Giurisprudenza commentata

Giurisprudenza commentata

Onere della prova sul danno cagionato da cose in custodia

17 Giugno 2014 | di Mariacarla Giorgetti

Danno cagionato da cose in custodia

La responsabilità prevista dall'art. 2051 c.c. per i danni cagionati da cose in custodia presuppone la sussistenza di un rapporto di custodia della cosa e una relazione di fatto tra un soggetto e la cosa stessa, tale da consentire il potere di controllarla, di eliminare le situazioni di pericolo che siano insorte e di escludere i terzi dal contatto con la cosa; detta norma non esonera il danneggiato dall'onere di provare il nesso causale tra cosa in custodia e danno, ossia di dimostrare che l'evento si è prodotto come conseguenza normale della particolare condizione, potenzialmente lesiva, posseduta dalla cosa mentre resta a carico del custode offrire la prova contraria alla presunzione iuris tantum della sua responsabilità mediante la dimostrazione positiva del caso fortuito, cioè del fatto estraneo alla sua sfera di custodia, avente impulso causale autonomo e carattere di imprevedibilità e di assoluta eccezionalità e costituisce caso fortuito anche la riferibilità dell'evento a una condotta colposa dello stesso danneggiato (nella specie, è stato escluso il nesso causale tra la cosa in custodia e il sinistro occorso alla ricorrente, che era inciampata in un tombino, atteso che il fatto era diretta conseguenza della distratta condotta dell'istante, la quale, con la minima diligenza avrebbe ben potuto scorgere la presenza del tombino e lo stato in cui si trovava)

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La violazione degli obblighi familiari nei legami di fatto

13 Giugno 2014 | di Stefano Celentano

Danno endofamiliare

In tema di patrocinio a spese dello Stato, la pretesa fatta valere nei confronti dell’ex convivente, diretta ad ottenere il risarcimento dei danni per violazione degli obblighi familiari, non può ritenersi manifestamente infondata – con conseguente revoca del provvedimento di ammissione al gratuito patrocinio – sul solo rilievo della insussistenza sia normative che giurisprudenziale dell’ipotesi di violazione degli obblighi familiari in ipotesi di persone unite dal solo vincolo more uxorio, dovendosi per contro, verificare in concreto la sussumibilità di tale posizione nell’ambito della categoria dei diritti fondamentali della persona, senza che assuma rilievo il tipo di unione a cui interno la lamentata lesione s sarebbe verificata.

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Trascrizione di domanda giudiziale e responsabilità processuale aggravata

13 Giugno 2014 | di Antonio Salvati

Responsabilità processuale aggravata e danno punitivo

La condanna al risarcimento dei danni da responsabilità processuale aggravata per la trascrizione di una domanda giudiziale, ai sensi dell'art. 96, comma 2, c.p.c., presuppone l'accertamento dell'inesistenza del diritto oggetto di quest'ultima, nonché l'inosservanza da parte dell'attore della prudenza tipica dell'uomo di media diligenza. Ne consegue che il giudice, investito dell'istanza della parte danneggiata, non può pronunciare su di essa se non abbia preventivamente deciso le questioni di merito attinenti al grado di fondatezza della domanda trascritta.

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Dopo l'intervento dell'art. 3 della Legge Balduzzi la responsabilità del medico è ancora contrattuale?

13 Giugno 2014 | di Flavio Peccenini

Responsabilità penale del medico

La novità normativa contenuta nel primo comma dell'art. 3, l. 8 novembre 2012 n. 189 mentre indica una particolare evoluzione del diritto penale vivente, per agevolare l'esercizio dell'arte medica, senza il pericolo di pretestuose azioni penali, rende tuttavia evidente che la materia della responsabilità civile segue le sue regole consolidate anche per la c.d. responsabilità contrattuale del medico e della struttura sanitaria.

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Prova liberatoria nel danno cagionato da animali

13 Giugno 2014 | di Antonio Salvati

Danno cagionato da animali

Non rientrano nel novero degli animali selvatici - sottratti all'applicazione dell'art. 2052 c.c. - le api utilizzate da un apicoltore, il quale pertanto risponde ai sensi di tale disposizione e non dell'art. 2043 c.c. dei danni dalle stesse cagionati. Poiché la responsabilità ex art. 2052 c.c. per danno cagionato da animali si fonda non su un comportamento o un'attività del proprietario, ma su una relazione (di proprietà o di uso) intercorrente tra questi e l'animale, e poiché il limite della responsabilità risiede nell'intervento di un fattore (il caso fortuito) che attiene non ad un comportamento del responsabile, ma alle modalità di causazione del danno, la rilevanza del fortuito deve essere apprezzata sotto il profilo causale, in quanto suscettibile di una valutazione che consenta di ricondurre ad un elemento esterno, anziché all'animale che ne è fonte immediata, il danno concretamente verificatosi. Ne consegue che spetta all'attore provare l'esistenza del rapporto eziologico tra l'animale e l'evento lesivo, mentre il convenuto, per liberarsi dalla responsabilità, dovrà provare non già di essere esente da colpa, bensì l'esistenza di un fattore, estraneo alla sua sfera soggettiva, idoneo ad interrompere quel nesso causale.

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Legittimazione passiva e prova liberatoria nel danno cagionato dalla fauna selvatica

13 Giugno 2014 | di Antonio Salvati

Danni causati dalla fauna selvatica

La Regione, in quanto obbligata ad adottare tutte le misure idonee ad evitare che la fauna selvatica arrechi danni a terzi, è responsabile ex art. 2043 c.c. dei danni cagionati da un animale selvatico a persone o cose il cui risarcimento non sia previsto da specifiche norme.

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Danno esistenziale: un nuovo intervento della Suprema Corte che non fa chiarezza

13 Giugno 2014 | di Luca Nania

Danno esistenziale

Il danno esistenziale non costituisce un’autonoma voce di danno risarcibile, ma costituisce un aspetto della più ampia categoria del danno non patrimoniale. Di tale aspetto quindi va tenuto conto, nel determinare la somma complessivamente spettante a titolo di risarcimento dei danni non patrimoniali, a cui va apportato un congruo aumento, in misura da determinare con riguardo alle peculiarità del caso concreto.

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La perdita di chance di godere più a lungo del proprio congiunto: alla ricerca del nesso (perduto)

11 Giugno 2014 | di Daniela Zorzit

Danno da perdita di chances in materia sanitaria

La chance in senso stretto va intesa come danno emergente, ossia come lesione della possibilità di raggiungere il risultato sperato. La domanda per perdita di chance è ontologicamente diversa da quella di risarcimento del danno futuro da mancato raggiungimento del risultato sperato, e la prima nemmeno può essere considerata un minus della seconda, mutando la causa petendi (possibilità di conseguire un risultato nella chance, perdita del risultato nel danno futuro), il petitum (risarcimento commisurato a perdita nella chance, perdita tout court nel danno futuro) e l’onere della prova per la parte (che nella lesione di chances riguarda la perdita di una probabilità non trascurabile di raggiungere il risultato, mentre nel danno futuro riguarda il fatto che, ove fosse stato tenuto il comportamento legittimo, il risultato sarebbe stato raggiunto).

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Il diritto al risarcimento del danno per la perdita del congiunto e l’ordine pubblico cd. “internazionale”

11 Giugno 2014 | di Daniela Zorzit

Danno da perdita del rapporto parentale

Il principio di risarcibilità del danno morale da uccisione del congiunto, attenendo alla tutela dei diritti fondamentali della persona, appartiene all’ordine pubblico internazionale, sicché non può trovare applicazione nell’ordinamento italiano la norma straniera – quale l’art. 1327 codice civile austriaco – che tale risarcibilità escluda.

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La Cassazione ritorna sul danno alla vita di relazione

10 Giugno 2014 | di Antonio Scalera

Danno da perdita del rapporto parentale

“Il danno biologico, il danno morale ed il danno alla vita di relazione rispondono a prospettive diverse di valutazione del medesimo evento lesivo, che può causare, nella vittima e nei suoi familiari, un danno medicalmente accertato, un dolore interiore e un'alterazione della vita quotidiana, sicché il giudice di merito deve valutare tutti gli aspetti della fattispecie dannosa, evitando duplicazioni, ma anche "vuoti" risarcitori, e,, in particolare, per il danno da lesione del rapporto parentale, deve accertare, con onere della prova a carico dei familiari della persona deceduta, se, a seguito del fatto lesivo, si sia determinato nei superstiti uno sconvolgimento delle normali abitudini tale da imporre scelte di vita radicalmente diverse.”

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