Giurisprudenza commentata

Giurisprudenza commentata

La responsabilità processuale aggravata nel giudizio di appello

17 Maggio 2014 | di Antonio Salvati

Responsabilità processuale aggravata e danno punitivo

La domanda di risarcimento da responsabilità aggravata, di cui all'art. 96, comma 1, c.p. c., si atteggia diversamente a seconda dei gradi del giudizio, atteso che, mentre in primo grado essa è volta a sanzionare il merito di un'iniziativa giudiziaria avventata, nel secondo grado, regolato dal principio devolutivo, essa deve specificamente riferirsi alla pretestuosità dell'impugnazione, valutata con riguardo non tanto alle domande proposte, quanto, piuttosto, alla palese e strumentale infondatezza dei motivi dell'appello e, più in generale, alla condotta processuale tenuta dalla parte soccombente nella fase di gravame.

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Azione sociale di responsabilità e oneri di allegazione e probatorio dell'attrice

14 Maggio 2014 | di Claudio Tatozzi , Riccardo Perini

Responsabilità dell’amministratore di società

Incombe sulla società che esercita l'azione sociale di responsabilità l'onere di individuare (oltre che dimostrare) le condotte compiute dall'amministratore in violazione dei doveri inerenti alla funzione svolta - cioè i fatti costitutivi di tale responsabilità - ed i danni che ne assume derivati, onde consentire poi all'amministratore di assolvere all'onere, su di lui gravante, di fornire, con riferimento agli addebiti contestati, la prova positiva dell'adempimento dei propri doveri. L'indicazione specifica dei fatti materiali che l'attore assume essere stati lesivi del proprio diritto costituisce del resto un elemento essenziale - richiesto dalla legge a pena di nullità (articolo 163 c.p.c., n. 4 e articolo 164 c.p.c.) - della domanda introduttiva di un giudizio avente ad oggetto un diritto c.d. eterodeterminato quale quello di risarcimento del danno. (massima non ufficiale).

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Danno da morte: la Cassazione ci ripensa

14 Maggio 2014 | di Antonio Scalera

Danno tanatologico

Il risarcimento del danno non patrimoniale da perdita della vita - bene supremo dell'individuo, oggetto di un diritto assoluto ed inviolabile - è garantito dall'ordinamento in via primaria anche sul piano della tutela civile, presentando carattere autonomo, in ragione della diversità del bene tutelato, dal danno alla salute, nella sua duplice configurazione di danno "biologico terminale" e di danno "catastrofale". Esso, pertanto, rileva "ex se", a prescindere dalla consapevolezza che il danneggiato ne abbia avuto, dovendo ricevere ristoro anche in caso di morte.

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Liquidazione del danno morale patito dalla vittima di incidente stradale causato da veicolo o natante non identificato

14 Maggio 2014 | di Filippo Rosada

Danno morale

I limiti di risarcibilità dei danni alla persona causati da veicolo o natante non identificato, previsti dall'art. 21, comma 2, l. 24 dicembre 1969 n. 990 (oggi trasfuso nell'art. 283 d.lgs. 7 settembre 2005 n. 209), attraverso il rinvio alle previsioni d.p.r. 30 giugno 1965 n. 1124, operano solo per i danni patrimoniali, ma non per i danni morali, i quali, pur rientrando tra quelli che il Fondo di garanzia per le vittime della strada è obbligato a risarcire, sono, quindi, risarcibili secondo la disciplina ordinaria.

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Il risarcimento del danno morale quale massima espressione della dignità umana

13 Maggio 2014 | di Filippo Rosada

Danno morale

Deve essere risarcito il danno non patrimoniale della persona offesa minore di età, consistente nella lesione della libertà sessuale e dignità - diritti fondamentali che l’art. 609 quater c.p. è volto a tutelare - nella sofferenza psico-fisica derivante, nonchè il danno relativo alle profonde modifiche delle abitudini di vita e delle relazioni. Anche i genitori della persona offesa dal reato di atti sessuali con minorenne, pur non essendo vittime primarie dell’illecito penale, hanno diritto iure proprio al risarcimento dei danni non patrimoniali ai sensi del combinato disposto degli art. 185 c.p. e art. 2059 c.c. Ai fini della quantificazione del danno non patrimoniale si devono tenere in considerazione: la gravità degli atti di un insegnante sull’alunno; il contesto in cui si è verificato l’evento lesivo (durante l’affidamento del minore alla scuola); la giovane età del ragazzo (anni 13); le sostanziali modifiche delle abitudini di vita (cambio di paese, abitazione, scuola). (Nel caso di specie, a titolo di danno non patrimoniale complessivo viene liquidato in via equitativa, alla persona offesa, la somma di euro 70.000,00 e ai suoi congiunti euro 40.000,00 al padre ed euro 50.000,00 alla madre).

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L’ambito oggettivo di efficacia del consenso informato, l’onere della prova e l’obbligo di motivazione

13 Maggio 2014 | di Ilaria Pepe

Consenso informato e il risarcimento del danno consequenziale

Deve essere cassata la decisione che, del tutto apoditticamente, estende ad un intervento diverso, e dalle diverse possibili conseguenze, la manifestazione di consenso prestata dal paziente per l’intervento previsto, opinando, del tutto immotivatamente ed immotivatamente sostituendo il proprio convincimento alle considerazioni espresse su base scientifiche dal perito d’ufficio, che la diversa operazione, ed i ben diversi rischi ad essa sottesi, possano ritenersi ricompresi nell’iniziale informazione.

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La responsabilità dell’istituto scolastico per danni al minore a seguito di incidente avvenuto nel cortile antistante la scuola

13 Maggio 2014 | di Roberta Nocella

Responsabilità dei precettori

L'accoglimento della domanda di iscrizione, con la conseguente ammissione dell'allievo a scuola, determina l'instaurazione di un vincolo negoziale dal quale sorge a carico dell'istituto l'obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l'incolumità dell'allievo nel tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni e, quindi, di predisporre gli accorgimenti necessari affinché nei locali scolastici non si introducano persone o animali che possano arrecare danno agli alunni; ne consegue che, al fine di adempiere tale obbligazione di vigilanza, la predisposizione degli accorgimenti necessari, da parte della direzione scolastica, deve essere strettamente legata alle circostanze del caso concreto: da quelle ordinarie, tra le quali l'età degli alunni, che impone una vigilanza crescente con la diminuzione dell'età anagrafica; a quelle eccezionali tra le quali deve comprendersi l'esistenza di lavori di manutenzione dell'immobile, che implicano la prevedibilità di pericoli derivanti dalle cose (cantiere aperto) e da persone estranee alla scuola e non conosciute dalla direzione didattica, ma autorizzate a circolare liberamente per il compimento della loro attività.

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Onere della prova tra vittima di caduta accidentale e soggetto destinatario dell’obbligo di custodia

13 Maggio 2014 | di Filippo Martini

Danno cagionato da cose in custodia

Il nesso di causalità rilevante nella fattispecie del danno cagionato da cose in custodia e' quello in ragione del quale ricorra la duplice condizione che il fatto costituisca un antecedente necessario dell'evento, nel senso che quest'ultimo rientri tra le conseguenze normali ed ordinarie di esso, e che l'antecedente medesimo non sia poi neutralizzato, sul piano causale, dalla sopravvenienza di circostanze da sole idonee a determinare l'evento. Qualora il danneggiato provi l'evento dannoso e le condizioni peculiari della cosa che l'ha provocato, dimostrando di essere caduto mentre scendeva dalla scala avente le caratteristiche di cui si e' detto, ubicata in un pubblico edificio, spetta al soggetto obbligato alla custodia del bene dimostrare l'imprevedibilità' oggettiva ovvero l'eccezionalità' del comportamento della vittima, ovvero l'intervento di un fatto estraneo interruttivo di quel nesso eziologico, perché da solo idoneo a provocare l'evento, anche in mancanza di quei presidi antinfortunistici in astratto reputati necessari.

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Responsabilità del gestore di un impianto sportivo

13 Maggio 2014 | di Filippo Martini

Danno cagionato da cose in custodia

Il proprietario o gestore di un campo di gioco è responsabile, ai sensi dell'articolo 2051 c.c., degli infortuni occorsi ai fruitori di quest'ultimo, ove non alleghi e non provi l'elisione del nesso causale tra la cosa e l'evento, quale può aversi, in un contesto di rigoroso rispetto di eventuali normative esistenti o comunque di una concreta configurazione della cosa in condizioni tali da non essere in grado di nuocere normalmente ai suoi fruitori, nell'eventualità' di accadimenti imprevedibili ed ascrivibili al fatto del danneggiato stesso - tra i quali una sua imperizia o imprudenza - o di terzi.

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La svolta storica: la tabella del tribunale di Milano elevata a criterio di equità nazionale

13 Maggio 2014 | di Filippo Martini

Cass. civ.

Tabella del Tribunale di Milano

Poiché l'equità va intesa anche come parità di trattamento, la liquidazione del danno non patrimoniale alla persona da lesione dell'integrità psico-fisica presuppone l'adozione da parte di tutti i giudici di merito di parametri di valutazione uniformi che, in difetto di previsioni normative (come l'art. 139 del codice delle assicurazioni private, per le lesioni di lieve entità conseguenti alla sola circolazione dei veicoli a motore e dei natanti), vanno individuati in quelli tabellari elaborati presso il tribunale di Milano, da modularsi a seconda delle circostanze del caso concreto. Va qui chiarito che l’avere assunto, con operazione di natura sostanzialmente ricognitiva, la tabella milanese a parametro in linea generale attestante la conformità della valutazione equitativa del danno in parola alle disposizioni di cui agli artt. 1226 e 1256, comma 1, c.c. non comporterà la ricorribilità in Cassazione, per violazione di legge, delle sentenze d’appello che abbiano liquidato il danno in base a diverse tabelle per il solo fatto che non sia stata applicata la tabella di Milano e che la liquidazione sarebbe stata di maggiore entità se fosse stata effettuata sulla base dei valori da quella indicati. Occorrerà che il ricorrente si sia specificamente doluto in secondo grado, sotto il profilo della violazione di legge, della mancata liquidazione del danno in base ai valori delle tabelle elaborate a Milano In tanto, dunque, la violazione della regula iuris potrà essere fatta valere in sede di legittimità ex art. 360, n.3, c.p.c., in quanto la questione sia stata specificamente posta nel giudizio di merito.

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