Giurisprudenza commentata

Giurisprudenza commentata su Danno tanatologico

Perdita della vita e diritto al conseguente risarcimento del danno: questione chiusa

24 Luglio 2015 | di Filippo Rosada

Cass. civ.

Danno tanatologico

Dopo una lunga attesa, le Sezioni Unite si sono pronunciate in riferimento all'importante questione concernente la sussistenza o meno della risarcibilità del danno da morte immediata o successiva ad un breve lasso di tempo da un fatto illecito. I giudici della Corte Suprema hanno dato continuità all'orientamento giurisprudenziale, più vecchio e costante, che non riconosce la risarcibilità iure hereditatis di tale danno.

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Risarcimento del danno da perdita della vita: in attesa delle SU la giurisprudenza di merito si divide

12 Marzo 2015 | di Filippo Martini

App. Milano

Danno tanatologico

Il risarcimento del danno non patrimoniale da perdita della vita è garantito dall’ordinamento in via primaria anche sul piano della tutela civile, presentando carattere autonomo, in ragione della diversità del bene tutelato, dal danno alla salute. Deve essere dunque risarcito il danno da perdita della vita, liquidato in via necessariamente equitativa, e quindi trasmesso agli eredi, secondo quanto stabilito nella recente sentenza della Cassazione n. 1361/2014.

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In attesa del danno da morte (pur con i debiti scongiuri…): questioni “transitorie”, sostanziali e processuali

10 Febbraio 2015 | di Maurizio Hazan, Giuseppe Chiriatti

Danno tanatologico

«La ricostruzione sostenuta dalla sentenza “Scarano” n. 1361 del 2014 (Cass. civ. n. 1361/2014), in tema di danno tanatologico, si fonda sulla diversità ontologica tra danno biologico e danno da perdita della vita. La disomogeneità delle due poste comporta che per invocare la liquidazione del danno da perdita della vita in corso di giudizio, ed a maggior ragione in sede di legittimità, gli attori/ricorrenti dovrebbero averlo specificamente richiesto sin dall’avvio della causa. Non basta, allo scopo, allegare di aver genericamente chiesto il risarcimento di un danno alla salute, anche se terminale ed anche laddove azionato iure hereditatis. La richiesta di risarcimento del danno da perdita della vita svolta da chi in precedenza abbia chiesto il -diverso - risarcimento del danno terminale biologico o da lucida agonia costituisce una domanda nuova, in quanto tale inammissibile in sede di gravame».

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Il risarcimento del danno per la morte del figlio: danno biologico iure hereditatis e danno non patrimoniale iure proprio

26 Novembre 2014 | di Lorenzo Vismara

Danno tanatologico

In tema di danno da perdita della vita, nel caso in cui intercorra un apprezzabile lasso di tempo tra le lesioni colpose e la morte causata dalle stesse, è configurabile un danno biologico risarcibile, da liquidarsi in relazione alla menomazione della integrità fisica patita dal danneggiato sino al decesso. Tale danno, qualificabile come danno “biologico terminale”, dà luogo ad una pretesa risarcitoria, trasmissibile “iure hereditatis”, da commisurare soltanto all'inabilità temporanea, adeguando tuttavia la liquidazione alle circostanze del caso concreto ossia al fatto che, se pur temporaneo, tale danno è massimo nella sua intensità ed entità, tanto che la lesione alla salute non è suscettibile di recupero ed esita, anzi, nella morte.

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Perdita della vita e diritto al conseguente risarcimento del danno: questione aperta

06 Ottobre 2014 | di Filippo Rosada

Danno tanatologico

Il danno non patrimoniale da perdita della vita consiste nella perdita del bene vita quale supremo bene dell’individuo, autonoma fonte di diritto assoluto è inviolabile e garantito dall’ordinamento in via primaria anche sul piano della tutela civile; differente dal danno biologico terminale e dal danno morale terminale. Il ristoro del danno da perdita della vita ha una funzione compensativa, è da compiersi in via equitativa ed è trasmissibile iure hereditatis.

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Danno da morte: la Cassazione ci ripensa

14 Maggio 2014 | di Antonio Scalera

Danno tanatologico

Il risarcimento del danno non patrimoniale da perdita della vita - bene supremo dell'individuo, oggetto di un diritto assoluto ed inviolabile - è garantito dall'ordinamento in via primaria anche sul piano della tutela civile, presentando carattere autonomo, in ragione della diversità del bene tutelato, dal danno alla salute, nella sua duplice configurazione di danno "biologico terminale" e di danno "catastrofale". Esso, pertanto, rileva "ex se", a prescindere dalla consapevolezza che il danneggiato ne abbia avuto, dovendo ricevere ristoro anche in caso di morte.

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