Giurisprudenza commentata

Giurisprudenza commentata

Le radici di un albero sul margine della strada non costituiscono insidia in caso di negligenza e violazione delle norme della circolazione stradale

26 Maggio 2014 | di Paolo Mariotti , Raffaella Caminiti

Insidia, trabocchetto

Il caso fortuito, cui fa riferimento l’art. 2051 c.c., deve intendersi nel senso più ampio, comprensivo del fatto del terzo e del fatto dello stesso danneggiato. Nel caso in cui l’evento di danno sia da ascrivere esclusivamente alla condotta del danneggiato, la quale abbia interrotto il nesso causale tra la cosa in custodia e il danno, si verifica un’ipotesi di caso fortuito che libera il custode dalla responsabilità di cui all'art. 2051 c.c.

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Contrasto giurisprudenziale sul termine di prescrizione e responsabilità dell'avvocato

26 Maggio 2014 | di Paolo Mariotti , Raffaella Caminiti

Responsabilità dell'avvocato

L’avvocato risponde nei confronti del cliente anche per semplice negligenza ex art. 1176, comma 2 c.c., e non solo per dolo o colpa grave ex art. 2236 c.c., qualora l’incertezza riguardi non già gli elementi di fatto in base ai quali va calcolato il termine di prescrizione, ma il termine stesso, a causa dell'incertezza della norma giuridica da applicare al caso concreto. Allo stesso modo, l’esistenza di un contrasto giurisprudenziale sull’applicabilità del termine di prescrizione in caso di mancata proposizione della querela non esime l’avvocato dall’obbligo di diligenza ex art. 1176 c.c.

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Limiti e rilevanze del cosiddetto “consenso informato”

26 Maggio 2014 | di Luigi Isolabella , Angela Quatraro

Consenso informato e il risarcimento del danno consequenziale

In tema di colpa professionale medica -chirurgia maxillofacciale- non connotata dall’urgenza ma finalizzata a migliorare l’aspetto fisico del paziente in funzione della sua vita di relazione oltre che a regolarne la postura dentale, il consenso informato del paziente esclude la colpa del sanitario solo se esso non si limiti alla semplice enumerazione dei possibili rischi ed alla prospettazione delle possibili scelte, ma investa non soltanto la mera riuscita dell’intervento ma anche il giudizio globale su come la persona risulterà all’esito di quest’ultimo.

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La responsabilità processuale aggravata nel giudizio di appello

17 Maggio 2014 | di Antonio Salvati

Responsabilità processuale aggravata e danno punitivo

La domanda di risarcimento da responsabilità aggravata, di cui all'art. 96, comma 1, c.p. c., si atteggia diversamente a seconda dei gradi del giudizio, atteso che, mentre in primo grado essa è volta a sanzionare il merito di un'iniziativa giudiziaria avventata, nel secondo grado, regolato dal principio devolutivo, essa deve specificamente riferirsi alla pretestuosità dell'impugnazione, valutata con riguardo non tanto alle domande proposte, quanto, piuttosto, alla palese e strumentale infondatezza dei motivi dell'appello e, più in generale, alla condotta processuale tenuta dalla parte soccombente nella fase di gravame.

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Azione sociale di responsabilità e oneri di allegazione e probatorio dell'attrice

14 Maggio 2014 | di Claudio Tatozzi , Riccardo Perini

Responsabilità dell’amministratore di società

Incombe sulla società che esercita l'azione sociale di responsabilità l'onere di individuare (oltre che dimostrare) le condotte compiute dall'amministratore in violazione dei doveri inerenti alla funzione svolta - cioè i fatti costitutivi di tale responsabilità - ed i danni che ne assume derivati, onde consentire poi all'amministratore di assolvere all'onere, su di lui gravante, di fornire, con riferimento agli addebiti contestati, la prova positiva dell'adempimento dei propri doveri. L'indicazione specifica dei fatti materiali che l'attore assume essere stati lesivi del proprio diritto costituisce del resto un elemento essenziale - richiesto dalla legge a pena di nullità (articolo 163 c.p.c., n. 4 e articolo 164 c.p.c.) - della domanda introduttiva di un giudizio avente ad oggetto un diritto c.d. eterodeterminato quale quello di risarcimento del danno. (massima non ufficiale).

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Danno da morte: la Cassazione ci ripensa

14 Maggio 2014 | di Antonio Scalera

Danno tanatologico

Il risarcimento del danno non patrimoniale da perdita della vita - bene supremo dell'individuo, oggetto di un diritto assoluto ed inviolabile - è garantito dall'ordinamento in via primaria anche sul piano della tutela civile, presentando carattere autonomo, in ragione della diversità del bene tutelato, dal danno alla salute, nella sua duplice configurazione di danno "biologico terminale" e di danno "catastrofale". Esso, pertanto, rileva "ex se", a prescindere dalla consapevolezza che il danneggiato ne abbia avuto, dovendo ricevere ristoro anche in caso di morte.

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Liquidazione del danno morale patito dalla vittima di incidente stradale causato da veicolo o natante non identificato

14 Maggio 2014 | di Filippo Rosada

Danno morale

I limiti di risarcibilità dei danni alla persona causati da veicolo o natante non identificato, previsti dall'art. 21, comma 2, l. 24 dicembre 1969 n. 990 (oggi trasfuso nell'art. 283 d.lgs. 7 settembre 2005 n. 209), attraverso il rinvio alle previsioni d.p.r. 30 giugno 1965 n. 1124, operano solo per i danni patrimoniali, ma non per i danni morali, i quali, pur rientrando tra quelli che il Fondo di garanzia per le vittime della strada è obbligato a risarcire, sono, quindi, risarcibili secondo la disciplina ordinaria.

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Il risarcimento del danno morale quale massima espressione della dignità umana

13 Maggio 2014 | di Filippo Rosada

Danno morale

Deve essere risarcito il danno non patrimoniale della persona offesa minore di età, consistente nella lesione della libertà sessuale e dignità - diritti fondamentali che l’art. 609 quater c.p. è volto a tutelare - nella sofferenza psico-fisica derivante, nonchè il danno relativo alle profonde modifiche delle abitudini di vita e delle relazioni. Anche i genitori della persona offesa dal reato di atti sessuali con minorenne, pur non essendo vittime primarie dell’illecito penale, hanno diritto iure proprio al risarcimento dei danni non patrimoniali ai sensi del combinato disposto degli art. 185 c.p. e art. 2059 c.c. Ai fini della quantificazione del danno non patrimoniale si devono tenere in considerazione: la gravità degli atti di un insegnante sull’alunno; il contesto in cui si è verificato l’evento lesivo (durante l’affidamento del minore alla scuola); la giovane età del ragazzo (anni 13); le sostanziali modifiche delle abitudini di vita (cambio di paese, abitazione, scuola). (Nel caso di specie, a titolo di danno non patrimoniale complessivo viene liquidato in via equitativa, alla persona offesa, la somma di euro 70.000,00 e ai suoi congiunti euro 40.000,00 al padre ed euro 50.000,00 alla madre).

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L’ambito oggettivo di efficacia del consenso informato, l’onere della prova e l’obbligo di motivazione

13 Maggio 2014 | di Ilaria Pepe

Consenso informato e il risarcimento del danno consequenziale

Deve essere cassata la decisione che, del tutto apoditticamente, estende ad un intervento diverso, e dalle diverse possibili conseguenze, la manifestazione di consenso prestata dal paziente per l’intervento previsto, opinando, del tutto immotivatamente ed immotivatamente sostituendo il proprio convincimento alle considerazioni espresse su base scientifiche dal perito d’ufficio, che la diversa operazione, ed i ben diversi rischi ad essa sottesi, possano ritenersi ricompresi nell’iniziale informazione.

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La responsabilità dell’istituto scolastico per danni al minore a seguito di incidente avvenuto nel cortile antistante la scuola

13 Maggio 2014 | di Roberta Nocella

Responsabilità dei precettori

L'accoglimento della domanda di iscrizione, con la conseguente ammissione dell'allievo a scuola, determina l'instaurazione di un vincolo negoziale dal quale sorge a carico dell'istituto l'obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l'incolumità dell'allievo nel tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni e, quindi, di predisporre gli accorgimenti necessari affinché nei locali scolastici non si introducano persone o animali che possano arrecare danno agli alunni; ne consegue che, al fine di adempiere tale obbligazione di vigilanza, la predisposizione degli accorgimenti necessari, da parte della direzione scolastica, deve essere strettamente legata alle circostanze del caso concreto: da quelle ordinarie, tra le quali l'età degli alunni, che impone una vigilanza crescente con la diminuzione dell'età anagrafica; a quelle eccezionali tra le quali deve comprendersi l'esistenza di lavori di manutenzione dell'immobile, che implicano la prevedibilità di pericoli derivanti dalle cose (cantiere aperto) e da persone estranee alla scuola e non conosciute dalla direzione didattica, ma autorizzate a circolare liberamente per il compimento della loro attività.

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