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Terzo trasportato e sua azione

Sommario

Nozione | Elemento oggettivo | Elemento soggettivo | Nesso di causalità | Onere della prova | Aspetti processuali | Casistica |

Nozione

Nell’ambito dell’assicurazione obbligatoria della R.C.A., per trasportato si intende la persona che viene trasferita con un veicolo a motore o con un natante.

Differente è il concetto di vettore, che il codice civile nomina nel contratto di trasporto (artt. 1678 ss. c.c.), qualificandolo come il soggetto che si impegna, verso un corrispettivo, a trasferire persone o cose da un luogo all’altro.

Appare utile evidenziare che il trasportato che ha subito lesioni conseguenti al trasporto, ha a disposizione diverse azioni.

 

Elemento oggettivo

La fattispecie è regolamentata dall’art. 141 Cod. Ass. che dispone che il danno subito dal trasportato - salvo se causato da caso fortuito – deve essere risarcito dall’impresa di assicurazione del veicolo sul quale era “a bordo” (meglio, trasportato) a prescindere dall’accertamento della responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti e entro il limite del massimale di legge.

La medesima norma prevede che l’azione diretta deve essere proposta dal trasportato nei confronti dell’impresa di assicurazione del veicolo (meglio, del vettore) con la procedura di cui all’art. 148.

La norma non pone distinzione rispetto al titolo in base al quale avviene il trasporto e pertanto deve ritenersi che il diritto sussista in ogni caso; sia che il trasporto avvenga a titolo gratuito, oneroso, ovvero di cortesia.

Del resto, già la legge introduttiva dell’obbligo di assicurazione a favore del terzo trasportato (l. n. 39/1977), si esprimeva in questi termini: qualunque sia il titolo in base al quale il trasporto è effettuato, così come il punto 3 del Protocollo di intesa sull’Assicurazione R.C.A. tra Governo, A.N.I.A. ed associazione dei consumatori, sottoscritto il 5 maggio 2003 nel quale si prevedeva la necessità di un intervento normativo che attribuisca sempre all’assicuratore del veicolo vettore, a bordo del quale viaggia il trasportato, l’obbligo di risarcimento del trasportato stesso.  La norma, a sua volta, aveva recepito quanto sostenuto dalla dottrina e dalla giurisprudenza prevalente.

L’art. 141 comma 1 Cod. Ass. fa anche salvo il diritto del trasportato, fermo il disposto dell’art. 140 Cod. Ass. (pluralità di danneggiati e supero del massimale – riferito ai conducenti degli altri veicoli coinvolti nel sinistro) di rivolgersi all’impresa di assicurazione del responsabile civile per richiedere il maggior danno, sempre che quest’ultimo sia coperto con un massimale superiore al minimo di legge.

Per quanto riguarda la necessità o meno, ai fini dell’applicazione della norma, che l’incidente stradale si sia verificato tra almeno due veicoli, i giudici della Corte d’Appello dell’Aquila (App. l'Aquila, sent., 30 marzo 2016 n. 355), hanno evidenziato come la norma presupponga esclusivamente la sussistenza di un sinistro e di un danno, senza che abbia alcuna rilevanza giuridica la circostanza che l’incidente si sia verificato con il coinvolgimento di uno o più veicoli (nella specie, la vettura su cui il terzo era trasportato era terminata fuori dalla sede stradale a causa dell’attraversamento di un animale selvatico) (contra, Trib. Milano, n. 6431/2015, fasc. 7-8 2015, in Giustizia a Milano).

L’ultimo comma della norma prevede il diritto di rivalsa dell’impresa di assicurazione che ha risarcito il danno nei confronti dell’impresa di assicurazione del terzo responsabile.

In caso di sinistro causato in Italia da veicolo immatricolato all’estero, non si individuano ragioni per ritenere l’inapplicabilità della norma oggetto della presente trattazione.  In caso di pagamento del danno da parte della compagnia di assicurazione del vettore sul quale è trasportato il danneggiato, quest’ultima potrà proporre azione di rivalsa secondo le forme previste dall’art. 151 e ss. Cod. Ass. 

Si evidenzia, inoltre, che ove il legislatore ha inteso limitare l’applicabilità di una particolare azione, l’ha esplicitato espressamente. Si veda il contenuto dell’art. 150 comma 2 Cod. Ass. che prevede l’inapplicabilità della procedura di risarcimento diretto ex art. 149 Cod. Ass. nei confronti di imprese legali con sede legale in altri stati membri che operano in Italia, salvo la loro adesione al sistema di risarcimento diretto.

La procedura ex art. 149 Cod. Ass., secondo alcuni autori (M. Rossetti, Il Diritto delle Assicurazioni, vol. III, pag. 471, Padova, 2013) appare applicabile anche nel caso in cui il veicolo sul quale è trasportato il vettore sia privo di copertura assicurativa; in detta ipotesi il danno verrebbe richiesto al F.G.V.S secondo le disposizioni degli artt. 283 e ss. che si ritengono compatibili con la norma speciale oggetto della presente trattazione.

Di recente il Tribunale di Milano (Trib. Milano, 22 aprile 2016, n. 5104, per un maggior approfondimento vedi anche F. ROSADA, Art. 141 cod. assic.: anche il congiunto che agisce iure proprio è legittimato attivamente, in Ri.Da.Re.) si è occupato della possibilità per il congiunto che chiede un risarcimento iure proprio, di agire ai sensi dell’art. 141 Cod. Ass., concludendo per la copertura della norma.  Di contenuto diametralmente opposto è la decisione del Tribunale di Oristano (Trib. Oristano, 23 giugno 2016 n. 564 - per un maggior approfondimento vedi anche G. SILECI, I congiunti del trasportato deceduto non possono agire iure proprio nei confronti dell'assicuratore del vettore, in Ri.Da.Re.).

L’ultimo comma della norma prevede, in fine, il diritto di rivalsa dell’impresa di assicurazione che ha risarcito il danno nei confronti dell’impresa di assicurazione del terzo responsabile.

 

Elemento soggettivo

L’art. 141 comma 1 Cod. Ass., come già rilevato, dispone che in assenza di caso fortuito il danno subito dal trasportato sia risarcito dall’assicuratore del veicolo del vettore a prescindere dall’accertamento della responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti.

Pertanto, come si vedrà nel paragrafo sull’onere della prova, in questa ipotesi il danneggiato che proponga il giudizio dovrà unicamente provare di essere trasportato, il danno e il nesso causale con l’evento, senza entrare nel merito dei profili colposi dei conducenti dei veicoli.

Nesso di causalità

Il concetto di “cagionare” (sinonimo di causare, determinare) un evento, inteso come modificazione del mondo esteriore in conseguenza di un evento collegato ad un’azione o omissione, trova la sua collocazione negli art. 40 c.p.art. 41 c.p.

In campo civilistico, la giurisprudenza, in adesione alla dottrina, ritiene che il nesso di causalità materiale - la cui valutazione in sede civile è diversa da quella penale (ove vale il criterio dell'elevato grado di credibilità razionale che è prossimo alla "certezza", sintetizzato nella nota formula “al di là di ogni ragionevole dubbio”) - consiste nella relazione probabilistica tra comportamento ed evento dannoso, secondo il criterio ispirato alla regola della normalità causale, del "più probabile che non". Ciò significa che, ai fini dell'attribuzione della responsabilità, occorre in primis accertare, sul piano della causalità materiale (intesa come relazione tra la condotta e l'evento di danno), il collegamento della condotta colposa rispetto all'evento, in applicazione della regola di cui all'art. 41 c.p. (a mente della quale il concorso di cause preesistenti, simultanee o sopravvenute, anche se indipendenti dall'azione del colpevole, non esclude il rapporto di causalità fra l'azione e l'omissione e l'evento), così da imputare l'evento di danno interamente all'autore della condotta illecita (Cass. civ., n. 23575/2013).

Secondo un giudizio prognostico ex ante, l’evento di danno deve apparire come una conseguenza normale dell’antecedente.

Il nesso di causalità si deve ritenere interrotto in tutti i casi in cui una causa concorrente sopravvenuta è sufficiente, da sola, a determinare l’evento.

Per identificarla, bisogna fare un giudizio prognostico “postumo”, che sulla base della regolarità causale degli eventi (id quod plerumque accidit) evidenzi l’eccezionalità della causa sopravvenuta rispetto alle altre.

Esemplificativo è il caso di scuola del pedone investito sulle strisce dal veicolo “alfa” che viene trasportato in ambulanza al pronto soccorso per suturare una piccola lacerazione cutanea;  durante il tragitto, a causa di una improvvida manovra del conducente del veicolo “beta”, l’autoambulanza si ribalta e il pedone muore.

Evidente che l’evento morte non può essere imputato al conducente del veicolo “alfa” (la cui condotta colposa ha causato una piccola lesione cutanea), bensì deve essere collegato alla condotta di guida del conducente del veicolo “beta”, che si inserisce quale causa eccezionale sopravvenuta rispetto all’antecedente investimento.

In caso di colpa omissiva, la giurisprudenza, al fine di verificare se l’omissione è da collegarsi causalmente all’evento di danno, ha stabilito che il giudice deve verificare che l'evento non si sarebbe verificato se l'agente avesse posto in essere la condotta doverosa impostagli, con esclusione di fattori alternativi, ed il relativo accertamento deve essere condotto attraverso il giudizio "controfattuale", ponendo al posto dell'omissione il comportamento alternativo dovuto, onde verificare se la condotta doverosa avrebbe evitato il danno lamentato dal danneggiato (Cass. civ., n. 2085/2012).

Onere della prova

In tema di onere della prova, la norma in commento riconosce il diritto del trasportato ad essere risarcito dalla compagnia di assicurazione che copre la RCA del vettore a prescindere dall’accertamento della responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti, salva, però, l’ipotesi di sinistro cagionato da caso fortuito (Trib. Ascoli Piceno, 22 giugno 2010, in Giur. Merito 2010, 11, 2733).

Il terzo trasportato, pertanto, in assenza di caso fortuito, dovrà unicamente limitarsi a provare di essere trasportato su un determinato veicolo e che in detta occasione è stato vittima di un incidente stradale.  Naturalmente, sarà altresì tenuto a provare il danno e il nesso causale tra questo e l’evento.

Dopo che la giurisprudenza di legittimità (Cass. civ., n. 10629/1998), invertendo un indirizzo che sembrava insuperabile, ha ritenuto applicabile a favore del trasportato-danneggiato le presunzioni dell’art. 2054 c.c. anche nei confronti del conducente del veicolo vettore, il terzo trasportato già aveva perso interesse a rivolgere la pretesa risarcitoria verso tutti i possibili condebitori solidali ex art. 2043 c.c.

La norma in commento, che indubbiamente si è ispirata al Protocollo d’intesa tra Governo, A.N.I.A. e associazione dei consumatori richiamato al paragrafo che precede, non ha ritenuto, però, nel formulare l’art. 141 Cod. Ass., di trasfondere detto principio sic et simpliciter, prevedendo una deroga nel caso in cui la causa dell’incidente fosse da ravvisarsi nel caso fortuito.

Pertanto, la compagnia di assicurazione che copre il rischio RCA del vettore, al fine di evitare la condanna al risarcimento del danno richiesto, potrà eccepire il caso fortuito (Trib. Roma, 30 giugno 2010, in Foro padano 2011, 3, I, 462), circostanza che avvicina la responsabilità del vettore a quella “oggettiva”.

Il concetto di caso fortuito è stato circoscritto da dottrina e giurisprudenza in qualsiasi evento eccezionale ed imprevedibile ed inevitabile con l’impiego dell’ordinaria perizia e prudenza che la guida di un autoveicolo richiede, nel rispetto delle regole del codice della strada (Franzoni, Fatti Illeciti, Bologna, 1993, pag. 654 ss.).  In giurisprudenza, si è specificato come il caso fortuito sia un fattore che attiene non già al comportamento del responsabile, ma al profilo causale dell’evento, riconducibile ad un elemento esterno (Cass. civ., n. 13514/2013), imprevedibile ed inevitabile (Cass. civ., n. 15107/2013) ricomprendendosi in tale causa esimente la forza maggiore ed il fatto del terzo (Cass. civ., n. 9439/2010; Cass. civ., n. 26830/2011), incluso quello del danneggiato (Cass. civ., n. 11016/2011).

I primi commentatori della norma avevano pertinentemente rilevato una contraddizione tra l’incipit della norma e l’inciso contenuto sempre nel primo comma: a prescindere dall’accertamento della responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro.

Non è possibile, infatti, valutare la sussistenza del caso fortuito – incluso il fatto del terzo – senza accertare la condotta degli altri conducenti dei veicoli.

In realtà, l’unica interpretazione ammissibile per salvaguardare l’esclusione del “fortuito”, è che la responsabilità del vettore si deve presumere sin tanto che non si dimostri che la causa sia collegata al fatto del terzo (A. La Torre, Le Assicurazioni, Milano, 2014, p. 1027; in giurisprudenza, G.d.P. Milano, n. 113975/2013, in Giustizia a Milano, 10, 2013).

Sul punto è però intervenuta la giurisprudenza di legittimità (Cass. civ., 30 luglio 2015 n. 16181, conf., Cass. civ., sent., 13 ottobre 2016 n. 20654) osservando come l’unico onere del terzo trasportato sia quello di provare di aver subito un danno e non anche le modalità dell’accadimento dell’incidente stradale, con ciò, evidenziando l’irrilevanza della ricerca della responsabilità quale presupposto per l’applicabilità della norma. Evidente, pertanto, che secondo i Supremi Giudici, il “caso fortuito” richiamato dalla novella non può riguardare la condotta di altro conducente anche se collegata causalmente al sinistro stradale.

In fine, un accenno al fatto che colui che accetta di essere trasportato è in grado di valutare ogni possibile rischio al quale può trovarsi esposto anche in relazione alla persona cui si affida.  Di conseguenza, il risarcimento del danno può essere ridotto ex art. 1227 c.c. per concorso colposo del trasportato conseguente all’improvvida scelta di fidarsi di un vettore non sufficientemente prudente e/o perito e/o diligente (in senso conforme: Trib. Lodi, 31 ottobre 1987 in Arch. giur. circolaz., 1988, 320;  Trib. Monza 6 settembre 2000, in Arch. Giur. Circolaz., 2001,668; Trib. Milano, 10 aprile 2009, n. 4972, in Giustizia a Milano, 2009, 4, 26).

 

Aspetti processuali

 

Sulla facoltà dell’azione diretta nei confronti dell’assicuratore del vettore

La motivazione delle ordinanze di rigetto della C. Cost. 23 dicembre 2008, n. 440 e C. Cost. 13 giugno 2008, n. 205 che ritengono manifestamente inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 141 d.lgs. 7 settembre 2005, n. 209 - censurato in riferimento agli artt. 3, 24 e 76 Cost. nella parte in cui disciplinando l'azione diretta del terzo trasportato nei confronti dell'impresa di assicurazione del vettore non prevede l'accertamento della responsabilità del conducente dell'altro autoveicolo - è stata interpretata nel senso che il terzo trasportato ha sempre la facoltà di rivolgere le proprie pretese nei confronti del terzo responsabile e del suo assicuratore RCA.

Del resto, come già la dottrina aveva evidenziato, ove si ritenesse che l’art. 141 Cod. Ass. imponga un obbligo giuridico di richiedere i danni all’assicuratore del vettore, si sarebbe indotti a ritenere che la novella abbia di fatto abrogato la responsabilità solidale fra i possibili coautori del fatto illecito di cui all’art. 2055 c.c.  Se così fosse, si sarebbe di fronte ad una probabile incostituzionalità della norma per violazione del principio di uguaglianza oltre che della legge delega (L. Rubini, Il Codice delle Assicurazioni Private, Padova, 2007, p. 443; contra, A. La Torre, Le Assicurazioni, Milano, 2014, p. 1026 ss.).

 

Sull’azione di regresso dell’assicuratore del vettore

In ogni caso, l’assicuratore del vettore che abbia risarcito il danno ha sempre la facoltà di azionare l’azione di regresso (termine col quale si intende sia l’azione di regresso applicabile in caso di concorso di colpa fra conducenti, che quella di surroga legale, nel caso in cui sussista unicamente la responsabilità di altro veicolo differente da quello guidato dal vettore), così come previsto dall’art. 141, comma 4, Cod. Ass.

Si discute se nel giudizio proposto dal trasportato, la compagnia di assicurazione del veicolo vettore possa chiamare in causa il responsabile civile per accertare la responsabilità dell'evento in vista dell'esercizio dell'azione di rivalsa nei confronti dell'assicurazione di quest'ultimo (in tal senso G.d.P. Legnago, 28 giugno 2013, in Arch. giur. circolaz., 2012, 10, 917; contra, Trib. Roma, 30 marzo 2010, in Foro it., 2010, 9, I, 2561).

Parte della dottrina privilegia l’ipotesi che consente la contemporanea azione nei confronti dell’assicuratore del vettore e del responsabile civile, in quanto la previsione di estromissione prevista dal comma 3 è sottoposta alla condizione del riconoscimento di responsabilità dell’interveniente. Pertanto, l’estromissione è prevista non per l’impossibilità del contemporaneo coinvolgimento dell’assicuratore del vettore e del responsabile civile, ma perché il riconoscimento di responsabilità dell’intervenuto rende inutile l’accertamento della responsabilità del vettore (La Torre, op. cit., p. 837).

Inoltre, in un caso in cui il veicolo del responsabile civile non era assicurato, il Tribunale di Catania ha stabilito l’inapplicabilità dell'art. 141 Cod. Ass. tutte le volte in cui uno dei veicoli coinvolti sia privo di copertura assicurativa (Trib. Catania, n. 574/2011, in Arch. giur. circolaz., 2012, 3, 266).

 

Sulla sussistenza del litisconsorzio necessario con il responsabile del danno

Secondo alcuni autori (M. ROSSETTI, Il Diritto delle Assicurazioni, vol. III, pag. 484, Padova, 2013) trattandosi di azione diretta nei confronti dell’assicuratore del vettore, deve farsi riferimento al disposto dell’art. 144 Cod. Ass. e quindi anche all’obbligo di partecipazione al giudizio del responsabile del danno come tradizionalmente inteso. Sul punto non risulta che al momento vi siano pronunce giurisprudenziali.

Sia consentito osservare, però, come risulti difficile ravvisare, nel caso di specie, la ratio che ha indotto il legislatore a prevedere la necessità della presenza in causa del responsabile/proprietario del veicolo nell’azione ordinaria ex art. 144 Cod. Ass. Ai fini dell’azione ex art. 141 Cod. Ass., essendo prevista la risarcibilità del danno a prescindere dall’accertamento della responsabilità, non rileva la figura del responsabile nè ai fini della declaratoria della colpevolezza, nè ai fini dell’azione di rivalsa dell’assicuratore.

Casistica

Sulla presenza di almeno due veicoli

  • La disciplina del risarcimento in favore del terzo trasportato, di cui all’art. 141 Cod. Ass., trova applicazione anche nel caso in cui l’incidente si sia verificato con il coinvolgimento del solo veicolo vettore, presupponendo la norma esclusivamente la sussistenza di un sinistro e di un danno (nella specie, la vettura su cui il terzo era trasportato era terminato fuori dalla sede stradale a causa dell’attraversamento di un animale selvatico) (App. l’Aquila, sent. 30 marzo 2016, n. 355).
  • L’art. 141 Cod. Ass. non può trovare applicazione in caso di sinistro in cui sia stato coinvolto un solo veicolo o natante.  Tale norma prevede, infatti, che solo il terzo trasportato possa agire direttamente nei confronti dell’assicuratrice del veicolo su cui viaggiava “a prescindere dall’accertamento della responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro”. La norma, dunque, presuppone che vi siano più veicoli coinvolti e che l’accertamento di responsabilità - nei confronti dell’incolpevole trasportato - possa essere demandato al momento successivo nel quale ai sensi dell’art. 141, comma 4, Cod. Ass. l’impresa di assicurazione che ha effettuato il pagamento svolga domanda di rivalsa nei confronti dell’effettivo responsabile civile.

Pertanto, nel caso in cui risulti il coinvolgimento di un solo veicolo, l’art. 141 Cod. Ass. non può trovare applicazione, mentre il danneggiato potrà svolgere l’azione diretta ex art. 144 Cod. Ass. (Trib. Milano, n. 6431/2015, fasc. 7-8 2015, in Giustizia a Milano)

 

Congiunto che agisce iure proprio

 

Nesso di causalità

  • In tema di responsabilità medica, nel sottosistema civilistico, il nesso di causalità materiale - la cui valutazione in sede civile è diversa da quella penale (ove vale il criterio dell'elevato grado di credibilità razionale che è prossimo alla "certezza") - consiste anche nella relazione probabilistica concreta tra comportamento ed evento dannoso, secondo il criterio, ispirato alla regola della normalità causale, del "più probabile che non". Ma ciò significa che, ai fini dell'attribuzione della responsabilità del sanitario, occorre innanzitutto accertare, sul piano della causalità materiale (rettamente intesa come relazione tra la condotta e l'evento di danno), l'efficienza eziologica della condotta del sanitario rispetto all'evento in applicazione della regola di cui all'art. 41 c.p. (a mente della quale il concorso di cause preesistenti, simultanee o sopravvenute, anche se indipendenti dall'azione del colpevole, non esclude il rapporto di causalità fra l'azione e l'omissione e l'evento), così da ascrivere l'evento di danno interamente all'autore della condotta illecita (escluso, nella specie, il risarcimento in favore di una donna, la quale lamentava dolori alla testa e difficoltà di pronuncia a suo dire da ascrivere all'errato intervento di un dentista che l'aveva sottoposta ad un intervento di allocazione di una protesi dentaria nell'arcata superiore). (Cass. civ, n. 23575/2013).
  • In tema di responsabilità per omissione, il giudice, nel valutare la c.d. causalità omissiva, deve verificare che l'evento non si sarebbe verificato se l'agente avesse posto in essere la condotta doverosa impostagli, con esclusione di fattori alternativi, ed il relativo accertamento deve essere condotto attraverso l'enunciato "controfattuale", ponendo al posto dell'omissione il comportamento alternativo dovuto, onde verificare se la condotta doverosa avrebbe evitato il danno lamentato dal danneggiato. (Cass. civ., n. 2085/2012).

 

Onere della prova

  • Il terzo trasportato, che si avvalga, ai sensi dell'art. 141 Cod. Ass., dell'azione diretta nei confronti dell'impresa di assicurazioni del veicolo sul quale viaggiava al momento del sinistro, deve provare di avere subito un danno a seguito di quest'ultimo ma non anche le concrete modalità dell'incidente allo scopo di individuare la responsabilità dei rispettivi conducenti, trattandosi di accertamento irrilevante ai fini di cui all'art. 141 Cod. Ass. (Cass. civ., sent. n. 355/2016idem, Cass. civ., n. 16181/2015).
  • In caso di scontro tra veicoli, l'azione di risarcimento danni del trasportato è quella diretta nei confronti del proprio vettore, prescindendo dall'accertamento della responsabilità dell'uno o dell'altro conducente nella causazione del sinistro, salva l'ipotesi del caso fortuito. È, però, possibile per il trasportato agire nei confronti del conducente del veicolo antagonista e della di lui assicurazione, dovendo però in tal caso provare la loro colpa. (Trib. Ascoli Piceno, 22 giugno 2010, in Giur. Merito, 2010, 11, 2733).
  • In materia di responsabilità derivante dalla circolazione dei veicoli, l'art. 2054 c.c. esprime, in ciascuno dei commi che lo compongono, principi di carattere generale, applicabili a tutti i soggetti che da tale circolazione comunque ricevano danni, e quindi anche ai trasportati, quale che sia il titolo del trasporto, di cortesia ovvero contrattuale (oneroso o gratuito). Consegue che il trasportato, indipendentemente dal titolo del trasporto, può invocare i primi due commi della disposizione citata per far valere la responsabilità extracontrattuale del conducente ed il comma 3 per far valere quella solidale del proprietario, che può liberarsi solo provando che la circolazione del veicolo è avvenuta contro la sua volontà ovvero che il conducente aveva fatto tutto il possibile per evitare il danno. Ove il trasporto sia avvenuto in base a titolo contrattuale, con l'azione prevista dall'art. 1681 c.c. - che stabilisce la responsabilità contrattuale del solo vettore per i sinistri che colpiscono il viaggiatore durante il viaggio - può infatti concorrere quella extracontrattuale di cui all'art. 2054 c.c.. (Cass. civ., n. 10629/1998).
  • L'azione ex art. 141 non è esclusiva ma è compatibile con l'esercizio della concorrente ma diversa azione ex art. 144 Cod. Ass. (Trib. Roma, 30 giugno 2010, in Foro padano 2011, 3, I, 462).

 

Caso fortuito

  • In tema di responsabilità civile per i danni cagionati da cose in custodia, la fattispecie di cui all'art. 2051 c.c. individua un'ipotesi di responsabilità oggettiva, essendo sufficiente per l'applicazione della stessa la sussistenza del rapporto di custodia tra il responsabile e la cosa che ha dato luogo all'evento lesivo. Pertanto non assume rilievo in sé la violazione dell'obbligo di custodire la cosa da parte del custode, la cui responsabilità è esclusa solo dal caso fortuito, fattore che attiene non ad un comportamento del responsabile, ma al profilo causale dell'evento, riconducibile in tal caso non alla cosa che ne è fonte immediata ma ad un elemento esterno. Ne consegue, l'inversione dell'onere della prova in ordine al nesso causale, incombendo comunque sull'attore la prova del nesso eziologico tra la cosa e l'evento lesivo e sul convenuto la prova del caso fortuito. Sia l'accertamento in ordine alla sussistenza della responsabilità oggettiva che quello in ordine all'intervento del caso fortuito che lo esclude involgono valutazioni riservate al giudice del merito, il cui apprezzamento è insindacabile in sede di legittimità se sorretto da motivazione congrua ed immune da vizi logici e giuridici (nella specie, la Corte ha confermato la decisione dei giudici del merito, che avevano escluso la responsabilità del Comune, atteso che il ricorrente non aveva provato la sussistenza del nesso eziologico tra la strada ed il suo stato di manutenzione, da un lato, e la caduta, dall'altro, essendo stato accertato, in linea di fatto che la caduta si era verificata per fatto dello stesso danneggiato) (Cass. civ., n. 13514/2013).
  • In tema di perdita delle cose trasportate, l'art. 1693 c.c. pone a carico del vettore una presunzione di responsabilità "ex recepto" che può essere vinta soltanto dalla prova specifica della derivazione del danno da un evento positivamente identificato e del tutto estraneo al vettore stesso, ricollegabile alle ipotesi del caso fortuito e della forza maggiore, le quali, per il furto, sussistono soltanto in caso di assoluta inevitabilità, nel senso che la sottrazione deve essere compiuta con violenza o minaccia ovvero in circostanze tali da renderla imprevedibile ed inevitabile. (Cass. civ., n. 15107/2013).
  • Costituisce giusta causa di recesso del preponente dal contratto di agenzia l'evento, imputabile all'agente, dipendente dal fatto illecito di un terzo, atteso che nell'ambito della responsabilità contrattuale il fatto del terzo, pur riconducibile al caso fortuito, in tanto può valere quale causa di esonero del debitore da responsabilità ex art. 1218 c.c., in quanto renda impossibile l'adempimento consistendo in una forza esterna, improvvisa ed imprevedibile, tale da neutralizzare la diligenza del debitore. (Cass. civ., n. 26830/2011).
  • In materia di trasporto, la presunzione di responsabilità del vettore per la perdita delle cose trasportate, prevista dall'art. 1693 c.c., può essere superata soltanto mediante la prova che la perdita sia dipesa da caso fortuito, ricomprendendosi in tale causa esimente la forza maggiore ed il fatto del terzo, i quali escludono la suddetta responsabilità solo quando, secondo il criterio dell'ordinaria diligenza, rapportato alle modalità dell'accaduto ed alle condizioni di tempo e di luogo, si versi nell'ipotesi di un evento imprevedibile o al quale il vettore sia nell'impossibilità di opporsi. Ne consegue che l'impossessamento della cosa trasportata a seguito di rapina non può configurarsi come causa liberatoria della responsabilità del vettore quando, appunto, le circostanze di tempo e di luogo in cui la sottrazione con violenza o minaccia si sia verificata siano state tali da renderla prevedibile ed evitabile. (Nella specie, la S.C. ha ravvisato l'adeguatezza e logicità della motivazione della sentenza impugnata,con la quale era stato escluso il caso fortuito in relazione all'avvenuta rapina, nottetempo, del carico di un autocarro durante una sosta effettuata dal vettore in una piazzola incustodita dell'autostrada del Sole, così determinando una notoria situazione di grave pericolo, senza l'adozione di alcuna misura idonea ad elidere o attenuare il rischio della perdita della merce trasportata) (Cass. civ., n. 9439/2010).
  • La responsabilità per i danni cagionati da cose in custodia, prevista dall'art. 2051 c.c., ha carattere oggettivo, essendo sufficiente, per la sua configurazione, la dimostrazione da parte dell'attore del verificarsi dell'evento dannoso e del suo rapporto di causalità con il bene in custodia, senza che rilevi al riguardo la condotta del custode, posto che funzione della norma è quella di imputare la responsabilità a chi si trova nelle condizioni di controllare i rischi inerenti alla cosa, intendendosi custode chi di fatto ne controlla le modalità d'uso e di conservazione, e non necessariamente il proprietario o chi si trova con essa in relazione diretta, salva la prova, che incombe a carico di tale soggetto, del caso fortuito, inteso nel senso più ampio di fattore idoneo ad interrompere il nesso causale e comprensivo del fatto del terzo o dello stesso danneggiato. Per le autostrade, destinate alla percorrenza veloce in condizioni di sicurezza, l'apprezzamento relativo all'effettiva possibilità del controllo induce a ravvisare la configurabilità, in genere, di un rapporto di custodia per gli effetti di cui all'art. 2051 c.c.; ove non sia applicabile la responsabilità di cui alla norma citata, per l'impossibilità in concreto dell'effettiva custodia del bene, l'ente proprietario risponde dei danni subiti dall'utente ai sensi dell'art. 2043 c.c., essendo in questo caso a carico del danneggiato l'onere di provare l'anomalia del bene, mentre spetta al gestore provare i fatti impeditivi della propria responsabilità, quali la possibilità, in cui l'utente si sia trovato, di percepire o prevedere con l'ordinaria diligenza la predetta anomalia (Cass. civ., n. 11016/2011).
  • Il testo della norma dell’art. 141 Cod. Ass., in relazione all’apparente contraddizione tra l’affermare che l’assicuratore risponde salvo caso fortuito e l’aggiungere che tale responsabilità prescinde dall’accertamento della responsabilità di altri conducenti, si ritiene vada letto nel senso che la responsabilità del conducente si presume sino a che non sia dimostrato il caso fortuito, inteso anche quale fatto del terzo.  Pertanto, l’obbligazione dell’assicuratore del vettore è esclusa sia quando il sinistro è dovuto a cause naturali, sia quando è dovuto a colpa di altro conducente.  L’assicuratore del vettore, quindi, risponde nei confronti del trasportato quando vi sia una colpa almeno concorrente, ancorché presunta, del proprio assicurato, ma non nel caso in cui il sinistro sia dovuto a responsabilità esclusiva di altro conducente. (G.d.P. Milano, n. 113975/2013, in Giustizia a Milano, 10, 2013).

 

Aspetti processuali

Le disposizioni di cui all'art. 141 Cod. Ass. e ss. (d.lgs. n. 209/2005 Cod. Ass.), secondo una lettura costituzionalmente orientata, si limitano a rafforzare la posizione del trasportato, considerato soggetto debole, legittimandolo ad agire direttamente nei confronti della compagnia assicuratrice del veicolo, senza peraltro togliergli la possibilità di fare valere i diritti derivanti dal rapporto obbligatorio nato dalla responsabilità civile dell'autore del fatto dannoso. (C. Cost., n. 205/2008).

 

Sull’azione di regresso dell’assicuratore del vettore

  • Qualora, in seguito a sinistro stradale, il trasportato abbia riportato lesioni personali e per questo agisca, ex art. 141 Cod. Ass., nei confronti dell'assicurazione del veicolo sul quale viaggiava per ottenere il risarcimento dei danni fisici e morali, la predetta compagnia di assicurazione del veicolo vettore può chiamare in causa il responsabile civile per accertare la responsabilità dell'evento in vista dell'esercizio dell'azione di rivalsa nei confronti dell'assicurazione di quest'ultimo. (G.d.P. Legnago, 28 giugno 2013, in Arch. giur. circolaz., 2012, 10, 917).
  • Posto che il terzo trasportato a bordo di un veicolo coinvolto in un sinistro stradale, ove chieda il risarcimento dei pregiudizi subiti in tale occasione, può scegliere se citare in giudizio il solo responsabile del danno, se esercitare l'azione diretta ex art. 144 d.lgs. n. 209/2005, coinvolgendo anche la compagnia assicuratrice di quest'ultimo, ovvero invocare l'art. 141 d.lgs. n. 209/2005 nei confronti dell'assicuratore del vettore, in quest'ultimo caso, nel quale si prescinde dall'accertamento delle colpe, è preclusa la possibilità di citare nel relativo procedimento il responsabile del danno e il conducente (Trib. Roma, 30 marzo 2010, in Foro it., 2010, 9, I, 2561).
  • In caso di sinistro con danni a terzo trasportato non è applicabile l'art. 141 Cod. Ass., qualora uno dei veicoli coinvolti sia privo di copertura assicurativa. (Trib. Catania, n. 574/2011, in Arch. giur. circolaz., 2012, 3, 266).

 

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