Giurisprudenza commentata

Giurisprudenza commentata

Danno da black out: la Cassazione esclude la risarcibilità del danno non patrimoniale

07 Maggio 2014 | di Marta Cenini

Danno non patrimoniale da inadempimento contrattuale (in generale)

Il danno non patrimoniale, derivante dalla lesione dei diritti inviolabili della persona, come tali costituzionalmente garantiti, è risarcibile – sulla base di una interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 2059 c.c. - anche quando non sussista un fatto-reato, né ricorre alcune delle altre ipotesi in cui la legge consente espressamente il ristoro dei pregiudizi non patrimoniali, a tre condizioni: a) che l'interesse leso - e non il pregiudizio sofferto - abbia rilevanza costituzionale; b) che la lesione dell'interesse sia grave, nel senso che l'offesa superi una soglia minima di tollerabilità; c) che il danno non sia futile, vale a dire che non consista in meri disagi o fastidi, ovvero nella lesione di diritti del tutto immaginari, come quello alla qualità della vita e alla felicità. [massima non ufficiale]. “Non è risarcibile il danno non patrimoniale subito dall'utente in conseguenza dell'interruzione della somministrazione di energia elettrica addebitabile al gestore della rete di distribuzione, ove la parte non indichi, né provi, quale sia lo specifico diritto inviolabile costituzionalmente garantito, leso in modo serio”[massima non ufficiale]. Cass. civ., sez. VI, sent., 28 febbraio 2013 n. 5096

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Il danno non patrimoniale iure proprio da lesione del rapporto parentale lamentato dai congiunti residenti all'estero: oneri della prova, presunzioni

05 Maggio 2014 | di Marco Rodolfi

Danno da lesione del rapporto parentale

La domanda di risarcimento del danno non patrimoniale proposta dai fratelli unilaterali, residenti all'estero, di una persona deceduta in conseguenza di un sinistro stradale avvenuto in Italia, in difetto del requisito della coabitazione, e di qualsivoglia allegazione e principio di prova circa le effettive abitudini, frequentazioni e relazioni familiari tra loro ed il de cuius, dovrà essere respinta. La domanda di risarcimento del danno non patrimoniale proposta dal padre, residente all'estero, di una persona deceduta in conseguenza di un sinistro stradale avvenuto in Italia, in difetto del requisito della coabitazione, e di qualsivoglia allegazione e principio di prova circa le effettive abitudini, frequentazioni e relazioni familiari tra lui ed il de cuius, dovrà essere accolta con la liquidazione di una somma inferiore ai valori monetari minimi previsti dalle Tabelle di Milano.

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Prova del danno non patrimoniale

04 Maggio 2014 | di Paolo Vinci

Onere di allegazione e prova del danno patrimoniale e non patrimoniale

Il danno non patrimoniale, anche quando sia determinato dalla lesione di diritti inviolabili della persona, costituisce danno conseguenza, che deve essere allegato e provato.

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Valore della consulenza tecnica nei giudizi di responsabilità medica

04 Maggio 2014 | di Paolo Vinci

Responsabilità del CTU

Quando i fatti da accertare necessitano di specifiche conoscenze tecniche, il giudice può affidare al consulente non solo l’incarico di valutare i fatti accertati (consulente deducente), ma anche quello di accertare i fatti stessi (consulente percipiente); in tale ultimo caso la consulenza costituisce essa stessa fonte oggettiva di prova ed è necessario e sufficiente che la parte deduca il fatto che pone a fondamento del suo diritto e che il giudice ritenga che l’accertamento richieda specifiche cognizioni tecniche.

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I limiti del sindacato giurisdizionale sulle decisioni dell'organo amministrativo: dalla Cassazione un'ulteriore conferma della “business judgment rule”

02 Maggio 2014 | di Claudio Tatozzi , Riccardo Perini

Responsabilità dell’amministratore di società

All'amministratore di una società non può essere imputato, a titolo di responsabilità, di aver compiuto scelte inopportune dal punto di vista economico, atteso che una tale valutazione attiene alla discrezionalità imprenditoriale e può pertanto eventualmente rilevare come giusta causa di sua revoca, ma non come fonte di responsabilità contrattuale nei confronti della società. Ne consegue che il giudizio sulla diligenza dell'amministratore nell'adempimento del proprio mandato non può mai investire le scelte di gestione o le modalità e circostanze di tali scelte, anche se presentino profili di rilevante alea economica, ma solo la diligenza mostrata nell'apprezzare preventivamente i margini di rischio connessi all'operazione da intraprendere, e quindi, l'eventuale omissione di quelle cautele, verifiche e informazioni normalmente richieste per una scelta di quel tipo, operata in quelle circostanze e con quelle modalità.

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Liquidazione del danno neonatale con criteri equitativi

11 Aprile 2014 | di Marco Moiraghi

Danno morale

Va censurata la motivazione della sentenza che, in ambito di colpa medica neonatale: a) liquidi equitativamente il danno morale del neonato e dei genitori senza tener conto della gravità del fatto, delle condizioni soggettive della persona, dell'entità della relativa sofferenza e del turbamento dello stato d'animo, b) liquidi, sempre in via equitativa, il danno patrimoniale del neonato con generico riferimento alle "chances" di lavoro utilmente spendibile in futuro. Una siffatta motivazione ha valore di mera formula di stile rendendo impossibile il controllo sull'"iter" logico seguito dal giudice di merito nelle relative quantificazioni del danno liquidato.

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Non bastano le presunzioni semplici a provare la riduzione della capacità lavorativa specifica

11 Aprile 2014 | di Marco Moiraghi

Capacità lavorativa generica e specifica

Il danno patrimoniale futuro, nel caso di fatto illecito lesivo della persona, è da valutare su base prognostica ed il danneggiato, tra le prove, può avvalersi anche delle presunzioni semplici; pertanto, provata la riduzione della capacità di lavoro specifica, se essa è di una certa entità e non rientra tra i postumi permanenti di piccola entità (cosiddette "micropermanenti", le quali non producono danno patrimoniale ma costituiscono mere componenti del danno biologico), è possibile presumersi che anche la capacità di guadagno risulti ridotta nella sua proiezione futura - non necessariamente in modo proporzionale - qualora la vittima già svolga un'attività o presumibilmente la svolgerà. L'accertamento di postumi, incidenti con una certa entità sulla capacità lavorativa specifica, non comporta l'automatico obbligo del danneggiante di risarcire il pregiudizio patrimoniale, conseguenza della riduzione della capacità di guadagno - derivante dalla ridotta capacità lavorativa specifica - e, quindi, di produzione di reddito. Detto danno patrimoniale da invalidità deve, perciò, essere accertato in concreto, attraverso la dimostrazione che il soggetto leso svolgesse o - trattandosi di persona non ancora dedita ad attività lavorativa, avrebbe presumibilmente svolto, un'attività produttiva di reddito. La liquidazione del danno, peraltro, non può essere fatta in modo automatico in base ai criteri dettati dall'art. 4 della legge 26 febbraio 1977, n. 39, norma che non comporta alcun automatismo di calcolo, ma si limita ad indicare alcuni criteri di quantificazione del danno sul presupposto della prova relativa, che comunque incombe al danneggiato e che, in presenza di specifiche allegazioni, può essere data anche in via presuntiva, purché sia certa la riduzione di capacità di lavoro specifica.

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