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Responsabilità del commercialista: non sussiste se non è possibile prevedere l’esito della tardiva opposizione degli avvisi di accertamento

IL CASO Quattro contribuenti citano in giudizio un commercialista, deducendo la sua responsabilità professionale per aver presentato tardivamente opposizione dinnanzi alla Commissione tributaria agli avvisi di accertamento che erano stati notificati dal fisco per una cospicua somma di denaro, e chiedendo dunque la condanna del professionista al risarcimento dei danni, patrimoniali e non, da loro subiti. Il Tribunale di Brindisi respinge la domanda in ordine al danno patrimoniale, accogliendo invece quella relativa al danno non patrimoniale e la Corte territoriale, successivamente adita, respinge il ricorso. I contribuenti ricorrono dunque in Cassazione.

 

GIUDIZIO PROGNOSTICO ATTENDIBILE? I ricorrenti lamentano che la Corte territoriale aveva solo riesaminato le sentenze della Commissione Provinciale di Brindisi pronunciate in relazione ad altri due ricorsi affidati ad altro commercialista aventi ad oggetto l’accertamento relativo alla medesima verifica fiscale, che avevano avuto esito positivo. Pur considerandoli precedenti favorevoli, aveva però affermato che non costituivano elementi convincenti per formulare un giudizio prognostico attendibile rispetto al caso di specie. Pur essendo configurabile la negligenza del professionista, la valutazione prognostica non avrebbe consentito di ritenere che i ricorsi sarebbero stati accolti poiché oltre al fatto che manca la certezza dell’uniformità dell’orientamento delle varie sezioni della Commissione Tributaria, differenti erano i lineamenti delle violazioni contestate.

 

ART. 366 C.P.C. La Suprema Corte sottolinea che il ricorso oggetto della controversia non soddisfa il requisito disposto dall’art. 366, n. 6, c.p.c. poiché vi è riportato solo un incompleto stralcio del ricorso alla Commissione Tributaria.

 

DIVIETO DI ARGOMENTI NUOVI IN CASSAZIONE I contribuenti inoltre denunciavano come, nel caso in cui il commercialista avesse depositato i ricorsi entro i tempi stabiliti, avrebbe avuto la possibilità di presentare altri motivi a sostegno della sua tesi. La Suprema Corte smentisce questa affermazione e ricorda il divieto di argomenti nuovi in Cassazione e di rivalutazione nel merito del giudizio di secondo grado.

La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso e da atto della sussistenza dei presupposti per il versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

 

 

 

 

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