Giurisprudenza commentata

Giurisprudenza commentata

La vessatorietà delle clausole Claims made la decide il giudice

09 Dicembre 2014 | di Massimiliano Naso

Clausola claims made

Il contratto di assicurazione della responsabilità civile con clausola cosiddetta “a richiesta fatta” (claims made) non rientra nella fattispecie tipica prevista dall’art. 1917 c.c., ma costituisce un contratto atipico, generalmente lecito ex art. 1322 c.c.. Spetta al giudice di merito accertare, caso per caso, se la clausola "a richiesta fatta", riducendo l'ambito oggettivo della responsabilità dell'assicuratore, fissato dall'art. 1917 c.c., configuri una clausola vessatoria ai sensi dell'art. 1341 c.c.

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La P.A. deve risarcire la chance persa se si identifica con la mancata possibilità di conseguire un risultato utile

04 Dicembre 2014 | di Amelia Laura Crucitti

Danno da perdita di chance patrimoniale e non patrimoniale

Il danno risarcibile dalla P.A a titolo di responsabilità precontrattuale in relazione alla mancata stipula di un contratto d’appalto o in relazione all’invalidità dello stesso, comprende le spese sostenute dall’impresa per aver partecipato alla gara (danno emergente), ma anche la perdita di ulteriori occasioni di stipulazione di altri contratti altrettanto o maggiormente vantaggiosi, impedite dalle trattative indebitamente interrotte (lucro cessante). Il criterio per l’accertamento del danno da perdita di chance è quello del «più probabile che non», elaborato dalla giurisprudenza della Cassazione.

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Limiti di risarcibilità del danno da lesione e perdita dell’animale da affezione

02 Dicembre 2014 | di Eloisia Minolfi

Danno da perdita di animale d'affezione

Il danno morale da perdita dell’animale da affezione va riconosciuto quando concorrano gli estremi del reato; il danno non patrimoniale è risarcibile una volta accertata la rilevanza penale della condotta del convenuto e se il fatto illecito abbia reciso e turbato il rapporto interattivo-affettivo tra proprietario e animale. Il risarcimento del danno patrimoniale non può avere a parametro di valutazione il solo valore economico del bene. Il proprietario troverà il limite al risarcimento del danno patrimoniale nei danni che non costituiscono conseguenza immediata e diretta del fatto e in quelli che potevano essere evitati dal creditore usando l'ordinaria diligenza. (Trib. Milano, Sez. X, sent., 1 luglio 2014, n. 8698).

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Inadempimento del professionista e diritto al compenso

28 Novembre 2014 | di Rosaria Giordano

Responsabilità dell'avvocato

“Nel caso di errore professionale che abbia reso del tutto inutile l’attività professionale, tale da dover ritenere la prestazione totalmente inadempiuta e improduttiva di effetti nei confronti del cliente, ne deriva la conseguenza della simmetrica perdita, da parte del professionista, del diritto a percepire il compenso”.

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Il risarcimento del danno per la morte del figlio: danno biologico iure hereditatis e danno non patrimoniale iure proprio

26 Novembre 2014 | di Lorenzo Vismara

Danno tanatologico

In tema di danno da perdita della vita, nel caso in cui intercorra un apprezzabile lasso di tempo tra le lesioni colpose e la morte causata dalle stesse, è configurabile un danno biologico risarcibile, da liquidarsi in relazione alla menomazione della integrità fisica patita dal danneggiato sino al decesso. Tale danno, qualificabile come danno “biologico terminale”, dà luogo ad una pretesa risarcitoria, trasmissibile “iure hereditatis”, da commisurare soltanto all'inabilità temporanea, adeguando tuttavia la liquidazione alle circostanze del caso concreto ossia al fatto che, se pur temporaneo, tale danno è massimo nella sua intensità ed entità, tanto che la lesione alla salute non è suscettibile di recupero ed esita, anzi, nella morte.

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L'intervento dell'assicuratore del danneggiato nelle cause promosse contro l'assicuratore del responsabile

24 Novembre 2014 | di Mauro Di Marzio

Azione diretta

Nella causa di risarcimento da sinistro stradale promossa dal danneggiato contro l'assicuratore del responsabile, quando ricorrono i presupposti per l’applicazione della procedura di risarcimento diretto, è inammissibile l'intervento volontario dell'assicuratore del danneggiato.

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Morte conseguita alle lesioni dopo 83 giorni: agli eredi va liquidato il danno biologico permanente

21 Novembre 2014 | di Mauro Di Marzio

Danno biologico permanente

Nel caso di morte conseguita dopo 83 giorni alle lesioni riportate dalla vittima di un sinistro stradale, al fine di evitare la disparità di trattamento che altrimenti si verificherebbe nei confronti di chi, dopo aver riportato un danno permanente, sopravviva, si deve riconoscere agli eredi del defunto il danno biologico permanente da quest’ultimo patito, parametro però non alla vita media bensì all’effettivo periodo di vita che la vittima ha vissuto dopo il sinistro.

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Giudicato penale ed autonomia del giudice civile ai fini della graduazione di responsabilità

21 Novembre 2014 | di Luigi Levita

Giudicato penale e risarcimento del danno

“Se il giudice civile è vincolato dall'accertamento dei fatti come ricostruiti in sede penale a seguito di istruttoria, in ogni caso la valutazione di essi ai fini della graduazione della responsabilità resta demandata al libero apprezzamento del giudice civile”. “Non può essere liquidato il danno c.d. catastrofale - inteso come danno morale connesso con la consapevolezza della prossimità ed inevitabilità dell'exitus, laddove il danneggiato sia caduto in coma irreversibile nell'immediatezza dell’evento”.

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Il principio dell’unitarietà del danno non patrimoniale e la riduzione della capacità lavorativa specifica

19 Novembre 2014 | di Vincenzo Papagni

Risarcimento del danno non patrimoniale

Il danno non patrimoniale da lesione della salute costituisce una categoria ampia ed omnicomprensiva, nella cui liquidazione il giudice deve tenere conto di tutti i pregiudizi concretamente patiti dalla vittima, ma senza duplicare il risarcimento attraverso l’attribuzione di nomi diversi a pregiudizi identici. Ne consegue che è inammissibile, perché costituisce una duplicazione risarcitoria, la congiunta attribuzione alla vittima di lesioni personali, ove derivanti da reato, del risarcimento sia per il danno biologico, sia per il danno morale, inteso quale sofferenza soggettiva, il quale costituisce necessariamente una componente del primo (posto che qualsiasi lesione della salute implica necessariamente una sofferenza fisica o psichica), come pure la liquidazione del danno biologico separatamente da quello cosiddetto estetico, da quello alla vita di relazione e da quello cosiddetto esistenziale.

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Il danno esistenziale da perdita parentale non costituisce una voce autonoma rispetto al danno morale

14 Novembre 2014 | di Donatella Salari

Danno da perdita del rapporto parentale

“Nella liquidazione del danno non patrimoniale da perdita della relazione parentale va considerata la onnicomprensività della lesione tenendo conto dei valori di rango costituzionale che sono stati compromessi dal fatto illecito. Ne consegue che solo in tal caso il pregiudizio sarà ristorabile a mente dell’art. 2049 c.c. senza che sia configurabile un rilievo autonomo del c.d. danno esistenziale che, al di fuori della lesioni di diritti inviolabili della persona, non determina alcun danno risarcibile”.

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