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Responsabilità penale da somministrazione del vaccino COVID: la relazione del Massimario

L’Ufficio del Massimario ha pubblicato la relazione n. 35/2021 con cui analizza le disposizioni introdotte dal d.l. n. 44/2021, conv. in l. n. 76/2021 in tema di responsabilità penale da somministrazione del vaccino COVID e responsabilità per morte o lesioni personali in ambito sanitario durante lo stato di emergenza epidemiologica da COVID-19. 

Dopo aver richiamato le norme, la Relazione analizza la genesi e la modellistica del c.d. “scudo penale” per i sanitari impegnati nella campagna di vaccinazione, sottolineando l’inadeguatezza in tal senso dell’art. 590-sexies c.p.

Viene poi analizzato l’esonero da responsabilità penale derivante dalla somministrazione del vaccino, che si fonda sui requisiti della morte o lesione del vaccinato, della sussistenza di un rapporto di causalità tra tali eventi e la somministrazione e della conformità della somministrazione alle regole cautelari. 

Viene poi analizzata la natura giuridica dell’esimente, l’ambito applicativo, il rapporto di specialità con l’art. 590-sexies c.p., l’efficacia temporale, le condizioni di operatività, la conformità alle indicazioni dell’AIC, la conformità alle circolari ministeriali, l’inosservanza delle fonti e la funzione preventiva delle regole cautelari. 

 

Quanto alla responsabilità per morte o lesioni personali in ambito sanitario durante lo stato di emergenza epidemiologica da COVID-19, la Relazione specifica l’ambito applicativo che è circoscritto ai fatti inquadrabili negli artt. 589 e 590 c.p., risultando esclusi i fatti di epidemia colposa (art. 438 e 452 c.p.). 

L’applicazione della norma è limitata anche sul piano oggettivo-funzionale. Il fatto deve infatti essere commesso nell’esercizio di una professione sanitaria. Deve inoltre essere sottolineato il limite eziologico in quanto il fatto reato non è punibile se trova causa nella situazione di emergenza sanitaria. Vi è inoltre un limite temporale ed eccezionale connesso allo stato di emergenza sanitaria. 

La Relazione offre infine una definizione “orientativa” di colpa grave

 

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