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SPECIALE: preclusioni relative all’onere di allegazione del danno patrimoniale e non patrimoniale

 

 

 

SPECIALE

Onere di allegazione del danno patrimoniale e non patrimoniale: le preclusioni

Preclusioni relative all’onere di allegazione del danno patrimoniale e non patrimoniale

Prof. Antonino Barletta

 

L’ampiezza dei poteri del giudice in sede di pronuncia sul danno risarcibile consente una non trascurabile flessibilità riguardo alle difese dell’attore nel corso del processo nella deduzione delle circostanze rilevanti ai fini della pronuncia sul quantum, nonché in relazione all’indicazione delle c.d. voci di danno, nei limiti consentiti dal sistema delle preclusioni e per certi versi anche oltre, ove l’inerzia dell’attore non risulti inescusabile...

 

Le preclusioni assertive in ambito risarcitorio

Dott. Andrea Penta

 

Il vero punctum dolens di ogni processo è quello di individuare quando maturano le preclusioni avuto riguardo all'attività di allegazione dei fatti (preclusioni assertive) ed a quella, connessa e successiva, di articolazione dei mezzi istruttori volti a dimostrarli (preclusioni asseverative). Con particolare riferimento alle prime, ci si domanda, in dottrina e in giurisprudenza, se il termine ultimo per introdurre in giudizio fatti nuovi, nell'esercizio dello jus poenitendi sganciato dalla dialettica processuale, sia rappresentato dall'udienza di comparizione delle parti e di trattazione o dalla prima memoria ex art. 183, comma 6, c.p.c.

 

Risarcimento del danno, onere di allegazione e mutamento della domanda

Dott. Marco Rossetti

 

Ricevo dal direttore della Rivista, ed accetto volentieri, l’invito ad esprimere un’opinione su un tema la cui importanza è stata sempre inversamente proporzionale ai contributi scientifici ad esso dedicati: il tema della possibilità di modificazione della domanda e delle eccezioni nei giudizi aventi ad oggetto il risarcimento dei danni aquiliani.

Questo problema coinvolge due aspetti. Il primo aspetto è stabilire quale sia il contenuto minimo essenziale ed indefettibile dell’atto introduttivo del giudizio avente ad oggetto il risarcimento del danno extracontrattuale.

Il secondo e centrale aspetto del problema è stabilire quali siano i limiti delle modifiche della domanda ammissibili. Questo problema, nella nostra materia, si scinde in due ulteriori questioni: a) se e come sia possibile modificare od innovare i fatti costitutivi della colpa; b) se e come sia possibile modificare od innovare i fatti costitutivi del danno.

 

Oneri di allegazione del danno non patrimoniale e preclusioni

Dott.ssa Lilia Papoff

 

Lo scritto si propone di individuare una soluzione interpretativa delle norme codicistiche sostanziali e processuali che armonizzi il principio del danno non patrimoniale come categoria unitaria - comprensiva di tutti gli aspetti pregiudizievoli -, e la correlativa esigenza di garantire l’integrale risarcimento del danno, con i principi processuali dell’onere di allegazione, dei correlativi limiti cognitivi del giudice e della tutela del contraddittorio delle parti.

 

La contestazione dei fatti allegati dal danneggiato: note critiche sull'applicazione dell'art. 115 c.p.c. nel giudizio di responsabilità civile

Avv. Giuseppe Chiriatti

 

Per meglio comprendere il concreto atteggiarsi delle preclusioni in ambito risarcitorio occorre muovere da una premessa e cioè che il danno-conseguenza si manifesta nella sfera di chi lo subisce e, dunque, resta ignoto al responsabile: per l'effetto, è da escludersi che – in un processo caratterizzato da una “struttura dialettica a catena” (così Cass. 12636/2005) – l'integrazione delle allegazioni attoree possa essere determinata dalla necessità di replicare alle difese svolte dal convenuto, atteso che quest'ultimo non è gravato di alcun onere di contestazione del pregiudizio lamentato dal danneggiato (Cass. 3576/2013).

In definitiva, quantomeno in ambito risarcitorio, quell'approccio “rigorista” secondo cui l'attore deve allegare analiticamente tutti i fatti a sostegno della propria domanda già in citazione (Cass. 13328/2015) ben potrebbe – e dovrebbe - assurgere a orientamento prevalente e ciò al fine di pervenire ad una maggiore “concentrazione” della fase introduttiva (così come perseguita, peraltro, dalla Legge delega di riforma del processo civile).

 

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