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Ciclista caduto a causa di un tombino: il Comune non è responsabile

Un ciclista chiede al Comune il risarcimento dei danni da lui patiti a seguito di una caduta dalla bicicletta verificatasi a causa della presenza di un tombino in cui era andata ad incastrarsi la ruota anteriore del velocipede».

Se il Tribunale ritiene responsabile il Comune e lo condannato a risarcire il ciclista vittima della caduta, la Corte d'Appello accoglie le obiezioni proposte dall'ente locale e addebita la responsabilità dell'incidente alla condotta imprudente dell'uomo.

Avverso la decisione, il ciclista propone ricorso in Cassazione, osservando che «oggetto del giudizio non è la regolarità del piano stradale, quanto l'efficacia della caditoia esistente, la quale ha una feritoia talmente ampia da consentire alla ruota della bicicletta di finirci dentro, rimanendo incastrata», e aggiunge poi che è irrilevante il riferimento alla «sufficiente illuminazione al momento della caduta» e che egli «ha tenuto una condotta corretta», mentre «la caditoia costituisce certamente un'insidia e il Comune non ha verificato la sicurezza della strada».

I Giudici, tuttavia, condividendo quanto deciso dalla Corte d'Appello, chiariscono che va attribuita l'intera responsabilità dell'accaduto al ciclista perché il tombino nel quale si è incastrata la ruota era perfettamente visibile, in quanto di colore nettamente diverso rispetto alle pietre che costituivano il piano stradale» e «l'illuminazione pubblica era sufficiente, essendo avvenuta la caduta subito dopo il passaggio di una processione religiosa».

Essendo la caduta il frutto di una disattenzione, il ricorso del ciclista viene rigettato.  

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