Giurisprudenza commentata

Giurisprudenza commentata

Valenza probatoria della sentenza di patteggiamento nel giudizio civile

20 Febbraio 2015 | di Renato Fedeli

Giudicato penale e risarcimento del danno

La sentenza penale di applicazione della pena ex art. 444 c.p.p. costituisce elemento di prova per il Giudice di merito, il quale, ove intenda disconoscere tale efficacia probatoria, ha il dovere di spiegare le ragioni per cui l'imputato abbia ammesso una sua insussistente responsabilità ed il giudice penale abbia prestato fede a tale ammissione. La pronuncia di una sentenza che disciplini l'applicazione della pena su richiesta delle parti (c.d. patteggiamento) ex art. 444 c.p.p. vincola dunque il Giudice civile quanto alla ricostruzione del fatto storico e della relativa responsabilità.

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Criterio della prova e del calcolo della perdita di capacità lavorativa specifica

19 Febbraio 2015 | di Paolo Vinci

Capacità lavorativa generica e specifica

Una volta che il danneggiato abbia provato di svolgere un'attività lavorativa autonoma, e che durante il periodo di invalidità temporanea non sia stato in grado di svolgere la stessa, ovvero l'abbia svolta in maniera ridotta, e che contemporaneamente non abbia percepito il relativo reddito, può presumersi, salva la prova contraria, l'esistenza del danno patrimoniale. Ed invero, mentre al lavoratore dipendente, che durante il periodo di invalidità totale temporanea ha percepito l'intera retribuzione dal suo datore di lavoro, nulla spetta a titolo di risarcimento per questa causale, poiché nessuna diminuzione patrimoniale si è prodotta nella sua sfera patrimoniale ed il danno è subito invece dal datore di lavoro, che ha pagato la retribuzione senza ottenere la prestazione lavorativa, non altrettanto può dirsi per il lavoratore autonomo.

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L'imprudente discesa dal marciapiede del pedone, caduto in una buca, esclude la responsabilità del comune

13 Febbraio 2015 | di Paolo Mariotti , Raffaella Caminiti

Danno cagionato da cose in custodia

L’inesistenza di alcun ingombro idoneo a giustificare l’imprudente abbandono dello spazio sopraelevato destinato al transito pedonale, unitamente alla conoscenza dei luoghi e alle condizioni di normale visibilità, inducono a ritenere che l’evento dannoso sia da ricondursi esclusivamente alla condotta dello stesso danneggiato, attuata in violazione di norme specifiche e generali di prudenza, per essere sceso dal marciapiede malgrado quest'ultimo consentisse il transito di due pedoni affiancati

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Responsabilità degli amministratori: il giudice non può valutare, a posteriori, l'opportunità e la convenienza delle scelte di gestione

12 Febbraio 2015 | di Claudio Tatozzi

Responsabilità dell’amministratore di società

Il giudice, investito di un'azione di responsabilità per condotta negligente degli amministratori di una società di capitali, non può apprezzare il merito dei singoli atti di gestione censurati, valutandone l'opportunità o la convenienza. La gestione di una società di capitali, infatti, quale attività d'impresa, comporta un alto margine di rischio e richiede il riconoscimento di un ampio potere discrezionale in capo all'organo amministrativo in relazione alla scelta delle operazioni da intraprendere: se fosse possibile compiere una valutazione sull'opportunità e convenienza delle scelte di gestione, si legittimerebbe un'ingerenza negli affari sociali, in pregiudizio all'autonomia ed indipendenza dell'organo amministrativo.

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In attesa del danno da morte (pur con i debiti scongiuri…): questioni “transitorie”, sostanziali e processuali

10 Febbraio 2015 | di Maurizio Hazan, Giuseppe Chiriatti

Danno tanatologico

«La ricostruzione sostenuta dalla sentenza “Scarano” n. 1361 del 2014 (Cass. civ. n. 1361/2014), in tema di danno tanatologico, si fonda sulla diversità ontologica tra danno biologico e danno da perdita della vita. La disomogeneità delle due poste comporta che per invocare la liquidazione del danno da perdita della vita in corso di giudizio, ed a maggior ragione in sede di legittimità, gli attori/ricorrenti dovrebbero averlo specificamente richiesto sin dall’avvio della causa. Non basta, allo scopo, allegare di aver genericamente chiesto il risarcimento di un danno alla salute, anche se terminale ed anche laddove azionato iure hereditatis. La richiesta di risarcimento del danno da perdita della vita svolta da chi in precedenza abbia chiesto il -diverso - risarcimento del danno terminale biologico o da lucida agonia costituisce una domanda nuova, in quanto tale inammissibile in sede di gravame».

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Validità ed efficacia di clausole relative all'oggetto di contratto assicurativo in mancanza di approvazione scritta

05 Febbraio 2015 | di Paolo Mariotti , Raffaella Caminiti

Assicurazione della responsabilità civile

“Le clausole relative al contenuto e ai limiti della garanzia assicurativa, attenendo alla specificazione dell'oggetto del contratto, sono pienamente valide ed efficaci anche se non sono state specificamente approvate per iscritto ai sensi dell'art. 1341 c.c.”.

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Onere della prova nel risarcimento del danno da demansionamento

05 Febbraio 2015 | di Francesco Meiffret

Demansionamento

Il prestatore di lavoro che chieda la condanna del datore di lavoro al risarcimento del danno per demansionamento deve fornire la prova dell'esistenza di tale danno, prova che costituisce presupposto indispensabile per procedere ad una valutazione equitativa e che può essere fornita anche a mezzo di presunzioni relative alla natura, all'entità, alla durata del demansionamento e alle circostanze del caso concreto

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La condotta dell’avvocato: doveri di informativa e parametri di diligenza esigibile

04 Febbraio 2015 | di Renato Fedeli

Responsabilità dell'avvocato

Le obbligazioni inerenti all’esercizio dell’attività professionale sono, di regola, obbligazioni di mezzi e non di risultato, in quanto il professionista, assumendo l’incarico, si impegna a prestare la propria opera per raggiungere il risultato desiderato, ma non a conseguirlo. Conseguentemente, il mancato conseguimento di un risultato utile non vale di per sé a costituire inadempimento o a determinare il sorgere della sua responsabilità. Ai fini del giudizio di responsabilità nei confronti del professionista, rilevano le modalità dello svolgimento della sua attività in relazione al parametro della diligenza fissato dall’art. 1176, comma 2, c.c., che è quello della diligenza del professionista di media attenzione e preparazione, anche con riguardo alla natura dell’attività esercitata, salvo che l’esecuzione della prestazione non involga la soluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà poiché, in tal caso, rileverebbero solo il dolo o la colpa grave.

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Diffamazione di un magistrato in un esposto: diritto di critica dell’attività giudiziaria e risarcimento del danno non patrimoniale

02 Febbraio 2015 | di Martina Flamini

Danno da lesione del diritto all'immagine, alla reputazione, all’onore e al decoro della persona fisica e giuridica

Nel contemperamento tra libertà di opinione e attività giurisdizionale deve ritenersi consentita una critica, anche aspra e polemica, a fronte di decisioni opinabili, purché essa non trasmodi in un attacco personale e gratuito alla dignità umana e professionale, alla reputazione e alla stima di cui gode il magistrato nel proprio ambiente di lavoro. Affermare che il magistrato rappresenta un elemento di pericolo per la giustizia italiana e che la sua attività è funzionale ad interessi solo di alcune categorie di persone implica la radicale negazione del suo ruolo istituzionale ed esprime di per sé una valenza diffamatoria. Il danno risarcibile deve ritenersi sussistente in re ipsa e lo stesso può essere ristorato senza che incomba sul danneggiato l’onere di fornire la prova della sua esistenza, appartenendo esso alla regolarità causale in ragione della stessa natura del fenomeno in considerazione.

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Ammissibilità dell'appello incidentale «trasversale»

30 Gennaio 2015 | di Mauro Di Marzio

Assicurazione della responsabilità civile

L'appello col quale la vittima di un fatto illecito chieda un più cospicuo risarcimento del danno espone il responsabile, che sia anche assicurato contro i rischi della responsabilità civile, all'eventualità che in caso di accoglimento del gravame il massimale assicurato risulti incapiente. Ne consegue che quell'appello, facendo sorgere un interesse altrimenti insussistente, legittima l'assicurato-danneggiante a proporre appello incidentale tardivo autonomo, anche nei confronti di capi della sentenza non impugnati con l'appello principale, ovvero nei confronti di parti diverse dall'appellante principale

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