Giurisprudenza commentata

Giurisprudenza commentata su Danno catastrofale

Danno catastrofale: da quando sussiste la consapevolezza dell’imminente morte?

01 Febbraio 2017 | di Filippo Rosada

Trib. Firenze

Danno catastrofale

Ai fini del riconoscimento del danno catastrofale, il momento dal quale prendere in esame la sussistenza o meno della consapevolezza della vittima dell’imminente morte non deve essere necessariamente l’attimo in cui si concretizzano le lesioni a causa delle quali cesserà la vita.

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Il danno catastrofico: la rivincita della personalizzazione del danno non patrimoniale sul metodo tabellare

16 Settembre 2015 | di Stefano Parma

Cass. civ.

Danno catastrofale

In caso di incidente stradale che conduce alla morte non immediata della vittima, i Giudici, nella liquidazione del danno “catastrofico”, non possono rifarsi a meri criteri tabellari, ma devono prendere in considerazione “l'enormità” del pregiudizio subito dalla vittima deceduta, giacché tale danno, sebbene temporaneo, è massimo nella sua entità ed intensità, tanto da esitare nella morte.

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Risarcibilità del “danno catastrofale” iure hereditatis solo in caso di “lucida agonia” della vittima

07 Agosto 2014 | di Paolo Mariotti , Raffaella Caminiti

Danno catastrofale

“La paura di dover morire, provata da chi abbia patito lesioni personali e si renda conto che esse saranno letali, è un danno non patrimoniale risarcibile soltanto se la vittima sia stata in grado di comprendere che la propria fine era imminente; in difetto di tale consapevolezza non è nemmeno concepibile l'esistenza del danno in questione, a nulla rilevando che la morte sia stata effettivamente causata dalle lesioni”.

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Un illecito civile determina la morte non immediata della vittima: qualificazione, quantificazione e prova del “danno catastrofale”

03 Luglio 2014 | di Lorenzo Vismara

Danno catastrofale

In caso di illecito civile che abbia determinato la morte della vittima, il danno cosiddetto "catastrofale", conseguente alla sofferenza dalla stessa patita - a causa delle lesioni riportate - nell'assistere, nel lasso di tempo compreso tra l'evento che le ha provocate e la morte, alla perdita della propria vita (danno diverso sia da quello cosiddetto "tanatologico", ovvero connesso alla perdita della vita come massima espressione del bene salute, sia da quello rivendicabile "iure hereditatis" dagli eredi della vittima dell'illecito, poi rivelatosi mortale, per avere il medesimo sofferto, per un considerevole lasso di tempo, una lesione della propria integrità psico-fisica costituente un autonomo danno "biologico", accertabile con valutazione medico legale) deve comunque includersi, al pari di essi, nella categoria del danno non patrimoniale ex art. 2059 c.c., ed è autonomamente risarcibile in favore degli eredi del defunto. (Rigetta, App. Genova, 29 novembre 2011).

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