Giurisprudenza commentata

Giurisprudenza commentata

La responsabilità della banca per il fatto illecito del dipendente

28 Aprile 2015 | di Ivan Dimitri Calaprice

App. Milano

Responsabilità della banca

La responsabilità della banca per fatto illecito di un proprio dipendente richiede il solo accertamento del nesso di «occasionalità necessaria» tra l’esercizio dell’attività lavorativa e il danno, ed è riscontrabile ogni qual volta il fatto lesivo sia stato prodotto, o quanto meno agevolato, da un comportamento riconducibile allo svolgimento dell’attività lavorativa, anche se il dipendente abbia operato oltrepassando i limiti delle proprie mansioni o abbia agito all’insaputa del datore di lavoro, sempre che sia rimasto, comunque nell’ambito dell’incarico affidatogli.

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Limiti all'esercizio del diritto di cronaca giudiziaria

27 Aprile 2015 | di Mauro Di Marzio

Cass. civ.

Risarcimento del danno da diffamazione

In materia di diffamazione a mezzo stampa, la verifica dell'osservanza dei limiti del diritto di cronaca giudiziaria costituisce oggetto di un accertamento di fatto insindacabile in sede di legittimità, se congruamente motivato. I limiti entro i quali il giornalista può riferire di un’indagine penale in corso, sono quelli stabiliti dalla sentenza cd. "decalogo": la notizia deve essere anzitutto vera, oltreché rappresentata nel rispetto della continenza formale e sostanziale; ma ciò non basta: in tale materia bisogna altresì agire in modo tale da non pregiudicare il principio costituzionale di presunzione di innocenza.

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Responsabilità processuale ex art 96, comma 3, c.p.c. ed elemento soggettivo

24 Aprile 2015 | di Rosaria Giordano

Cass. civ.

Responsabilità processuale aggravata e danno punitivo

In materia di lite temeraria, il riferimento fatto alla promozione di una «lite temeraria» per «motivi pretestuosi» è del tutto coerente con la previsione normativa della colpa grave dell'art. 96 c.p.c. che, invero, si distingue dal dolo, che presuppone la coscienza dell'infondatezza della domanda, perché consiste nella colpevole ignoranza in ordine a detta infondatezza. Sussiste l’elemento soggettivo della colpa grave ai fini della condanna per lite temeraria nell’ipotesi di giudizio di opposizione agli atti esecutivi ove ricorra una colpevole insistenza in ragioni di censura dell'azione esecutiva del creditore, la cui inconsistenza giuridica ben avrebbe potuto essere apprezzata da parte degli opponenti con l'uso dell'ordinaria diligenza, in modo da evitare un'opposizione a precetto del tutto pretestuosa.

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Va liquidato in via equitativa il danno da perdita della capacità lavorativa del giovane non occupato

23 Aprile 2015 | di Antonio Scalera

Cass. civ.

Capacità lavorativa generica e specifica

La esclusione del danno patrimoniale in un soggetto ventenne, ma non ancora occupato, che subisce una menomazione psicofisica del 70% di invalidità, costituisce la violazione del principio del diritto alla riparazione integrale del danno da illecito, nella specie da circolazione, allorché tale posta risarcitoria sia stata dedotta e provata, con l’accertamento della compromissione della attività di guadagno in relazione all'età della vittima, cui è preclusa la concorrenzialità lavorativa.

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Il trattamento dei dati personali dell’assicurato senza il suo consenso non configura nessuna violazione alla privacy

22 Aprile 2015 | di Vincenzo Papagni

Cass. civ.

Risarcimento del danno non patrimoniale

Il danno non patrimoniale, risarcibile ai sensi dell'art. 15, D.lgs. n. 196/2003, (cd. codice della privacy), pur determinato da una lesione del diritto fondamentale alla protezione dei dati personali tutelato dagli artt. 2 e 21 Cost., e dall’art. 8 CEDU, non si sottrae alla verifica della «gravità della lesione» e della «serietà del danno» (quale perdita di natura personale effettivamente patita dall’interessato), in quanto anche per tale diritto opera il bilanciamento con il principio di solidarietà ex art. 2 Cost., di cui il principio di tolleranza della lesione minima è intrinseco precipitato, sicché determina una lesione ingiustificabile del diritto, non la mera violazione delle prescrizioni poste dall’art. 11 del codice della privacy ma solo quella che ne offenda in modo sensibile la sua portata effettiva.

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Il difetto della protesi esclude la responsabilità della casa di cura e dei collaboratori per l'insuccesso dell'operazione

21 Aprile 2015 | di Filippo Rosada

Trib. Firenze

Responsabilità civile del medico in equipe

In tema di domanda di risarcimento dei danni conseguenti ad un intervento di innesto di protesi, se la causa dell’insuccesso dell’operazione è circoscritta ad un difetto di fabbricazione dell’impianto artificiale, responsabili dell’accaduto sono la casa di produzione e il chirurgo che ha anche progettato e verificato la protesi prima della sua applicazione. Privi di responsabilità sono, invece, i collaboratori che hanno partecipato all’intervento, in quanto la condotta lesiva non si è realizzata durante l’operazione chirurgica, ma prima di essa. Per la stessa ragione va esclusa la responsabilità della struttura sanitaria che risponde dell’operato dei medici per i fatti di cui i sanitari sono responsabili dentro la struttura sanitaria.

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Alle Sezioni Unite la «nascita indesiderata»

16 Aprile 2015 | di Mauro Di Marzio

Cass. civ.

Responsabilità medica contrattuale e/o extracontrattuale

Il tema del risarcimento dei danni da «nascita indesiderata» pone un complesso fascio di problemi di ordine non soltanto giuridico. Pertanto, preso atto del contrasto giurisprudenziale concernente il riparto degli oneri probatori in caso di domanda di risarcimento dei danni da «nascita indesiderata», nonché di legittimazione attiva del nato malformato, la Suprema Corte ha chiesto alle Sezioni Unite di fare chiarezza. Sono, quindi, due le questioni che le S.U. dovranno affrontare: quale prova deve dare la donna (ed il marito, che è con lei danneggiato) in ordine alla duplice circostanza del grave pericolo per la sua salute fisica o, più spesso, psichica, e della sua concreta determinazione ad abortire, ove tempestivamente informata delle malformazioni? Può il nato malformato lamentare che la madre non abbia abortito, nel qual caso egli non sarebbe nato?

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Il fatto del terzo non interrompe gli obblighi del custode ove da tempo è a conoscenza della pericolosità della cosa

14 Aprile 2015 | di Marco Moiraghi

Trib. Milano

Danno cagionato da cose in custodia

In tema di risarcimento del danno cagionato all’utente da un tombino dissestato posto su marciapiede di pertinenza condominiale, il condominio in quanto proprietario risponde ex art. 2051 c.c. anche se il dissesto è stato pacificamente cagionato da terzi. La pregressa conoscenza della situazione di pericolo e l’inerzia nella sua eliminazione, ricostituiscono in capo al condominio gli obblighi di custodia interrotti per fatto del terzo ed impediscono l’applicazione dell’esimente del caso fortuito idonea ad escludere la responsabilità oggettiva ex art. 2051 c.c.. Rimane configurabile in capo al danneggiato il concorso di colpa ai sensi dell’art. 1227, comma 1, c.c. idoneo a ridurre l’entità del risarcimento in misura proporzionale all’incidenza causale del danneggiato, liquidato ex art. 139, D. lgs. n. 209/2005 in quanto preferibile rispetto ai criteri tabellari in uso presso il Tribunale di Milano.

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Azione contro il vettore aereo e termine biennale convenzionale: prescrizione o decadenza?

14 Aprile 2015 | di Marco Bona

Trib. Milano

Assicurazione obbligatoria per veicoli a motore e natanti

In materia di responsabilità del vettore aereo per il trasporto di merci il termine biennale recato dall’art. 29 della Convenzione di Varsavia del 12 ottobre 1929 costituisce una decadenza, a cui non è applicabile la sospensione feriale di cui alla Legge 7 ottobre 1969 n. 742; esso decorre non già dal giorno della messa a disposizione della merce, bensì dall’arrivo a destinazione o dal giorno in cui l’aeromobile avrebbe dovuto arrivare o da quello in cui il trasporto fu interrotto.

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Risponde del reato di rifiuto di atti d’ufficio il primario che omette la compilazione delle cartelle sanitarie

10 Aprile 2015 | di Antonio Bana

Cass. pen.

Responsabilità penale del medico

La cartella clinica deve considerarsi sempre finalizzata a garantire la compiuta attuazione del diritto alla salute ed è pacificamente atto pubblico, della cui tempestiva formazione risponde il responsabile del reparto quale pubblico ufficiale, essendo tenuto con la propria sottoscrizione ad accertarne la completezza e regolarità: nella specie risponde pertanto del reato di omissione di atti d’ufficio di cui all’art. 328 c.p. il primario che, omettendone la sottoscrizione, ritarda colpevolmente il rilascio di un rilevante numero di cartelle cliniche, specie considerato che esse costituiscono il diario clinico che va compilato in prossimità degli eventi e verificato dal sanitario responsabile in concomitanza con gli stessi.

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