Giurisprudenza commentata

Giurisprudenza commentata

Il reato di atti persecutori e la questione di legittimità costituzionale per l’asserita lesione del principio di determinatezza/tassatività

12 Settembre 2014 | di Luigi Isolabella , Angela Quatraro

Danno da lesione degli altri diritti costituzionalmente garantiti

Il principio di legalità stabilito dall’art. 25, comma 2, Cost., secondo cui nessuno può essere punito, se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso, implica una stretta riserva di legge, che postula la tassativa specificazione del fatto previsto come reato e l’indicazione della pena. Tale principio non è sempre attuato secondo un criterio di rigorosa descrizione del fatto, considerato che, in relazione ai fini che il legislatore deve perseguire, spesso le norme penali si limitano ad una descrizione sommaria o all’uso di espressioni normative di carattere indicativo, realizzando nel miglior modo possibile, l’esigenza di una previsione tipica dei fatti costituenti reato. Non è costituzionalmente fondata, e deve essere respinta, la questione di legittimità, sollevata con riferimento all’art. 25, comma 2, Cost., dell’art. 612-bis c.p., per violazione del principio di tassatività/determinatezza della fattispecie penale.

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La rendita indennitaria INAIL comprensiva del danno biologico e del danno alla capacità lavorativa generica, va dedotto dal calcolo del danno differenziale

10 Settembre 2014 | di Rodolfo Berti

Danno differenziale patrimoniale e non patrimoniale

Il danno differenziale deve essere determinato sottraendo dal risarcimento del danno complessivo, liquidato secondo i criteri civilistici, quello delle prestazioni liquidate dall’INAIL, considerato l’indennizzo medesimo come un ristoro unitario, comprensivo della lesione patrimoniale, onde impedire che il danneggiato percepisca un ingiustificata locupletazione.

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Usucapione: l’interversione del possesso da parte del detentore per ragioni di ospitalità necessita di un’attività materiale di impossessamento.

08 Settembre 2014 | di Luca Nania

Trib. Milano

Risarcimento del danno da lesione del possesso

Il detentore non può trasformarsi in possessore mediante una sua interna determinazione di volontà, ma il mutamento del titolo deve essere provato con il compimento di idonee attività materiali in opposizione al proprietario, atti cioè idonei ad integrare il mutamento dell’originario animus detinendi in animus possidendi. Nel caso della detenzione per ragioni di ospitalità, l’interversio possessionis è soggetta ad un regime particolarmente rigoroso, non essendo sufficiente una dichiarazione di opposizione al titolare del diritto (possibile per il detentore qualificato) ma essendo necessario un atto materiale di impossessamento.

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Risarcibilità dei danni “diretti” subiti dai soci di società di capitali per mala gestio di amministratori e sindaci

04 Settembre 2014 | di Claudio Tatozzi

Risarcimento del danno da reato

Il socio di società di capitali ha legittimazione attiva a far valere il diritto al risarcimento del danno patrimoniale e/o morale subito a causa di atti di mala gestio di amministratori e sindaci solo qualora alleghi la sussistenza di danni diretti alla sua sfera patrimoniale (incidenti su cespiti diversi dalla partecipazione sociale) e non patrimoniale (quale, nella specie, il danno morale inteso come sofferenza o patimento d’animo).

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Contratti collegati e vacanza rovinata: quando i compagni di viaggio possono richiedere il risarcimento del danno

02 Settembre 2014 | di Marta Cenini

Responsabilità civile da vacanza rovinata

“In tema di risarcimento dei danni per impossibilità di portare a compimento il proprio viaggio di nozze in seguito al respingimento di uno dei coniugi da parte del paese di destinazione, deve ritenersi viziata sotto il profilo dell'illogicità e dell'inconferenza della motivazione la premessa del giudice del merito che esclude in favore del marito il diritto all'informazione preventiva e, conseguentemente, al risarcimento dei danni, essendo il visto d'ingresso per il paese di destinazione richiesto solo per la moglie; infatti, trattandosi di due sposi in viaggio di nozze, è palese che l'impedimento all'ingresso nel paese di destinazione a carico dell'uno di essi - impedimento che potrebbe risultare dannoso e molesto in ogni caso di viaggio organizzato in comune fra più persone - nella specie risulta addirittura disastroso, in quanto preclude del tutto ad entrambi i viaggiatori il comune godimento della vacanza, che costituisce lo scopo immediato del viaggio di nozze. In questa situazione, anche ammesso che l'acquisto dei due biglietti possa configurare due contratti autonomi, e non piuttosto un unico contratto relativo al viaggio di due persone, si tratterebbe comunque di contratti collegati, trattandosi di un tipico caso in cui lo scopo perseguito dai contraenti riguardava un risultato unitario e di interesse comune, pur se formalmente realizzato tramite atti diversi. Ne consegue che l'inadempimento dell'uno dei contratti si riflette necessariamente sull'altro, rendendone vana l'esecuzione, data l'unicità dell'interesse perseguito (cassata, nella specie, la decisione del giudice del merito, che aveva escluso il risarcimento in favore del marito a fronte di una domanda risarcitoria avanzata per l'impossibilità di usufruire del proprio viaggio di nozze, atteso che, arrivati a destinazione, l'Ufficio immigrazione thailandese aveva negato l'ingresso alla moglie, cittadina ecuadoregna, sequestrandole passaporto e il biglietto di viaggio, perché priva del visto di ingresso del Consolato competente, necessario per i cittadini extracomunitari)” .

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È documentale la prova del danno da riduzione della capacità lavorativa specifica

01 Settembre 2014 | di Paolo Vinci

Capacità lavorativa generica e specifica

“L'accertamento di postumi permanenti, incidenti con una certa entità sulla capacità lavorativa specifica, non comporta l'automatico obbligo del danneggiante di risarcire il danno patrimoniale, conseguenza della riduzione della capacità di guadagno - derivante dalla ridotta capacità lavorativa specifica - e quindi di produzione di reddito; detto danno patrimoniale da invalidità deve perciò essere accertato in concreto attraverso la dimostrazione che il soggetto leso svolgesse o, trattandosi di persona non ancora dedita ad attività lavorativa, presumibilmente avrebbe svolto, un'attività produttiva di reddito. La liquidazione del danno, peraltro, non può essere fatta in modo automatico in base ai criteri dettati dalla Legge 26 febbraio 1977, n. 39, articolo 4, che non comporta alcun automatismo di calcolo, ma si limita ad indicare alcuni criteri di quantificazione del danno sul presupposto della prova relativa che incombe al danneggiato e può essere anche data in via presuntiva, purché sia certa la riduzione di capacità lavorativa specifica”.

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Risarcibilità del “danno catastrofale” iure hereditatis solo in caso di “lucida agonia” della vittima

07 Agosto 2014 | di Paolo Mariotti , Raffaella Caminiti

Danno catastrofale

“La paura di dover morire, provata da chi abbia patito lesioni personali e si renda conto che esse saranno letali, è un danno non patrimoniale risarcibile soltanto se la vittima sia stata in grado di comprendere che la propria fine era imminente; in difetto di tale consapevolezza non è nemmeno concepibile l'esistenza del danno in questione, a nulla rilevando che la morte sia stata effettivamente causata dalle lesioni”.

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Il problema della retroattività della riforma Balduzzi

25 Luglio 2014 | di Filippo Rosada

Responsabilità extracontrattuale nella “legge Balduzzi”

Deve escludersi che la legge Balduzzi sia applicabile - in base ad una interpretazione del sistema costituzionalmente orientata - solo a vicende successive alla sua entrata in vigore. In linea generale, infatti, la legge ordinaria non penale può derogare al dettato delle disposizioni sulla legge in generale (art. 11 preleggi) perché entrambe di pari rango come fonte del diritto. Inoltre non si verte in tema di successione di leggi che regolano il medesimo fenomeno. Il raffronto è tra una disposizione avente natura legislativa (decreto Balduzzi) e dei criteri (Tabelle Milanesi) – costituenti prassi tendenzialmente condivisa ma non obbligatoria – che consentono di esercitare uniformemente la discrezionalità del giudizio di equità.

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Impossibilità per il medesimo giudice persona fisica di decidere entrambe le fasi del rito Fornero

24 Luglio 2014 | di Francesco Meiffret

Demansionamento

«In altri termini, la espressione "altro grado" non può avere un ambito ristretto al solo diverso grado del processo, secondo l’ordine degli uffici giudiziari, come previsto dall’ordinamento giudiziario, ma deve ricomprendere - con una interpretazione conforme a Costituzione - anche la fase che, in un processo civile, si succede con carattere di autonomia, avente contenuto impugnatorio, caratterizzata (per la peculiarità del giudizio di opposizione di cui si discute) da pronuncia che attiene al medesimo oggetto e alle stesse valutazioni decisorie sul merito dell’azione proposta nella prima fase, ancorché avanti allo stesso organo giudiziario. […]»

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Responsabilità per nascita indesiderata e onere della prova: il tramonto delle presunzioni semplici

10 Luglio 2014 | di Ludovico Berti

Danno da nascita indesiderata

In tema di risarcimento del danno da negligenza professionale medica, in ordine al difetto di informazione circa la presenza di malformazioni fetali, l'onere probatorio incombe sulla madre, secondo il criterio dell'eius incumbit qui dicit, e non sul medico dimostrare la probabile o certa volontà abortiva della gestante. Il giudice, invece, è chiamato a desumere caso per caso, senza ricorrere a generalizzazioni statistiche, le conseguenti inferenze probatorie e il successivo riparto dei relativi oneri, posto che la richiesta di uno o più accertamenti diagnostici in corso di gravidanza costituisce un indice non univoco della volontà abortiva, salvo che siano finalizzati alla scoperta di eventuali malformazioni.

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