Giurisprudenza commentata

Giurisprudenza commentata

Vittime di reati intenzionali violenti: il Tribunale di Milano estende l’indennizzo alle situazioni interne

24 Settembre 2014 | di Marta Cenini

Mancato recepimento direttiva comunitaria

“È presupposto indispensabile per dare effettiva attuazione alla direttiva 2004/80/CE la predisposizione, da parte del legislatore italiano, di un sistema idoneo a garantire l’indennizzo delle vittime di tutti i reati intenzionali violenti nelle situazioni cd. interne. Pertanto l’Italia risulta inadempiente per aver omesso di dare attuazione al disposto dell’art. 12, comma 2, della Direttiva 2004/80/CE, da cui consegue il diritto delle attrici al risarcimento del danno”

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Il padre viola i doveri di educazione, istruzione e mantenimento verso la prole: i figli richiedono il risarcimento danni

23 Settembre 2014 | di Rosaria Giordano

Danno endofamiliare

“La violazione dei doveri di mantenimento, istruzione ed educazione dei genitori verso la prole, a causa del disinteresse mostrato nei confronti dei figli per lunghi anni, ben può integrare gli estremi dell'illecito civile, cagionando la lesione di diritti costituzionalmente protetti, e dar luogo ad un'autonoma azione dei medesimi figli volta al risarcimento dei danni non patrimoniali ai sensi dell'art. 2059 c.c. (nella specie, il padre dei figli non riconosciuti si era reso responsabile della violazione degli obblighi nascenti dal rapporto di filiazione, per avere privato i figli dell'affettività paterna, per avere dimostrato totale insensibilità nei loro confronti, come dimostrato dal rifiuto di corrispondere i mezzi di sussistenza e negato loro ogni aiuto, non solo economico, con conseguente violazione di diritti di primaria rilevanza costituzionale).”

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Se non c’è contratto con il paziente, la responsabilità civile del medico ex L. Balduzzi si individua nella responsabilità da fatto illecito ex art. 2043 c.c.

17 Settembre 2014 | di Filippo Martini

Responsabilità extracontrattuale nella “legge Balduzzi”

Il tenore letterale dell’art. 3 comma 1 della legge Balduzzi (art. 3, comma 1, L. n.189/2012) e l’intenzione del legislatore conducono a ritenere che la responsabilità del medico (e quella degli altri esercenti professioni sanitarie) per condotte che non costituiscono inadempimento di un contratto d’opera (diverso dal contratto concluso con la struttura) venga ricondotta dal legislatore del 2012 alla responsabilità da fatto illecito ex art. 2043 c.c. e che, dunque, l’obbligazione risarcitoria del medico possa scaturire solo in presenza di tutti gli elementi costitutivi dell’illecito aquiliano (che il danneggiato ha l’onere di provare). Se dunque il paziente/danneggiato agisce in giudizio nei confronti del solo medico con il quale è venuto in “contatto” presso una struttura sanitaria, senza allegare la conclusione di un contratto con il convenuto, la responsabilità risarcitoria del medico va affermata soltanto in presenza degli elementi costitutivi dell’illecito ex art. 2043 c.c. che l’attore ha l’onere di provare. Se nel caso suddetto oltre al medico è convenuta dall'attore anche la struttura sanitaria presso la quale l’autore materiale del fatto illecito ha operato, la disciplina delle responsabilità andrà distinta (quella ex art. 2043 c.c. per il medico e quella ex art. 1218 c.c. per la struttura), con conseguente diverso atteggiarsi dell’onere probatorio e diverso termine di prescrizione del diritto al risarcimento; senza trascurare tuttavia che, essendo unico il “fatto dannoso” (seppur distinti i criteri di imputazione della responsabilità), qualora le domande risultino fondate nei confronti di entrambi i convenuti, essi saranno tenuti in solido al risarcimento del danno a norma dell’art. 2055 c.c.

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Il notaio è negligente, ma il danno risarcibile si limita agli esborsi per la sottoscrizione del rogito

16 Settembre 2014 | di Roberta Nocella

Responsabilità del notaio

L'azione di responsabilità contrattuale nei confronti di un professionista - nella specie, un notaio - che abbia violato i propri obblighi professionali può essere accolta, secondo le regole generali che governano la materia risarcitoria, se e nei limiti in cui un danno si sia effettivamente verificato, occorrendo a tale scopo valutare se il cliente avrebbe potuto conseguire, con ragionevole certezza, una situazione economicamente più vantaggiosa qualora il professionista avesse diligentemente adempiuto la propria prestazione. (Nel caso di specie, essendosi già irreversibilmente prodotto - al momento della stipula del rogito notarile - il danno costituito dal versamento del corrispettivo per l'acquisto di un immobile gravato da iscrizioni e trascrizioni pregiudizievoli, ed essendo lo stesso il risultato di una serie causale del tutto indipendente dalla condotta del notaio, si è ritenuto che, in caso di diligente adempimento da parte del professionista dell'incarico affidatogli, l'ignara acquirente avrebbe potuto risparmiare soltanto gli ulteriori esborsi connessi alla sottoscrizione del rogito).

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Il reato di atti persecutori e la questione di legittimità costituzionale per l’asserita lesione del principio di determinatezza/tassatività

12 Settembre 2014 | di Luigi Isolabella , Angela Quatraro

Danno da lesione degli altri diritti costituzionalmente garantiti

Il principio di legalità stabilito dall’art. 25, comma 2, Cost., secondo cui nessuno può essere punito, se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso, implica una stretta riserva di legge, che postula la tassativa specificazione del fatto previsto come reato e l’indicazione della pena. Tale principio non è sempre attuato secondo un criterio di rigorosa descrizione del fatto, considerato che, in relazione ai fini che il legislatore deve perseguire, spesso le norme penali si limitano ad una descrizione sommaria o all’uso di espressioni normative di carattere indicativo, realizzando nel miglior modo possibile, l’esigenza di una previsione tipica dei fatti costituenti reato. Non è costituzionalmente fondata, e deve essere respinta, la questione di legittimità, sollevata con riferimento all’art. 25, comma 2, Cost., dell’art. 612-bis c.p., per violazione del principio di tassatività/determinatezza della fattispecie penale.

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La rendita indennitaria INAIL comprensiva del danno biologico e del danno alla capacità lavorativa generica, va dedotto dal calcolo del danno differenziale

10 Settembre 2014 | di Rodolfo Berti

Danno differenziale patrimoniale e non patrimoniale

Il danno differenziale deve essere determinato sottraendo dal risarcimento del danno complessivo, liquidato secondo i criteri civilistici, quello delle prestazioni liquidate dall’INAIL, considerato l’indennizzo medesimo come un ristoro unitario, comprensivo della lesione patrimoniale, onde impedire che il danneggiato percepisca un ingiustificata locupletazione.

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Usucapione: l’interversione del possesso da parte del detentore per ragioni di ospitalità necessita di un’attività materiale di impossessamento.

08 Settembre 2014 | di Luca Nania

Trib. Milano

Risarcimento del danno da lesione del possesso

Il detentore non può trasformarsi in possessore mediante una sua interna determinazione di volontà, ma il mutamento del titolo deve essere provato con il compimento di idonee attività materiali in opposizione al proprietario, atti cioè idonei ad integrare il mutamento dell’originario animus detinendi in animus possidendi. Nel caso della detenzione per ragioni di ospitalità, l’interversio possessionis è soggetta ad un regime particolarmente rigoroso, non essendo sufficiente una dichiarazione di opposizione al titolare del diritto (possibile per il detentore qualificato) ma essendo necessario un atto materiale di impossessamento.

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Risarcibilità dei danni “diretti” subiti dai soci di società di capitali per mala gestio di amministratori e sindaci

04 Settembre 2014 | di Claudio Tatozzi

Risarcimento del danno da reato

Il socio di società di capitali ha legittimazione attiva a far valere il diritto al risarcimento del danno patrimoniale e/o morale subito a causa di atti di mala gestio di amministratori e sindaci solo qualora alleghi la sussistenza di danni diretti alla sua sfera patrimoniale (incidenti su cespiti diversi dalla partecipazione sociale) e non patrimoniale (quale, nella specie, il danno morale inteso come sofferenza o patimento d’animo).

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Contratti collegati e vacanza rovinata: quando i compagni di viaggio possono richiedere il risarcimento del danno

02 Settembre 2014 | di Marta Cenini

Responsabilità civile da vacanza rovinata

“In tema di risarcimento dei danni per impossibilità di portare a compimento il proprio viaggio di nozze in seguito al respingimento di uno dei coniugi da parte del paese di destinazione, deve ritenersi viziata sotto il profilo dell'illogicità e dell'inconferenza della motivazione la premessa del giudice del merito che esclude in favore del marito il diritto all'informazione preventiva e, conseguentemente, al risarcimento dei danni, essendo il visto d'ingresso per il paese di destinazione richiesto solo per la moglie; infatti, trattandosi di due sposi in viaggio di nozze, è palese che l'impedimento all'ingresso nel paese di destinazione a carico dell'uno di essi - impedimento che potrebbe risultare dannoso e molesto in ogni caso di viaggio organizzato in comune fra più persone - nella specie risulta addirittura disastroso, in quanto preclude del tutto ad entrambi i viaggiatori il comune godimento della vacanza, che costituisce lo scopo immediato del viaggio di nozze. In questa situazione, anche ammesso che l'acquisto dei due biglietti possa configurare due contratti autonomi, e non piuttosto un unico contratto relativo al viaggio di due persone, si tratterebbe comunque di contratti collegati, trattandosi di un tipico caso in cui lo scopo perseguito dai contraenti riguardava un risultato unitario e di interesse comune, pur se formalmente realizzato tramite atti diversi. Ne consegue che l'inadempimento dell'uno dei contratti si riflette necessariamente sull'altro, rendendone vana l'esecuzione, data l'unicità dell'interesse perseguito (cassata, nella specie, la decisione del giudice del merito, che aveva escluso il risarcimento in favore del marito a fronte di una domanda risarcitoria avanzata per l'impossibilità di usufruire del proprio viaggio di nozze, atteso che, arrivati a destinazione, l'Ufficio immigrazione thailandese aveva negato l'ingresso alla moglie, cittadina ecuadoregna, sequestrandole passaporto e il biglietto di viaggio, perché priva del visto di ingresso del Consolato competente, necessario per i cittadini extracomunitari)” .

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È documentale la prova del danno da riduzione della capacità lavorativa specifica

01 Settembre 2014 | di Paolo Vinci

Capacità lavorativa generica e specifica

“L'accertamento di postumi permanenti, incidenti con una certa entità sulla capacità lavorativa specifica, non comporta l'automatico obbligo del danneggiante di risarcire il danno patrimoniale, conseguenza della riduzione della capacità di guadagno - derivante dalla ridotta capacità lavorativa specifica - e quindi di produzione di reddito; detto danno patrimoniale da invalidità deve perciò essere accertato in concreto attraverso la dimostrazione che il soggetto leso svolgesse o, trattandosi di persona non ancora dedita ad attività lavorativa, presumibilmente avrebbe svolto, un'attività produttiva di reddito. La liquidazione del danno, peraltro, non può essere fatta in modo automatico in base ai criteri dettati dalla Legge 26 febbraio 1977, n. 39, articolo 4, che non comporta alcun automatismo di calcolo, ma si limita ad indicare alcuni criteri di quantificazione del danno sul presupposto della prova relativa che incombe al danneggiato e può essere anche data in via presuntiva, purché sia certa la riduzione di capacità lavorativa specifica”.

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