Bussola

Assicurazione del professionista

Sommario

Inquadramento | Clausole peculiari della polizza rc professionale | Orientamenti a confronto | L'obbligo assicurativo | Casistica |

Inquadramento

La polizza di assicurazione per la responsabilità civile professionale è quel contratto in base al quale il professionista, a fronte del pagamento di un premio calibrato sul grado di rischio stimato per l’attività prestata, ottiene dalla impresa di assicurazione la salvaguardia delle conseguenze patrimoniali che lo coinvolgano in ipotesi di errori commessi nell’esercizio della propria attività dichiarata nel contratto alla sezione “oggetto dell’assicurazione”.

La polizza di assicurazione, che in un tempo passato costituiva un vero e proprio paracadute per il professionista coinvolto in un fatto della propria vita, poiché essa lo teneva indenne da qualsivoglia rimostranza economica da parte del cliente, oggi si è notevolmente modificata: il contratto di assicurazione della responsabilità civile professionale è diventato un complesso sistema di regolazione normativa ed amministrativa, retto da leggi e disposizioni che sempre più tendono a costituire disciplina sia dell’interesse primario del professionista, sia, in via mediata, volgono a regolare e supportare un generale interesse sociale alla piena risarcibilità dei danni ingiusti subiti dalla collettività.

Per un professionista che chiede, insomma, di essere patrimonialmente sostenuto dalla impresa di assicurazioni in ordine alle conseguenze a lui pregiudizievoli connesse alla propria colpa professionale, vi è la vittima dell’errore che vede nella copertura assicurativa del professionista la garanzia del soddisfacimento del proprio credito risarcitorio.

L’assicurazione del professionista è dunque una specificazione dell’art. 1917 c.c. in forza del quale «l’assicuratore è obbligato a tenere indenne l’assicurato di quanto questi, in conseguenza del fatto accaduto durante il tempo dell’assicurazione, deve pagare a un terzo, in dipendenza della responsabilità dedotta nel contratto».

Clausole peculiari della polizza rc professionale

Nel testo di polizza è usualmente richiesta la specificazione esatta della attività prestata dal professionista, spesso del luogo di esercizio della professione e (in ottica di valutazione del rischio assunto con il contratto) anche di specificare la composizione dello studio professionale, per numero di addetti e ruoli esercitati. 

Le norme che regolano la parte generale del contratto di assicurazione della rc professionale e che usualmente vengono disciplinate nella polizza, eventualmente integrate con le dichiarazioni rilasciate dal professionista in sede di trattativa pre-contrattuale, sono le seguenti:

  • Dichiarazioni relative alle circostanze del rischio dichiarato e per il quale è prestata la copertura;
  • La presenza di altre assicurazioni a garanzia del medesimo rischio (ai fini, in caso di sinistro, di contemperare l’indennizzo alla presenza di altre coperture contestuali – art. 1910 c.c. – ovvero preordinate o succedanee – in caso di polizze c.d. “a secondo rischio” o per esubero massimale);
  • Pagamento del premio e decorrenza della garanzia;
  • Modifiche dell’assicurazione (rimesso usualmente al regime discrezionale e sinallagmatico delle parti);
  • Norme che regolano l’ipotesi di aggravamento, diminuzione o cessazione del rischio;
  • Norme che consentono all’assicuratore di recedere dal contratto in caso di sinistro denunciato;
  • Proroga e periodo dell’assicurazione;
  • Oneri fiscali;
  • Foro competente per le controversie tra assicuratore ed assicurato;
  • Forma delle comunicazioni tra assicuratore ed assicurato.

Alcune clausole tra quelle elencate – presenti invero nella gran parte dei contratti assicurativi – diventano peculiari ed essenziali nella regolazione del rapporto contrattuale per le polizze previste a copertura della responsabilità civile professionale.

Una prima previsione della normativa negoziale riguarda il questionario da compilare a cura del professionista assicurando che diviene essenziale nella determinazione del rischio da assicurare (e del corrispettivo prezzo, definito premio) e  della disciplina della trattativa pre-contrattuale sotto il profilo delle disposizioni che regolano specificatamente la colpa del professionista ai sensi degli artt. 1892 e 1893 c.c..

 In tali dichiarazioni è richiesto in dettaglio di precisare le circostanze di sviluppo anche futuro del rischio che l’impresa di assicurazione si accinge a garantire, sotto l’aspetto quindi non solo descrittivo della situazione attuale della attività esercitata, ma anche sotto quello, più tecnico e, in un certo senso,  storico del possibile sviluppo di attività già svolte ma non ancora emerse all’evidenza di un possibile errore professionale.

L’assicurato, insomma, deve poter illustrare all’assicuratore prima della stipula della polizza i profili di rischio, sia dal punto di vista della natura delle attività che svolgerà in futuro, sia sotto quello (talvolta più complesso da ottenere) della proiezione futura dell’attività già svolta, come potenzialità generativa di sinistri.

Altra clausola importante nel contratto assicurativo della rc professionale è quella legata alla descrizione dell’attività assicurata e quindi del rischio da assumere. Ciò principalmente sotto vari profili che denotano la ampiezza della professione svolta dall’assicurato e, con essa, del rischio da garantire, che si presume tanto più oneroso quanto più l’attività sia articolata tanto in termini di ampiezza del lavoro (numero di clienti ad esempio), quanto in termini territoriali (numero di luoghi presso i quali l’attività è svolta), quanto infine per numero di professionisti del quale il titolare dello studio debba rispondere (addetti, collaboratori, dipendenti e così via).

La descrizione dell’attività professionale, dunque, costituisce un elemento essenziale per la valutazione del rischio da assumere e, per tale effetto, del costo della polizza (premio da corrispondere) da calibrare proprio alla natura dell’attività esercitata.

Altra clausola di rilievo nella disciplina contrattuale della polizza rc professionale è quella legata alla durata della copertura assicurativa. Nell’ultimo decennio, la particolare disciplina civilistica della responsabilità in argomento, la talvolta lunga latenza degli effetti di danno legati all’illecito e, non ultimo, la lunga prescrizione del diritto al risarcimento, hanno indotto il mercato ad adottare la regolazione di durata sulla base della clausola cd claims made.

Tale disciplina negoziale (legata non al tempo della commissione dell’azione dannosa, ma a quello della prima manifestazione di volontà risarcitoria da parte del danneggiato) manifesta tutt’oggi profili di criticità per i quali si rimanda alla bussola dedicata.

Orientamenti a confronto

Una problematica particolare si pone nella identificazione del soggetto titolare del rapporto assicurativo, e quindi qualificabile tecnicamente come assicurato, quando il professionista abbia aderito ad una associazione professionale, assieme ad altri.

La giurisprudenza ritiene che nella vigenza del rapporto associativo, il soggetto comunque da identificare quale obbligato alla prestazione intellettuale e quindi responsabile verso il cliente è il singolo titolare del rapporto personale con lo stesso assistito, a prescindere dal fatto che lo stesso appartenga o meno ad una assicurazione professionale.

Analogamente dunque, il singolo professionista obbligato alla prestazione professionale ed alla obbligazione risarcitoria in caso di danno procurato al cliente, sarà l’interessato ed il titolare del rapporto di garanzia che la polizza assicurativa offre, pur se contratta nell’interessa e con l’intestazione della associazione professionale.

La responsabilità del singolo professionista incaricato dal proprio cliente è e resta dunque personale e personale sarà la garanzia che lo stesso riceverà dalla polizza contratta con l’ente assicurativo.

 

ORIENTAMENTI A CONFRONTO

Associazione tra professionisti e titolarità del rapporto assicurativo

L'associazione tra professionisti (nella specie tra avvocati) non è configurabile come centro di imputazione di interessi, né come ente collettivo, con autonomia strutturale e funzionale. Essa, pertanto, non può sostituirsi ai suoi aderenti e non assume la titolarità dei rapporti con i clienti, che continua a gravare sugli associati. Deriva da quanto precede, per l'effetto, che in caso di violazione, da parte dell'associato, dei suoi doveri professionali (nella specie per avere tardivamente notificato un ricorso per cassazione) detta associazione non può essere considerata responsabile del danno derivato al cliente (Cass., 10 luglio 2006n. 15633).

Conforme Cass. 9 settembre 2003, n. 13142

Decisione la quale ha affermato che anche se i professionisti possono associarsi per dividere le spese dello studio e gestire i proventi dell'attività, l'associazione professionale non diventa titolare del rapporto di prestazione d'opera, che intercorre con il professionista il quale non perde la legittimazione ad agire nei confronti del cliente.

L'obbligo assicurativo

Nel solco della manovra di Ferragosto del 2011 (L. n. 148/2011) venne inserito un  maxiemendamento al decreto 24 gennaio 2012 n. 1, recante disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività, convertito in  L. 24 marzo 2012, n. 27 (G.U. n. 71 del 24 marzo 2012 – Suppl. Ordinario n. 53), che ha imposto, fra le altre cose, a tutte le categorie di professionisti di munirsi di una copertura assicurativa.

È difficile comprendere, invero, l’urgenza di tali normative (la forma del decreto presupponeva l’urgenza del provvedimento).  Infatti solitamente una copertura assicurativa obbligatoria è prevista in settori che per la loro intrinseca natura sono connotati da rischi di particolare rilevanza sociale, come ad esempio il settore della circolazione stradale.

Il settore delle libere professioni, (salvo forse quello della responsabilità civile medica, per la quale, per altro, sono spesso gli stessi nosocomi a prevedere una copertura assicurativa in favore dei propri medici), non ha invece, in termini di costi sociali, un impatto tale da giustificare una norma di natura coercitiva quale quella di cui si discute.

La norma in questione investe, infatti, le professioni regolamentate (art. 9, L. 24 marzo 2012, n. 27) e dunque quelle munite di apposito ordine professionale, per cui il professionista, nel rendere edotto il cliente della complessità dell’incarico, deve anche indicare i dati della polizza assicurativa per i danni provocati nell’esercizio dell’attività professionale.

Cosa avviene in caso di omissione? Parrebbe nulla, posto che il decreto legge “liberalizzazioni” ha soppressol’ultimo capoverso della norma, secondo cui l’inottemperanza alle disposizioni sulla pattuizione del compenso, nelle quali è ricompreso anche l’obbligo di indicare i dati della polizza assicurativa per i danni derivanti dall’esercizio della professione, costituiva illecito disciplinaredel professionista. Il comma 3 dell’art. 9 recitava testualmente che:«L’inottemperanza di quanto disposto nel presente comma costituisce illecito disciplinare del professionista».

Osserviamo, inoltre, che è scomparso ogni riferimento al massimale di polizza che, secondo il disposto dell’art. 3, comma 5, lett. e), D.L. n. 138/2011, poi convertito in L. 14 settembre 2011, n. 148, doveva invece essere indicato unitamente ai dati identificativi della polizza.

La normativa in ogni caso, come oggi si presenta, appare ancora inefficace almeno se si considera che l’obbiettivo doveva e voleva essere quello di raggiungere una doppia tutela: quella del cliente/cittadino destinatario della attività professionale, ama che lo stesso libero fornitore della prestazione tecnica e intellettuale, obbligato a contrarre polizza a tutela del proprio patrimonio.

Ciò , in particolare, se si considera che a tale obbligo di legge di munirsi di una copertura assicurativa, non corrisponde un complementare obbligo per gli assicuratori a contrarre, con ciò esponendo i professionisti al rischio, in ipotesi di elevata sinistrosità, di non trovare una compagnia disposta ad assumersi il relativo rischio professionale.

Da più parti si sottolinea la circostanza che tale obbligo altro non farà che dare vita a giudizi civili intentati ad explorandum, così come avviene oramai da anni nel settore della r.c.a. obbligatoria.

La presenza sempre e comunque di un soggetto patrimonialmente capiente di fronte ad ogni richiesta danni anche non sostenuta da validi elementi fattuali, potrebbe dunque portare a contenzioso indotto proprio più che da valide ragioni, da prospettive di soddisfacimento certe: perché non inoltrare una richiesta all’assicuratore quando si ritiene (anche se in mala fede) di avere subito un qualche danno, o semplicemente imputando errori od omissioni a carico del professionista in merito all’obbligo di una corretta informativa? L’assicuratore potrebbe dal canto suo, anche pro bono pacis, assecondare tali richieste, liquidando il sinistro pur di evitare il contenzioso.

E’ dunque difficile comprendere la ratio di tali norme coercitive, senza considerare che in ampi settori professionali avanzati (come nelle professioni tecniche e negli studi legali) vige da tempo la prassi di darsi adeguate coperture assicurative; queste ultime sono stimolate dal fiorire del contenzioso civilistico da responsabilità professionale (contrattuale ed extracontrattuale) e dall’aggravarsi della posizione processuale del professionista verso il cliente, indotta dalla giurisprudenza di legittimità e di merito più recente, particolarmente severa verso il debitore della prestazione.

Quanto all’obbligo assicurativo in capo all’avvocato, la disciplina è oggi regolamenta dall’art. 12, L. n. 247/2012 (legge di riforma dell’ordinamento forense).  

Casistica

Insussistenza di rapporto diretto tra assicuratore e danneggiato

 

Nell'assicurazione della responsabilità civile, l'obbligazione dell'assicuratore al pagamento dell'indennizzo all'assicurato, è autonoma e distinta dall'obbligazione risarcitoria dell'assicurato verso il danneggiato, e ciò anche nell'eventualità in cui l'indennità venga pagata - materialmente - direttamente al terzo ai sensi dell'art. 1917, comma secondo, c.c.. Da ciò consegue che, non sussistendo un rapporto immediato e diretto tra l'assicuratore ed il terzo, quest'ultimo, in mancanza di una normativa specifica come quella della responsabilità civile derivante dalla circolazione stradale, non ha azione diretta nei confronti dell'assicuratore (nella specie, la S.C. ha confermato la decisione della corte di merito che aveva negato la legittimazione ad agire del condomino danneggiato dalla rottura di una tubazione condominiale il quale aveva proposto azione diretta nei confronti della società assicuratrice della responsabilità civile del condominio). Cass.,18 luglio 2002, n. 10418.

Copertura esclusiva dei fatti colposi, non accidentali

L'assicurazione della responsabilità civile, mentre non può concernere fatti meramente accidentali, dovuti cioè a caso fortuito o forza maggiore, dai quali non sorge responsabilità, per la sua stessa denominazione e natura importa necessariamente l'estensione anche a fatti colposi, con la sola eccezione di quelli dolosi, restando escluso, in mancanza di espresse clausole limitative del rischio, che la garanzia assicurativa non copra alcune forme di colpa. Pertanto, la clausola di un contratto di assicurazione che preveda la copertura del rischio per danni conseguenti a fatti accidentali è correttamente interpretata nel senso che essa si riferisce semplicemente alla condotta colposa in contrapposizione ai fatti dolosi. Cass.28 febbraio 2008 n. 5273 . 

Spese di resistenza dell’assicurato a carico dell’assicuratore anche se la domanda principale viene rigettata

Nell'assicurazione per la responsabilità civile, la costituzione e difesa dell'assicurato, a seguito dell'instaurazione del giudizio da parte di chi assume di aver subito danni, è svolta anche nell'interesse dell'assicuratore, ritualmente chiamato in causa, in quanto finalizzata all'obbiettivo ed imparziale accertamento dell'esistenza dell'obbligo di indennizzo. Ne consegue che, pure nell'ipotesi in cui nessun danno venga riconosciuto al terzo che ha promosso l'azione, l'assicuratore è tenuto a sopportare le spese di lite dell'assicurato, nei limiti stabiliti dall'art. 1917 c.c., comma 3 (Nella specie, la S.C. ha cassato la statuizione del giudice di merito nella parte in cui, condannando l'assicuratrice a tenere indenne l'assicurato degli effetti pregiudizievoli della sentenza, comprese le spese di giudizio nei riguardi del danneggiato, non aveva posto a carico della compagnia assicuratrice anche le spese processuali sopportate dall'assicurato per la propria difesa"). Cass. civ., sez. VI, ord., 8 febbraio 2016, n. 2494.

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