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Tabelle milanesi integrate a punti per la liquidazione del danno non patrimoniale derivante da perdita del rapporto parentale – Edizione 2022

Oggi 29 giugno 2022 sono state pubblicate sul sito del Tribunale di Milano e sul sito dell’Osservatorio sulla Giustizia civile di Milano le nuove tabelle elaborate dal “Gruppo danno alla persona” dell’Osservatorio sulla Giustizia civile di Milano e licenziate dall’intero Osservatorio milanese nella riunione del 16 maggio 2022, contenute nel documento denominato “Criteri orientativi per la liquidazione del danno non patrimoniale derivante da perdita del rapporto parentale- Tabelle integrate a punti - Edizione 2022”; i Criteri orientativi sono anche corredati di due allegati: “Allegato 1. Esempi di calcolo risarcitorio confrontati con il monitoraggio” e “Allegato 2. Domande & risposte”.

 

Per i lettori di Ridare di seguito riassumo brevemente i passaggi salienti di questi documenti e le questioni più difficili che sono state affrontate durante il lungo cammino che l’Osservatorio di Milano iniziò oltre sei anni fa, con l’avvertenza che chi voglia approfondire nel dettaglio le questioni che qui ho sintetizzato può leggere il “Report cronologico dei lavori del gruppo 3”, pubblicato anche sul sito dell’Osservatorio milanese, contenente la storia dei lavori del Gruppo di studio ed il già citato “Allegato 2: domande e risposte”, recante le principali questioni affrontate durante i lavori del gruppo di studio e le risposte e soluzioni condivise dalla stragrande maggioranza del gruppo.

Il percorso che ha condotto ai documenti oggi pubblicati è iniziato nell’ottobre 2015, con la costituzione di un gruppo di studio che aveva il compito di svolgere un monitoraggio delle sentenze in materia di liquidazione del danno da perdita/grave lesione del rapporto parentale al fine di verificare i criteri con cui i giudici liquidano questa voce di danno non patrimoniale.

 

Negli anni successivi sono state raccolte ed esaminate circa 600 sentenze.

Già nel luglio 2018 il Gruppo di studio rilevava la necessità di modificare quanto meno la veste grafica dei criteri orientativi del danno da perdita/grave lesione del rapporto parentale attesa la criticità della tabella (vigente dal 2009) che, per la perdita del congiunto, prevedeva liquidazioni per importi assai differenziati, con range in aumento fino al 100% di quello base, per genitori, figli, coniuge ed assimilati e fino al 500%, per il fratello ed il nonno.

 

I lavori erano ancora in corso e si stavano enucleando leading cases utili ad orientare la discrezionalità del giudice nelle liquidazioni,allorché il 21.04.2021 era pubblicata la nota sentenza Cass. n. 10579/2021 che affermava il seguente principio di diritto: “al fine di garantire non solo un’adeguata valutazione delle circostanze del caso concreto, ma anche l’uniformità di giudizio a fronte di casi analoghi, il danno da perdita del rapporto parentale deve essere liquidato seguendo una tabella basata sul sistema a punti, che preveda, oltre l’adozione del criterio a punto, l’estrazione del valore medio del punto dai precedenti, la modularità e l’elencazione delle circostanze di fatto rilevanti, tra le quali, da indicare come indefettibili, l’età della vittima, l’età del superstite, il grado di parentela e la convivenza, nonché l’indicazione dei relativi punteggi, con la possibilità di applicare sull’importo finale dei correttivi in ragione della particolarità della situazione, salvo che l’eccezionalità del caso non imponga, fornendone adeguata motivazione, una liquidazione del danno senza fare ricorso a tale tabella”.

 

Dopo ampio dibattito, il Gruppo danno dell’Osservatorio decise di provare ad elaborare delle tabelle integrate a punti, che partissero dai valori monetari delle tabelle milanesi, ferma la verifica del consolidamento dell’orientamento inaugurato da Cass. n. 10579/2021. Si valutò anche se aderire alla tabella romana, che era una tabella a punti già esistente, ma questa ipotesi fu scartata. Non è stata una banale scelta di campanile. Il gruppo dell’osservatorio di Milano, quasi all’unanimità, nella riunione del 28.05.2021, ritenne che questa via non fosse percorribile perché: la tabella romana non aveva estratto il valore del punto dai precedenti, a differenza di quanto indicato da Cass. n. 10579/2021 e certamente non dalla gran parte degli uffici giudiziari, in cui si applicano i valori monetari delle tabelle milanesi; la tabella romana non era il frutto del confronto difficile, ma necessario tra le componenti dei giudici e degli avvocati (delle vittime e delle compagnie assicuratrici) ma è nata in una riunione ex art. 47quater Ordinamento giudiziario tra i giudici di tre sezioni civili e della sezione lavoro del Tribunale di Roma; la tabella romana appare per un verso troppo “ingessata”, perché con il semplice certificato anagrafico si possono ottenere liquidazioni vicino al massimo di oltre € 300.000,00, senza una specifica allegazione ed indagine sulle effettive relazioni affettive tra vittima primaria e secondaria e, per altro verso, lascia troppa discrezionalità al giudice di diminuire fino ad un terzo i valori monetari in assenza di convivenza mentre in assenza di altri familiari entro il secondo grado prevede un aumento da 1/3 a ½, risultando quindi addirittura meno predittiva di quella milanese edizione 2021; i valori monetari finali non risultano allineati al monitoraggio. Insomma, è stato preferito un giusto equilibrio tra esigenze di predittività e quelle di adeguamento del risarcimento alla fattispecie concreta in base alle allegazioni e prove fornite dalle parti.

Vi è da aggiungere che il 16.05.2022 l’intero Osservatorio di Milano ha condiviso la scelta del Gruppo danno e deciso di adeguarsi ai principi espressi dalla Cassazione, licenziando le “tabelle a punti” elaborate dal Gruppo danno alla persona.

 

 

Una notevole difficoltà da superare nella fase dell’elaborazione delle tabelle è stata la scelta della costruzione della curva dei risarcimenti tra diverse possibilità di tabelle a punti:

1) la prima, per somma/differenza di punti a partire dal valore medio-base;

2) la seconda, per somma di punti partendo da zero, corredata di casi per il confronto con il monitoraggio;

3) la terza, per media di punti.

 

Dopo un intenso dibattito, anche grazie alla proficua interlocuzione con il gruppo “Danno alla persona” dell’Osservatorio nazionale ed in conformità alle indicazioni sul punto fornite da 24 giudici civili del Tribunale e della Corte d’appello di Milano tramite uno “stress test”, si è optato per il metodo della “tabella integrata a punti per somma”, che rappresenta dunque un risultato di sintesi, progressivamente raffinato secondo le valutazioni maggiormente condivise dal gruppo.

 

 

 

Il gruppo di studio dell’Osservatorio ha proseguito i lavori tenendo sempre presente i seguenti “paletti”, propri del metodo degli Osservatori e, cioè:

1) l’humus di partenza sono stati i valori monetari delle tabelle milanesi, in quanto seguite da almeno l’80% degli uffici giudiziari d’Italia e considerato che la sentenza della Cass. n. 10579/2021 non ha censurato i valori monetari ma solo i criteri di applicazione.

Pertanto, il valore-punto è stato determinato dividendo per 100 il valore monetario massimo previsto dalle due tabelle milanesi per la liquidazione del rispettivo danno parentale: per la perdita del parente di primo grado/coniuge ed assimilati il valore-punto è pari ad € 3.365,00 (€ 336.500,00 : 100) e per la perdita del parente di secondo grado (nipote/fratello) il valore punto è pari ad € 1.461,20 (€ 146.120,00 : 100); anche per questo motivo le tabelle sono state denominate tabelle “integrate a punti”;

2) gli importi liquidabili sono stati elaborati secondo la regola della coerenza con il monitoraggio già effettuato: le tabelle integrate a punti non sono state l’occasione per diminuire ovvero aumentare i risarcimenti finora liquidati con le tabelle sul danno parentale approvate dal 2009 al 2021; consapevoli da un lato che la sofferenza per la perdita di una relazione affettiva importante sarà sempre a ben vedere incommensurabile rispetto al denaro, e dall’altro delle conseguenze macroeconomiche delle liquidazioni adottate dalla giurisprudenza di merito, l’unica via concretamente percorribile è sembrata quella di attenersi al metodo degli Osservatori, e quindi estrarre dei criteri liquidatori dall’ “osservazione” dei precedenti di merito;

3) rispetto ed applicazione dei principi elaborati dalla Cassazione, tra cui, in primis, quelli esposti nella già citata sentenza n. 10579/2021 ed in particolare la regola per cui il "valore medio del punto" deve essere estratto dai precedenti;

4) evitare che il risarcimento si traduca in un mero calcolo matematico e le tabelle siano usate come una scorciatoia per eludere gli oneri di allegazione e prova gravanti sulle parti e l’obbligo di motivazione gravante sul giudice; le tabelle devono tener conto, invece, delle peculiarità della fattispecie concreta e dar modo ai difensori di allegare e provare (spesso anche in via presuntiva) i fatti posti a fondamento della domanda, ovvero di eccepirne l’insussistenza, ed al Giudice di motivare sul punto, sì da evitare che si liquidi un danno in re ipsa. Anche recentemente la Corte di Cassazione ha ribadito che il giudice di merito deve valutare analiticamente “tutte le singole circostanze di fatto che risultino effettivamente specifiche e individualizzanti, allo scopo di non ricadere nel vizio consistente in quella surrettizia liquidazione del danno non patrimoniale in un danno forfettario o (peggio) in re ipsa che caratterizza tanta parte dello stile c.d. 'tabellare' in tema di perdita del rapporto parentale” (Cass. 11689/2022). Come già scritto anche nei criteri orientativi delle tabelle ed. 2021: “Rimane sempre fermo il dovere di motivazione dei criteri adottati per graduare il risarcimento nel range previsto dalla Tabella od anche (eccezionalmente) al di fuori della stessa; come si legge nella sentenza n. 12408/2011, la Tabella esprime un valore "equo", “e cioè quello in grado di garantire la parità di trattamento e da applicare in tutti i casi in cui la fattispecie concreta non presenti circostanze idonee ad aumentarne o ridurne l’entità”.

 

I parametri rilevanti, indicati dalla Corte di cassazione nella sentenza n. 10579/2021 sono quelli già previsti in linea generale dalle precedenti versioni delle tabelle milanesi: corrispondenti all’età della vittima primaria e della vittima secondaria, alla convivenza tra le due, alla sopravvivenza di altri congiunti, alla qualità e intensità della specifica relazione affettiva perduta.

Nelle tabelle integrate a punti è poi previsto un punteggio per ognuno dei menzionati parametri: si determina così il totale dei punti secondo le circostanze presenti nella fattispecie concreta e quindi si moltiplica il totale dei punti per il “valore punto”, pervenendo così all’importo monetario liquidabile.

 

Giova sottolineare che le cinque circostanze considerate ai fini della distribuzione dei punti non costituiscono ciascuna un pregiudizio in sé ovviamente, ma integrano tutte elementi che rivelano -secondo le note massime di comune esperienza, cfr. Cass. 25164/2020- l’esistenza e consistenza di una sofferenza soggettiva e di pregiudizi dinamico-relazionali derivanti dalla perdita del parente.

 

Le prime quattro circostanze (età della vittima primaria e della vittima secondaria, convivenza tra le due, sopravvivenza di altri congiunti) hanno natura “oggettiva” e sono quindi “provabili” anche con documenti anagrafici; la quinta circostanza (lett. “E”, qualità ed intensità della relazione affettiva che caratterizzava lo specifico rapporto parentale perduto) è invece di natura “soggettiva” e riguarda sia gli aspetti cd “esteriori” del danno da perdita del parente (stravolgimento della vita della vittima secondaria in conseguenza della perdita) sia gli aspetti cd “interiori” di tale danno (sofferenza interiore) e deve essere allegata, potendo poi essere provata anche con presunzioni.

Nell’apprezzamento dell’intensità e qualità della relazione affettiva, si dovrà valutare lo specifico rapporto parentale perduto, con tutte le caratteristiche obiettive e soggettive, sulla scorta di quanto allegato e provato (anche con il ricorso alle presunzioni) in causa.

 

Per la menzionata circostanza indicata con lettera “E” sono previsti fino a 30 punti nelle due tabelle.

Si terrà conto della qualità ed intensità della relazione affettiva che caratterizzava lo specifico rapporto parentale perduto, sia in termini di sofferenza interiore patita (da provare anche in via presuntiva) sia in termini di stravolgimento della vita della vittima secondaria (dimensione dinamico relazionale).

In definitiva, si è rimesso al singolo giudice la scelta se procedere alla liquidazione dei valori monetari riconducibili al parametro “E” con un unico importo monetario o con somme distinte per ciascuna delle menzionate voci/componenti del danno non patrimoniale: sofferenza soggettiva interiore e dimensione dinamico relazionale.

 

Ai fini dell’attribuzione dei punti per il parametro, il giudice potrà tenere conto, sia delle circostanze obiettive di cui ai precedenti 4 parametri (“obiettivi”) e delle conseguenziali valutazioni presuntive, sia di ulteriori circostanze che siano allegate e provate (anche con presunzioni) relative, ad esempio, ma non solo, alle seguenti circostanze di fatto:

  • frequentazioni/contatti (in presenza o telefonici o in internet),
  • condivisione delle festività/ricorrenze,
  • condivisione di vacanze,
  • condivisione attività lavorativa/hobby/sport,
  • attività di assistenza sanitaria/domestica,
  • agonia/penosità/particolare durata della malattia della vittima primaria laddove determini una maggiore sofferenza nella vittima secondaria,
  • altri casi.

 

Il gruppo di studio si è molto soffermato, nel corso delle tante riunioni tenute, circa gli oneri di allegazione e prova in fattispecie in cui prevalente appare la prova presuntiva. Ad esempio, ove in un determinato rapporto parentale ricorrano circostanze che consentano di presumere di regola (salvo prova contraria, sempre possibile) una relazione affettiva molto intensa (ad es., nel caso del bambino di 5 anni che perde il genitore, ipotesi in cui di regola vi è convivenza ed è ordinariamente presumibile la condivisione giornaliera di tutte le principali attività della vita quotidiana, nonché la dipendenza della vittima secondaria dalla vittima primaria per le attività di cura, educazione ed assistenza parentale) sarà possibile attribuire il massimo dei punti per il parametro “E”.

 

Le tabelle integrate a punti prevedono un “cap”, cioè un limite massimo non superabile, pari al valore monetario della “forbice” delle precedenti tabelle milanesi.

Nella primigenia versione delle tabelle integrate a punti, i punti attribuibili erano al massimo 100: con una tabella siffatta si è tuttavia constatato che si perviene alla liquidazione dell’importo massimo solo nel caso tipicamente più drammatico di perdita del parente (genitore che perde il figlio unico in tenera età ed in circostanze penose, e viceversa); tale soluzione tuttavia non era conforme al monitoraggio, da cui emerge che anche in casi diversi da quello appena menzionato i giudici di merito, ricorrendo altre circostanze, hanno risarcito il danno da perdita del parente nella misura massima. Per allineare la calibrazione dei punti alle emergenze del monitoraggio, è stato quindi introdotto il sistema del “cap”: i punti astrattamente attribuibili nelle due tabelle sono nel massimo 118 e 116 rispettivamente. Con il “cap” entrambe le tabelle consentono di pervenire al massimo punteggio in più ipotesi, proprio come emerge dal monitoraggio delle sentenze. Il valore monetario massimo della forbice delle precedenti tabelle milanesi opera come un “cap” (soglia non superabile), salva l’eccezionalità del caso e la necessità di specifica motivazione per liquidare importi maggiori della soglia massima.

 

In entrambe le tabelle integrate a punti, in coerenza con i criteri orientativi delle tabelle milanesi ed. 2021 (“non esiste un minimo garantito”) è inserita la seguente necessaria avvertenza: “contrasti di rilevante intensità o controversie giudiziarie tra le due vittime, violenze o reati commessi dalla vittima secondaria nei confronti della vittima primaria possono ridurre, fino ad azzerare, l’ammontare risarcitorio riconosciuto in base a tutti i parametri/punti della tabella”.

 

Si conferma altresì, come per la precedente edizione 2021, che “per il danno da perdita del rapporto parentale (come peraltro per quelle del danno biologico), vanno distinte le ipotesi integranti reati colposi o dolosi; la tabella si applica solamente alle prime. Nelle fattispecie in cui l’illecito sia stato cagionato con dolo, spetta al giudice valutare tutte le peculiarità del caso concreto e pervenire eventualmente ad una liquidazione che superi l’importo massimo previsto in tabella. Infatti, nelle ipotesi di liquidazione del danno da perdita del rapporto parentale conseguente a rapina, sequestro di persona, percosse, violenza sessuale, ecc., senza aderire alla tesi del c.d. “danno punitivo” (nettamente smentita dalla sentenza Cass. Sez. U. n. 15350/2015 e ben circoscritta dalla sentenza Cass. Sez. U. n. 16601/2017), è indubbio che sia (di regola) maggiore l’intensità delle sofferenze psicofisiche patite dalla vittima primaria e secondaria. Anche nella sentenza Cass. n. 10579/2021 si afferma: “Poiché si tratta di un’opera di astrazione dalle decisioni della giurisprudenza di merito, la tabella non ha la cogenza del dettato legislativo e consente pertanto la riespansione della clausola generale se le peculiarità del caso concreto non tollerano la sussunzione nella fattispecie tabellare. A parte la previsione di "finestre" per l'aumento in ragione delle peculiarità del caso, è sempre data la possibilità al giudice di liquidare il danno, oltre i valori massimi o minimi previsti dalla tabella, in relazione a casi la cui eccezionalità, specificatamente motivata, fuoriesca ictu oculi dallo schema standardizzato”.

 

Il gruppo di studio ha considerato anche l’opportunità o meno di elaborare una sola tabella integrata a punti eguale per tutti i prossimi congiunti e quindi eguale per le diverse tipologie di rapporti parentali perduti. Dopo intenso dibattito, si è deciso di confermare la tradizionale distinzione tra le due tabelle milanesi per la liquidazione del danno parentale a seconda del tipo di rapporto parentale perso.

L’analisi della giurisprudenza di merito ha dimostrato, difatti, che nella liquidazione del danno da perdita del parente di 2^ grado (fratelli e nipoti) vi è una sostanziale differenza rispetto alle liquidazioni del danno da perdita del parente d 1^ grado (genitori/figli) e del coniuge ed assimilati: tale differenza consiste nella circostanza, rilevabile dal monitoraggio, che tendenzialmente, per la perdita di parenti di 2^, manca una presunzione di danno sofferenziale intenso, onde si registrano liquidazioni di importi anche molto contenuti (si parte da € 10.000,00 per perdita del fratello non convivente nel monitoraggio) che possono anche decuplicarsi in presenza di circostanze quali la convivenza ovvero altre circostanze specifiche allegate e provate. Del resto, non a caso, la forbice delle tabelle milanesi per perdita di fratelli/nipoti sinora adottate rispecchiava già tale ampiezza del range liquidatorio, prevedendo un range elevatissimo del 500% mentre nella tabella del parente di 1^ grado e coniuge/assimilati la forbice era “contenuta” nel limite del 100%.

Conseguentemente, non è stato possibile assegnare i punti in maniera identica per le varie circostanze nelle due tabelle; per la tabella dei fratelli-nipoti l’assegnazione dei punti è stata, quindi, calibrata -rispetto a quanto previsto nella tabella della perdita del parente di 1^ grado/coniuge ed assimilati - con punti inferiori per l’età (della vittima primaria e secondaria) e maggiori per la convivenza, fermi i punti per le altre circostanze, proprio per rispecchiare il diverso “peso specifico” delle varie circostanze nella liquidazione della perdita di fratelli/nipoti, per quanto emergente dal monitoraggio.

 

Come nelle precedenti edizioni, anche in quella 2022 in esame spetta al giudice valutare se nel singolo caso concreto deve riconoscersi il danno da perdita del rapporto parentale anche a soggetti diversi da quelli previsti nelle tabelle, ove sia fornita la prova di un intenso legame affettivo e di un reale sconvolgimento di vita della vittima secondaria a seguito della morte (o della grave lesione biologica) del congiunto. Quanto alla liquidazione, il monitoraggio raccolto è insufficiente per elaborare una autonoma tabella per altri rapporti parentali diversi da quelli “tabellati”: ove il giudice riconosca il diritto al risarcimento per parenti non “tabellati”, potrà valutare quale delle due tabelle sia più appropriata ai fini della liquidazione di danni da perdita di rapporti parentali diversi da quelli tabellati.

A mio personale giudizio, la tabella per la perdita del fratello/nipote si presta più agevolmente a liquidare il danno subito da parenti che non fanno parte della famiglia nucleare.

 

La complessità del lavoro svolto sul danno da perdita del rapporto parentale non ha consentito di elaborare anche una nuova tabella integrata a punti per la liquidazione del danno da grave lesione del rapporto parentale. Del resto, ad oggi, non è stato raccolto un campione significativo di sentenze utile a costruire una tabella fondata sul monitoraggio. Si spera che nelle prossime edizioni si possano fare passi avanti anche in questa direzione. Nel frattempo, il giudice potrà valutare di avvalersi della tabella 2022 sul danno da perdita del rapporto parentale corrispondente al tipo di rapporto parentale gravemente leso, opportunamente adattando e calibrando la liquidazione al caso concreto, per quanto dedotto e provato.

 

Durante i lavori ci sono stati contrasti, talora anche veementi, tra gli avvocati che difendono le vittime e quelli che difendono le compagnie assicuratrici, ma credo proprio che il risultato raggiunto, come nelle precedenti edizioni, sia molto apprezzabile:

-  le soluzioni definitive sono state progressivamente condivise dalla stragrande maggioranza del Gruppo di studio (6 contrari su oltre 80 partecipanti complessivi ai lavori del gruppo di studio, composto per circa 30 persone da giudici e per oltre 50 persone da avvocati);

-  l’attribuzione dei punti, spesso ancorati a circostanze documentali, agevolerà le transazioni, essendo il range di discrezionalità ridotto al 30%, ma anch’esso temperato dall’ampia possibilità della prova presuntiva;

-  nel giudizio, si realizza un giusto contemperamento delle esigenze delle parti, in termini di oneri di allegazione e prova e quantum liquidabile, e del giudice in termini di direzione del processo e di obbligo di motivazione della decisione.

 

In conclusione, il “Gruppo danno alla persona dell’Osservatorio sulla Giustizia civile di Milano” ha svolto un lavoro di grande complessità ed è consapevole che le tabelle 2022 costituiscono uno strumento imperfetto e certamente migliorabile ma “il meglio è spesso nemico del bene. Appare quindi molto utile l’invito (contenuto nell’allegato 2 “Domande e risposte”), rivolto dall’Osservatorio a tutti gli operatori e soprattutto ai giudici di segnalare le criticità applicative delle tabelle o suggerimenti migliorativi scrivendo all’indirizzo info@milanosservatorio.it e fornendo così un prezioso contributo all’Osservatorio per migliorare nella prossima edizione questo strumento con l’ausilio delle risultanze del collaudo sul campo.

 

Colgo l’occasione per ringraziare tutti i componenti del Gruppo di studio del danno alla persona, in particolare i colleghi Adriana Cassano Cicuto, Ilaria Gentile, Daniele Moro, Elena Riva Crugnola, tutti i colleghi che hanno partecipato allo “stress test” condotto nel febbraio 2022, Attide Invernizzi e tutti gli avvocati che hanno raccolto ed analizzato le sentenze per il monitoraggio e partecipato con tanta passione e costanza alle numerose riunioni tenute ed i componenti tutti del gruppo “Danno alla persona” dell’Osservatorio nazionale per la preziosa interlocuzione nell’ultimo anno di svolgimento dei lavori.

dott. Damiano Spera

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