Focus

Risarcimento da perdita del rapporto parentale in incidente stradale: l’ accessibilità del diritto tra gli Stati membri. Le legislazione ceca e lettone

Sommario

Assicurazione della responsabilità civile da circolazione dei veicoli | Quali i danni risarcibili | De iure condendo: un’armonizzazione possibile? | Legittimità dei limiti al risarcimento |

Assicurazione della responsabilità civile da circolazione dei veicoli

Il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione dei veicoli è materia che fu oggetto, fin da subito, di esame da parte delle istituzioni della allora Comunità Economica Europea. La prima direttiva in materia (Direttiva 72/166/CEE) era del 24 aprile 1972, quando gli Stati membri erano ancora sei (Francia, Germania, Italia, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo).

Tra i vari atti e provvedimenti, che verranno richiamati nelle sentenze in esame, si ricordano brevemente:

- la Direttiva 72/166/CEE (I direttiva), concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati Membri in materia di assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione dei veicoli, che ha imposto agli Stati membri di provvedere, affinché i veicoli che stazionano abitualmente nel loro territorio siano coperti da un’assicurazione (obbligatoria) per la responsabilità civile e di controllare che tale obbligo sia rispettato (direttiva integrata con modifiche dalla direttiva 2005/14/CE);

- la Direttiva 84/5/CEE (II direttiva), concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di assicurazione per la RCA (modificata e integrata dalla direttiva 2005/14/CE), che, pur lasciando liberi gli Stati membri di determinare i danni coperti da tale assicurazione e le modalità della stessa, ha previsto che l’assicurazione copra obbligatoriamente i danni alle persone, per un importo minimo di copertura pari a Euro 1.000.000 per vittima o a Euro 5.000.000 per sinistro, indipendentemente dal numero delle vittime. Inoltre, essa deve coprire anche i danni alle cose per un importo minimo di Euro 1.000.000 per sinistro, indipendentemente dal numero delle vittime.

- la Direttiva 90/232/CEE (III direttiva), che ha stabilito che l’assicurazione di cui all’art. 3 della direttiva 72/166/CEE copre la responsabilità per i danni alla persona di qualsiasi passeggero, diverso dal conducente, derivanti dall’uso del veicolo, con precisazione contenuta nella direttiva 2005/14/CE, che tale assicurazione copre anche i danni alle persone e cose subiti da pedoni, ciclisti e altri utenti non motorizzati.

 

Quali i danni risarcibili

 

Il caso: un incidente stradale nel territorio della Repubblica Ceca (Corte di Giustizia UE  sentenza del 24 ottobre 2013,  Causa C -22/12).

In data 7 agosto 2008 avveniva un incidente stradale nel territorio della Repubblica Ceca, tra un automezzo pesante immatricolato nella Repubblica Ceca e un’automobile da turismo, immatricolata  nella Repubblica Slovacca, di proprietà della sig.ra Holingová, condotta dal sig. Petrik, che trasportava in qualità di passeggero il sig. Haas, il quale, nell’occorso, decedeva.

Il sig. Petrík, responsabile dell’incidente, veniva condannato a risarcire il danno subito dalla moglie del sig. Haas (sig.ra Haasová); tuttavia la moglie, sig.ra Haasová, e la figlia, chiedevano alla compagnia di assicurazioni anche il risarcimento del danno morale risultante dalla perdita del rispettivo coniuge e padre.

Occorre precisare, preliminarmente, che il Codice Civile slovacco (L. n. 40/1964) e la legge n. 381/2001 in materia di RCA non apprestano la stessa tutela, essendo molto più ampia quella del codice civile e non riconoscendo, invece, la legge in materia di RCA slovacca, una specifica tutela per il danno non patrimoniale da morte.

Il Codice Civile ceco (sempre L. n. 40/1964) ha mantenuto la stessa formulazione di quello slovacco, per quanto attiene gli artt. 1 e 13, ma all’art. 444 dispone: “ .. In caso di danno alla persona, la sofferenza della persona lesa e il pregiudizio da essa subito nell’ambito dei rapporti sociali danno luogo a un risarcimento forfettario. (...) In caso di decesso, agli aventi diritto è riconosciuto un risarcimento forfettario pari a: a) 240 000 [corone ceche (CZK)] per la perdita del coniuge..”, mentre la legge n. 168/199 in materia di RCA, all’art. 6, stabilisce che: “… l’assicurato ha diritto a che la compagnia assicuratrice risarcisca per suo conto al danneggiato, nella misura e nell’importo previsti dal codice civile, a) il danno causato alla salute o con la morte..”.

Il giudice investito della controversia (giudice regionale di Prešov, situato nella Repubblica Slovacca) rilevava che: 1) il diritto applicabile era il diritto civile ceco; 2) il diritto ceco consente alla persona fisica di chiedere un risarcimento per il danno morale risultante da una lesione dell’integrità personale; 3) secondo la compagnia assicuratrice della sig.ra Holingová, nulla era dovuto alla moglie e alla figlia per il danno morale/immateriale, considerato che la copertura garantita dall’assicurazione obbligatoria in base alla normativa slovacca sulla RCA non si estende al danno morale.

Secondo il Giudice del rinvio la nozione di danno coperta dal contratto di assicurazione includerebbe anche pregiudizi di natura non patrimoniale, segnatamente danni immateriali, morali o lesioni alla sfera affettiva. La compagnia di assicurazione (Allianz), invece, rifiuterebbe di risarcire il danno non patrimoniale, ai sensi del diritto slovacco.

Il giudice adito effettuava, pertanto, rinvio pregiudiziale ex art. 267 TFUE alla Corte di Giustizia, formulando il seguente quesito:

“Se l’articolo 1, primo comma, della [terza direttiva], in combinato disposto con l’articolo 3, paragrafo 1, della [prima direttiva] debba essere interpretato nel senso che esso OSTA a una disposizione di diritto nazionale (quale quella di cui all’articolo 4 della legge slovacca [sull’assicurazione obbligatoria] e all’articolo 6 della legge ceca [sull’assicurazione obbligatoria]), ai sensi della quale la responsabilità civile risultante dall’uso di veicoli a motore non copre il danno non patrimoniale, espresso in forma pecuniaria, sofferto dai superstiti delle vittime di un incidente stradale derivante dall’uso di veicoli a motore.”.

La Corte di Giustizia, esaminando questo primo caso, ricorda, preliminarmente, che il diritto dell’Unione statuisce l’obbligo di copertura per la RCA, ma che la questione sull’entità del risarcimento  è sostanzialmente disciplinata dal Diritto Nazionale.

Si legge nella motivazione: “(40) … La Corte ha già statuito che dall’oggetto della prima, della seconda e della terza direttiva, nonché dal loro tenore letterale, risulta che queste ultime non mirano ad armonizzare i regimi di responsabilità civile degli Stati membri e che, allo stato attuale del diritto dell’Unione, questi ultimi restano liberi di stabilire il regime di responsabilità civile applicabile ai sinistri derivanti dalla circolazione dei veicoli (sentenza Marques Almeida, C -300/10, punto 29 e la giurisprudenza ivi citata)”.

Di conseguenza, allo stato attuale del diritto dell’Unione, gli Stati membri restano, in linea di principio, liberi di determinare, quali danni causati dai veicoli devono essere risarciti, l’entità del risarcimento degli stessi e le persone aventi diritto a detto risarcimento.

Tuttavia, precisa la Corte, occorre ricordare, che dal preambolo della I e della II direttiva emerge che tali direttive sono dirette a garantire la libera circolazione, ma anche che le vittime degli incidenti stradali beneficino di un trattamento comparabile, indipendentemente dal luogo dell’Unione in cui il sinistro è avvenuto.

Inoltre, la Corte ricorda, come la I direttiva (integrata dalla II e dalla III), da un lato imponga agli Stati membri di garantire che la RCA sia obbligatoria, ma dall’altro precisi anche i tipi di danni e i terzi vittime che tale assicurazione deve coprire (sentenza Marques Almeida, C‑300/10).

Proseguendo nella motivazione, la Corte ribadisce che gli Stati membri devono esercitare le loro competenze in tale settore nel rispetto del diritto dell’Unione e che le disposizioni nazionali che disciplinano il risarcimento dei sinistri risultanti dalla circolazione dei veicoli non possono privare la prima, la seconda e la terza direttiva del loro effetto utile (sentenza Marques Almeida, cit., punto 31 e giurisprudenza ivi citata) e che “(44) … al fine di ridurre le disparità sussistenti quanto alla portata dell’obbligo di assicurazione tra le legislazioni degli Stati membri, l’articolo 1 della seconda direttiva ha imposto, in materia di responsabilità civile, la copertura obbligatoria dei danni alle cose e dei danni alle persone, sino a concorrenza di determinati importi. L’articolo 1 della terza direttiva ha esteso tale obbligo alla copertura dei danni alla persona causati ai passeggeri diversi dal conducente.”

“(46) Ne consegue che la libertà degli Stati membri di determinare i danni coperti e le modalità dell’assicurazione obbligatoria è stata limitata dalla seconda e dalla terza direttiva, dal momento che esse hanno reso obbligatoria la copertura di taluni danni a concorrenza di importi minimi determinati. In particolare figurano tra tali danni la cui copertura è obbligatoria i danni alla persona, come precisato dall’articolo 1, paragrafo 1, della seconda direttiva.”

Indicando, ancora la Corte che: “(47) Orbene, … si deve considerare, avuto riguardo alle diverse versioni linguistiche degli articoli 1, paragrafo 1, della seconda direttiva e 1, primo comma, della terza direttiva, nonché all’obiettivo di tutela delle tre direttive summenzionate, che rientra nella nozione di danno alla persona, ogni danno, il cui risarcimento è previsto a titolo della responsabilità civile dell’assicurato dalla normativa nazionale applicabile alla controversia, arrecato all’integrità della persona, che include le sofferenze sia fisiche sia psicologiche. ”

A seguito dell’ampia e articolata motivazione, la Corte conclude e dichiara:

L’articolo 3, paragrafo 1, della prima direttiva 72/166/CEE

l’articolo 1, paragrafi 1 e 2, della seconda direttiva 84/5/CEE (come modificata dalla direttiva 2005/14/CE)

e l’articolo 1, primo comma, della terza direttiva 90/232/CEE ,

“devono essere interpretati nel senso che l’assicurazione obbligatoria della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli deve garantire il risarcimento dei danni immateriali subiti dai congiunti di vittime, decedute, di incidenti stradali, qualora tale risarcimento sia previsto, in forza della responsabilità civile dell’assicurato, dalla normativa nazionale applicabile alla controversia nel procedimento principale.”

 

De iure condendo: un’armonizzazione possibile?

Richiamando le considerazioni dell’Avvocato Generale, si può rilevare che il diritto al risarcimento del danno immateriale causato dalla perdita di un congiunto in un incidente stradale è riconosciuto negli ordinamenti giuridici di numerosi Stati membri (ad es. Bulgaria, Germania, Estonia, Irlanda, Spagna, Francia, Italia, Cipro, Lettonia, Polonia, Slovenia, Svezia, Regno Unito).

Tuttavia, l’accessibilità a tale diritto, può variare in modo significativo tra i vari Stati membri (in Germania, ad es. il danno può essere risarcito solo se va oltre le reazioni e gli inconvenienti “normali” conseguenti a un decesso avvenuto in tali circostanze; in Estonia, il risarcimento è giustificato principalmente quando il congiunto è stato testimone dell’incidente; nel Regno Unito, la giurisprudenza ha posto condizioni cumulative, ossia una malattia psichiatrica provocata dallo shock, l’esistenza di vincoli affettivi con la vittima, la prossimità del beneficiario all’incidente, nonché lo shock provocato da una percezione diretta dell’incidente.). In altri Stati dell’Unione è invece previsto un onere della prova attenuato (in Svezia, ad es. la vittima indiretta riceve d’ufficio una compensazione durante l’anno successivo al decesso di un congiunto. Dopo un anno, essa deve provare una sofferenza più duratura mediante la produzione di certificati medici.”)

Inoltre, poiché i legislatori degli Stati membri hanno una competenza riservata in materia di responsabilità civile, rientra nel loro ambito di valutazione, la questione se si tratti di un diritto indiretto proprio della vittima, o di un diritto derivato da quello della persona deceduta.

La sentenza in commento stabilisce, tuttavia, un principio chiaro: conformemente alla giurisprudenza della Corte UE, gli Stati membri devono esercitare la loro competenza in modo da rispettare il diritto dell’Unione e, in particolare, in modo da preservare l’effetto utile della prima, della seconda e della terza direttiva.

Tale effetto sarebbe pregiudicato, se non fosse consentito tutelare le vittime “indirette” di incidenti stradali mediante l’assicurazione obbligatoria della responsabilità civile.

Ma, stabilito il principio, occorre verificare il grado di tutela  effettivamente apprestato; ed è questo il caso affrontato nella causa C 277-12, ove, in un incidente stradale con decesso dei due genitori, al figlio minore la legge lettone riconosceva LVL 200 (circa Euro 284,57) di risarcimento per il danno non patrimoniale.

Legittimità dei limiti al risarcimento

 

Il Caso: un incidente stradale avvenuto in Lettonia (Corte di Giustizia UE  sentenza del 24 ottobre 2013  Causa C -277/12).

Il 14 febbraio 2006 i genitori del sig. Drozdovs decedevano in un incidente stradale avvenuto a Riga (Lettonia), causato dal conducente di un’auto assicurata (con la società Baltikums), che aveva effettuato manovra di sorpasso pericolosa (in stato di ebbrezza e con auto in cattive condizioni). Il sig. Drozdovs, che all’epoca dei fatti aveva dieci anni di età, veniva sottoposto alla tutela della nonna.

In Lettonia, la compagnia assicuratrice del responsabile dell’incidente stradale può essere chiamata a risarcire il danno morale per dolori e patimenti psicologici conseguenti al decesso di una persona da cui si dipende economicamente, di una persona a carico o del coniuge; tuttavia, l’ammontare di tale risarcimento è limitato a LVL 100 (circa Euro 142) per ciascun richiedente e per persona deceduta (art. 7 e 10 del decreto n. 331/2005 del Consiglio dei Ministri, del 17 maggio 2005).

La compagnia di assicurazione, pertanto, in forza dell’art. 7 del decreto n. 331/2005 versava, in data 29 gennaio 2007, l’importo di LVL 200 (€ 284,57 al controvalore di giugno 2014, € 287,15 al controvalore del 2007), per il risarcimento delle sofferenze psicologiche sopportate dal minore Drozdovs per la morte di entrambi i genitori, nonché LVL 4.497,47 per i danni patrimoniali.

La tutrice rivendicava, invece, il risarcimento di LVL 200 000 (circa € 284.820,00) per il danno morale subito dal sig. Drozdovs a causa della perdita dei genitori.

L’Augstākās tiesas Senāts (Senato della Corte suprema, Lettonia), investito della controversia tra il sig. Drozdovs e la compagnia assicuratrice, sottoponeva alla Corte di Giustizia UE la stessa questione sollevata dal giudice slovacco nella causa Haasová ed inoltre chiedeva, se la limitazione dell’importo massimo del risarcimento del danno morale subito a causa di un incidente stradale, stabilita dal diritto lettone, fosse compatibile con il diritto dell’Unione.

La Corte, in particolare per quanto attiene il limite fissato al risarcimento in base al diritto lettone (seconda questione), rilevava che:

“ .. la Corte ha avuto modo di dichiarare che l’articolo 1, paragrafo 2, della seconda direttiva osta ad una normativa nazionale che prevede massimali di garanzia inferiori agli importi minimi di garanzia fissati da detto articolo (v., in tal senso, sentenza del 14 settembre 2000, Mendes Ferreira e Delgado Correia Ferreira, C‑348/98, Racc. pag. I‑6711, punto 40, nonché ordinanza del 24 luglio 2003, Messejana Viegas, C‑166/02, Racc. pag. I‑7871, punto 20)”.

“Poiché la Baltikums sostiene che il legislatore nazionale possa prevedere, per categorie specifiche di danni, massimali di garanzia inferiori agli importi minimi di garanzia fissati dal predetto articolo qualora sia garantito che, per la totalità dei danni, gli importi minimi di garanzia fissati dal medesimo articolo siano rispettati, occorre rilevare, da un lato, che l’articolo 1, paragrafo 2, della seconda direttiva non prevede né autorizza una distinzione, tra i danni coperti, diversa da quella stabilita tra danni alle persone e danni alle cose”.

“Dall’altro lato, occorre ricordare che è stato rilevato al punto 33 della presente sentenza che gli Stati membri devono esercitare le loro competenze in tale settore nel rispetto del diritto dell’Unione e che le disposizioni nazionali che disciplinano il risarcimento dei sinistri risultanti dalla circolazione di autoveicoli non possono privare le tre direttive del loro effetto utile.”

“(54) Orbene, se il legislatore nazionale potesse prevedere, per ciascuna delle differenti categorie specifiche di danni identificati, eventualmente, nella normativa nazionale, massimali di garanzia inferiori agli importi minimi di garanzia fissati all’articolo 1, paragrafo 2, della seconda direttiva, i predetti importi minimi di garanzia e, pertanto, tale articolo sarebbero privati del loro effetto utile”.

“Risulta altresì dal fascicolo sottoposto alla Corte che, a differenza delle circostanze che hanno dato luogo alla citata sentenza Marques Almeida, la normativa nazionale controversa nel procedimento principale non è diretta a determinare il diritto della vittima a un risarcimento a titolo di responsabilità civile dell’assicurato, né l’eventuale portata di tale diritto, ma è idonea a limitare la copertura da parte dell’assicurazione obbligatoria della responsabilità civile di un assicurato”.

“(57) Orbene, ciò premesso, si deve affermare che la normativa nazionale controversa nel procedimento principale pregiudica la garanzia, sancita dal diritto dell’Unione, che la responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli, determinata secondo la normativa nazionale applicabile, sia coperta da un’assicurazione conforme alla prima, alla seconda e alla terza direttiva (v., in tal senso, sentenza Marques Almeida, cit., punto 38 e la giurisprudenza ivi citata).

“(58) Ne deriva che si deve rispondere alla seconda questione dichiarando che gli articoli 3, paragrafo 1, della prima direttiva e 1, paragrafi 1 e 2, della seconda direttiva devono essere interpretati nel senso che essi OSTANO a disposizioni nazionali ai sensi delle quali l’assicurazione obbligatoria della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli copre il risarcimento dei danni immateriali dovuto, secondo la normativa nazionale sulla responsabilità civile, per il decesso di un prossimo congiunto in un incidente stradale solo sino a concorrenza di un massimale inferiore agli importi fissati all’articolo 1, paragrafo 2, della seconda direttiva”.

La questione sembrerebbe in apparenza semplice: possono esistere massimali di garanzia inferiori a quelli stabiliti dalle direttive per ciascuna delle differenti categorie specifiche di danni identificati? La Corte di Giustizia stabilisce, che al diritto nazionale non è consentito disporre in tal senso, pena privare le tre direttive del loro effetto utile.

L’Avvocato Generale, peraltro, nelle sue conclusioni, indica espressamente che un esame dei lavori che hanno condotto alla redazione della seconda direttiva, attesta una preoccupazione sempre maggiore di tutela delle vittime, e che le osservazioni proposte dal governo lettone, circa l’importanza di trovare un equilibrio tra gli interessi in gioco (del danneggiato, della compagnia, dell’utente che paga il premio di polizza), risultano prive di pregio.

Precisa, inoltre, l’Avvocato generale: “Del resto, la prassi dimostra che una concezione ampia dell’ambito di intervento dell’assicurazione obbligatoria della responsabilità civile non ha necessariamente ripercussioni significative pari a quelle previste sul livello dei premi assicurativi. Infatti, in Bulgaria, la recente modifica della legge relativa agli importi coperti dalla suddetta assicurazione, che include il risarcimento del danno morale, non ha avuto alcun impatto significativo sui relativi premi. Parimenti, in Svezia, secondo i lavori preparatori che hanno portato a introdurre nella legislazione il diritto al risarcimento per danni alle persone in caso di decesso di un congiunto in un incidente stradale, tale riforma dovrebbe avere solo effetti marginali sulle spese delle compagnie di assicurazione e, pertanto, sui premi assicurativi, i quali dovrebbero aumentare solo dell’1/1,5%, o anche in misura inferiore.”

Significativa la sintesi della questione, effettuata dalla Corte di Giustizia nel comunicato stampa della Corte n. 144/13: “La Corte constata altresì che, se uno Stato membro riconosce il diritto a una compensazione per il danno morale subito, esso non può prevedere per questa specifica categoria di danni, rientranti tra i danni alla persona ai sensi della seconda direttiva, massimali di garanzia inferiori agli importi minimi di garanzia fissati in tale direttiva. Infatti, la direttiva non prevede né autorizza una distinzione, tra i danni coperti, oltre a quella stabilita tra danni alle persone e danni alle cose.”

In merito ai “limiti al risarcimento”, per quanto attiene più da vicino il diritto nazionale italiano, verrebbe spontanea una riflessione comparata con la sentenza della Corte di Giustizia UE del 23 gennaio2014 causa C – 371/12 (Tribunale di Tivoli – Petillo/Unipol -  art. 139 Cod. Ass.), che tanti commenti ha suscitato. Inoltre, sempre in merito ai “limiti al risarcimento”, non si può non por mente alla sentenza della Corte di Cass., n. 1361/2014 -relatore Dott. Scarano.

In conclusione, in ambito europeo, l’auspicio non può che essere quello della armonizzazione, un bisogno di uniformità nascente dalle esigenze della libera circolazione delle persone e dei traffici, con l’obiettivo, non ultimo, della semplificazione dei contenziosi transnazionali e non solo.

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