” per RCA mentre l’oggetto del contendere erano le garanzie regolate da una polizza privata sugli infortuni con ben diversi criteri di valutazione medico-legale dell’invalidità permanente (e di qui la necessità di istanza al Giudice per modifiche al quesito). La prassi consueta del “solito quesito” ha però cessato di reggere con la legge 27/2012 in ragione di quanto contenuto nei commi 3-ter e 3-quater dell’art. 32: legge pessima nella sua formulazione (a giudizio dei più ed anche ad avviso del sottoscritto), cui tuttavia si deve riconoscere un duplice merito: 1) aver sensibilizzato gli operatori del settore, primi fra tutti i medici legali, ad un maggior rigore obiettivo nella valutazione dei danni cagionati da lesioni di lieve entità; 2) aver sensibilizzato il Giudice ad un approfondito studio del quesito da formulare al CTU (e l’Osservatorio sulla Giustizia Civile di Milano si è rivelato molto sensibile). Quesito che costituisce problema fondamentale perché le risposte del CTU allo stesso sono alla base della stima economica del danno.

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La medicina difensiva tra responsabilità ed opportunità

14 Maggio 2014 | di Umberto Genovese, Riccardo Zoja, Alberto Blandino, Sara Del Sordo, Francesca Mobilia

Responsabilità del medico libero professionista

La problematica della medicina difensiva offre vari spunti di analisi in primis, economici, gestionali, assicurativi ma non può essere trascurato il peso che tale concetto comporta sull’agire medico responsabile. Infatti, essendo l’atteggiamento medico difensivo un operato orientato principalmente (ma non necessariamente in maniera esclusiva) alla prevenzione delle accuse di malpractice e non alla tutela della salute del paziente, risulta evidente la sua incompatibilità con i fondamenti stessi della professione medica. La medicina difensiva rappresenta, più o meno esplicitamente, l’estrinsecazione di un condizionamento del fare medico, sia nel rapporto con il paziente sia nel rapporto con la struttura sanitaria e contrasta ampiamente con i principi di discrezionalità, indipendenza ed autonomia professionale professati dal Codice di Deontologia Medica (agli artt. 4 - “libertà e indipendenza della professione”, 22 – “autonomia e responsabilità diagnostico-terapeutica”, 30 - “conflitto di interesse” e 69 – “direzione sanitaria”). La svalutazione dei principi cardine della professione medica porta inevitabilmente alla compromissione di quella che è l’essenza stessa di tale attività: la responsabilità - categoria pregiuridica e vincolata a precetti deontologici - intesa come necessità di rispondere delle proprie azioni, rendendone ragione e subendone le conseguenze. Alla nozione di responsabilità si affianca ora un concetto “innovativo”, derivato dal settore economico-finanziario e poi approdato a quello sanitario: l’accountability. Con ciò si intende la condizione di dover “rendicontare” agli altri riguardo al proprio operato, spiegando/giustificando/motivando la propria condotta; in altri termini, rappresenta l’esigenza di coloro che ricoprono “ruoli di responsabilità” di “rendere conto” delle proprie azioni alla società o agli stakeholder. Ne deriva che l’accountability rappresenta un’inevitabile implicazione dell’attribuzione, da parte di qualcuno nei confronti di qualcun altro, di una responsabilità (Grilli R., “Accountability e organizzazioni sanitarie” in Biocca M., “Bilancio di missione”, pensiero scientifico ed., 2010).

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Le Linee Guida nella pratica clinica e nella sua valutazione

05 Maggio 2014 | di Umberto Genovese, Riccardo Zoja, Alberto Blandino, Francesca Mobilia

Linee guida e best practices mediche

La costante attenzione per la ricerca scientifica ed il relativo incremento del bagaglio esperienziale richiesto alle professioni sanitarie per svolgere correttamente il loro servizio, hanno portato alla riflessione sugli elementi di criticità circa l’attività decisionale degli operatori del campo della sanità e su come tali criticità possano essere valutate ed emendate. In tale contesto, la legge n.189 dell’8 novembre 2012 ha sottolineato il rilievo giuridico che le linee guida e la “buona pratica clinica” hanno nella dinamica della valutazione della responsabilità del medico. La Giurisprudenza italiana appare concorde nel ritenere che le linee guida possano guidare nell’indirizzo dell’operato dei sanitari, laddove esse risultino promulgate da fonti autorevoli e siano basate sulle più recenti acquisizioni del campo scientifico e di ricerca. Tuttavia, è da tenere a mente il carattere non draconiano delle stesse, stante l’insita variabilità propria dell’arte medica ed i limiti che le linee guida stesse sottendono. Lo scopo delle linee guida, difatti, è favorire l’operato medico, minimizzando le variabilità delle decisioni cliniche legate a possibili carenze di conoscenze o alla soggettività delle scelte terapeutiche da adottare; esse non nascono e non ambiscono a divenire strumento di valutazione dell’operato medico in sede giudiziaria. Tuttavia esse, se correttamente interpretate, forniscono un utile elemento nel giudizio circa l’appropriatezza degli atti medici svolti, fermo restando il mancato sillogismo tra aderenza alle linee guida e comportamento non censurabile del sanitario, non potendosi configurare l’osservanza delle linee guida come un’aprioristica deresponsabilizzazione dell’esercente la professione sanitaria. Se così fosse, evidenti sarebbero le conseguenti ripercussioni nel sempre più attuale tema della medicina difensiva, con ulteriore svalutazione di quei criteri di indipendenza, autonomia e discrezionalità propri dell’arte medica, che in ultima analisi minano il diritto del malato ad ottenere le prestazioni mediche più appropriate

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