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L’attività legale stragiudiziale come danno emergente

16 Settembre 2022 |

Cass. civ.,

Danno emergente e lucro cessante

Con la sentenza n. 26368, depositata il 07 settembre 2022, la Corte Suprema di Cassazione, Terza Sezione Civile, ha affrontato il tema della risarcibilità, ex art. 1223 c.c., delle spese sostenute per l'attività di assistenza legale stragiudiziale, laddove debitamente provate, quale danno emergente.

 

Il fatto. All'origine della fattispecie processuale c'è l'investimento di un pedone, da parte di un'autovettura e il conseguente procedimento giudiziale, instaurato dallo stesso per ottenere il riconoscimento e la conseguente liquidazione dei danni patrimoniali e non.

 

In primo grado, parte attrice vedeva il parziale accoglimento delle proprie richieste, con il rigetto delle sole richieste inerenti la refusione del danno patrimoniale, con espresso riguardo alle spese legali stragiudiziali.

 

La sentenza di primo grado veniva impugnata da parte attrice, ma l'appello veniva rigettato, con condanna alle spese. Avverso la sentenza di secondo grado il pedone investito proponeva ricorso, innanzi alla Corte di Cassazione.

 

La presunzione di superfluità dell'attività legale stragiudiziale. La Terza Sezione della Corte ha dovuto costruire il proprio ragionamento, partendo da quanto affermato nella pronuncia del giudice di secondo grado, nella quale si affermava il principio secondo cui, in materia di risarcimento dei danni conseguenti al verificarsi può ritenere superflua, potendo il danneggiato provvedere al suo espletamento anche autonomamente, ovvero senza doversi necessariamente rivolgere ad un legale.

 

In via ulteriore, secondo il giudice di merito, detta attività, quand'anche svolta da un legale, risulta in stretta ed inscindibile interconnessione con la successiva attività stragiudiziale, tanto da esserne completamente assorbita e da non costituire un'autonoma voce di danno patrimoniale.

 

La posizione della giurisprudenza e la ratio normativa. Questo tipo di impostazione, tuttavia, Secondo la Corte, confligge espressamente con il preesistente e consolidato orientamento giurisprudenziale, secondo cui l'attività stragiudiziale genera un danno emergente per il soggetto che vi ha fatto ricorso (sentenze n. 16990/2017 e 24481/2020), nonché con la stessa ratio sottesa alla procedura stragiudiziale imposta dal d. lgs. n. 209/2005, il cui obiettivo è quello di dirimere le controversie mediante una sorta di processo fra privati, così da alleggerire il carico gravante sull'apparato giudiziario.

 

L'attività legale stragiudiziale come danno emergente. La Suprema Corte ha voluto riprendere e chiarire il principio di diritto, secondo cui, in tema di responsabilità civile da circolazione, il costo sopportato dal danneggiato per l'attività stragiudiziale svolta in suo favore da un legale, sia diretta a prevenire il processo, che ad assicurarne l'esito favorevole, si deve considerare un danno emergente che, se allegato e provato dev'essere oggetto di risarcimento, ex art. 1223 c.c., indipendentemente dal fatto che essa possa essere potenzialmente svolta anche personalmente dallo stesso danneggiato, eventualità, questa, che non assume alcun rilievo.

 

Il presupposto per la risarcibilità delle spese sostenute per l'attività di assistenza legale stragiudiziale, pertanto, è soltanto la presenza di una prova, che ne consenta la quantificazione e ne dimostri il relativo esborso, a nulla rilevando, invece, né le considerazioni su una sua utilità, nell'ottica del successivo ed eventuale giudizio, né, tantomeno, quelle inerenti l'astratta possibilità che detta attività possa essere svolta dallo stesso danneggiato, senza avvalersi di un legale.

(Fonte: dirittoegiustizia.it)

 

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