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Sinistri coinvolgenti veicoli immatricolati all’estero

Avvocato cosa dobbiamo intendere per sinistro stradale estero e perché in Italia e in Europa è prevista una disciplina comunitaria ad hoc?

 

Semplicemente diciamo che per sinistro estero intendiamo quei incidenti stradali ma la disciplina riguarda anche le collisioni tra natanti quando vi siano degli elementi di estraneità o il veicolo non è stato immatricolato in Italia oppure i soggetti coinvolti nel sinistro, il responsabile o il danneggiato sono cittadini non residenti nel territorio dello Stato italiano. Si decise negli anni 50’ presso la Comunità Economica Europea di inventare, di istituire delle normative di raccordo di collegamento tra le varie normative nazionali dei paesi aderenti alla CEE, questo per facilitare la circolazione internazionale dei veicoli e natanti che si stava sviluppando proprio in quegli anni e consentire quindi la possibilità ai soggetti che fossero state vittime di incidenti stradali in altro paese e non in quello di residenza di avere il risarcimento  in modo più semplice da qui sono poi state emanate le Direttive CEE di quegli anni, quelle successive le leggi dei singoli stati che poi hanno applicato quello che la Direttiva CEE imponevano agli Stati.

 

E cosa avviene quando si verifica un sinistro estero in Italia vale a dire quando il veicolo coinvolto nell’incidente sia immatricolato in altro Stato e si sia trovato a circolare temporaneamente in Italia?

 

 Questa è la prima grande invenzione a livello comunitario normativo di raccordo tra le discipline internazionali, in ogni stato partecipante alla CEE o aderente poi al sistema internazionale di circolazione viene istituito un ufficio che si chiama bureau, il bureau gestisce i sinistri interni avvenuti quindi sul territorio dello Stato al quale il bureau appartiene, in Italia il bureau è l’ufficio centrale italiano che ha sede a Milano, tutti i sinistri che vedono coinvolti veicoli esteri appartenenti a questo sistema e che siano avvenuti in Italia sono gestiti dall’ufficio centrale italiano. Una volta liquidato il danno l’ufficio centrale italiano  interloquisce con il bureau corrispondente del paese di appartenenza del veicolo responsabile del sinistro, quello che avviene è l’ufficio centrale italiano liquida il danno in Italia e chiede al bureau corrispondente il rimborso e il bureau del paese corrispondente chiede il rimborso a sua volta alla compagnia di assicurazione del veicolo responsabile. Con questo sistema di trasferimento si risolve quello che era il problema principale cioè il cittadino italiano che avesse avuto  un sinistro in Italia causato da un veicolo per esempio francese, prima di questa disciplina doveva andare a chiedere il risarcimento del danno in Francia, così facendo lo può fare invece in Italia, chiedere all’UCI e sarà poi l’UCI a gestire il rimborso economico presso la compagnia di assicurazione francese.

 

Che cos’è l’ufficio centrale italiano? Dove ha sede? Come opera?

 

Quindi l’ufficio centrale italiano è questa impresa che è una società consortile costituita economicamente e patrimonialmente da fondi provenienti dalle principali imprese di assicurazioni italiane, ha sede in Italia in C.so Sempione 39 a Milano e vede la sua disciplina normativa oggi regolata dagli artt. 125 e 126 del codice di assicurazione, una volta era l’art. 6 della vecchia legge 990 del 1969. Questi due articoli disciplinano proprio le modalità di intervento, di gestioni di sinistri e anche la possibilità per l’ufficio centrale italiano di esser convenuto in giudizio in nome e  per conto della compagnia di assicurazione dell’effettivo responsabile del sinistro stradale, anche questa è una grossa agevolazione per la vittima in Italia perché la stessa persona non sarà obbligata a citare in  Italia la compagnia di assicurazione straniera ma è sufficiente che citi in Italia l’ufficio centrale italiano.

 

Quali sono le caratteristiche speciali, sostanziali e processuali  dell’ufficio centrale italiano?

 

 L’ufficio centrale italiano proprio perché deve svolgere questa importante funzione di raccordo con la compagnia di assicurazione straniera e con il bureau corrispondente, deve semplicemente ricevere le richieste danno e gestirle come se fosse un ufficio di liquidazione di  una compagnia di assicurazione, ha l’obbligo di verificare che la compagnia del responsabile civile a sua volta confermi la copertura assicurativa e poi gestisce e liquida il sinistro in nome e per conto dell’impresa di assicurazione del responsabile, quindi solleva le stesse  eccezioni che potrebbe fare in Italia  un ufficio di liquidazione di una compagnia, vale a dire concorso di colpa della vittima, piuttosto che entità del risarcimento del danno, istruttoria del caso e quant’altro, una volta che ha esaurito l’attività, l’ufficio centrale italiano o alcune società di supporto  di gestione dei sinistri esteri che operano in questo settore effettua l’offerta esattamente come lo deve fare un’impresa di assicurazioni italiana. Una volta fatto ciò se la trattativa va a transazione  l’ufficio centrale italiano paga il risarcimento del danno e stipula la transazione se non si va ad un’ipotesi di conciliazione massima in contenzioso, l’ufficio centrale italiano è legittimato passivo quindi può essere citato in  giudizio al posto dell’impresa di assicurazioni straniera in questo caso  agevolando la vittima e il risarcimento del danno.

 

Cosa avviene se l’ufficio centrale italiano è privo di legittimazione passiva, la vittima rimane senza il risarcimento del danno? 

 

Dobbiamo distinguere che cosa intendiamo ed è importante farlo, innanzitutto, per carenza di legittimazione passiva dell’UCI.  Allora possiamo dire questo, l’UCI può essere carente di legittimazione passiva perché non c’è una copertura assicurativa internazionale oppure perché non sono stati bene identificati i dati amministrativi del veicolo estero responsabile del fatto, perché l’UCI abbia legittimazione passiva e quindi obbligo di gestire i sinistri, come abbiamo visto prima in forza della normativa nazionale, occorre quindi che il veicolo responsabile – il veicolo estero – o sia immatricolato in un paese membro della CEE ovvero aderente  al sistema della carta verde oppure se appartiene a stati terzi esteri alla CEE abbia contratto prima di entrare in Italia una polizza detta appunto carta verde detta appunto polizza per la copertura della circolazione internazionale dei veicoli. Se il veicolo è invece responsabile del fatto non è immatricolato in un paese aderente alla CEE oppure non è munito di idonea certificazione di assicurazione internazionale, in questo caso l’UCI non può gestire il sinistro perché non ha l’obbligo di risarcire il danno, quindi in questo caso e anche in un altro caso, nell’ipotesi in cui il veicolo estero esista, sia stato identificato ma viene identificato male, questo succede quando nel rapporto di incidente la targa non è corretta, il paese di immatricolazione è indicato nel modo errato, oppure i dati amministrativi della carta verde non vengono bene indicati, in questo caso visto che il danneggiato deve provare l’esistenza delle condizioni per la legittimazione passiva dell’UCI, in questo caso se il danneggiato non prova la correttezza dei dati amministrativi del veicolo, l’UCI non può gestire quel sinistro, non può liquidare quel danno. In tutti questi casi, quindi quando  l’ufficio centrale italiano risponde alla vittima non sono io che deve gestire il sinistro perché il veicolo responsabile non era assicurato oppure i dati amministrativi che mi hai fornito non sono corretti, in questi casi la vittima non rimane senza copertura, non rimane senza il diritto ad avere il risarcimento del danno però la competenza passiva e quindi l’obbligo di risarcire il danno passa in capo al fondo di garanzia “vittime della strada” esattamente come avviene in Italia quando un veicolo immatricolato in Italia,  assicurato con un’impresa italiana, omette di pagare il premio o il proprietario omette di pagare il premio e quindi il veicolo circola privo di copertura assicurativa quindi  il fondo di garanzia “vittime della strada”  deve sopperire anche in quelle ipotesi in cui il veicolo estero circoli in Italia ma circoli privo delle obbligatorie coperture assicurative.

 

Cosa avviene se il veicolo estero responsabile risulta privo di copertura assicurativa internazionale?

 

Avviene quanto abbiamo appena detto con una ulteriore precisazione. Dobbiamo distinguere tra copertura assicurativa internazionale e immatricolazione dei veicolo. Con direttive più recenti la CEE ha voluto ulteriormente – come dire – agevolare l’attività di risarcimento del danno a favore della vittima prevedendo che nelle ipotesi di circolazione del veicolo in Italia, se immatricolato, nella CEE oppure in altri paesi che abbiamo aderito autonomamente al sistema anche se sono terzi rispetto alla CEE, in questi casi l’obbligo assicurativo sia automaticamente assolto quindi è sufficiente che la targa sia di immatricolazione di un paese CEE o di un paese che aderisca al sistema dell’abolizione della carta verde, tutti i paesi che aderiscono a questo sistema sono oggi elencati in un decreto ministeriale che è il 1 aprile 2008, all’art. 5 di questo decreto ministeriale sono indicati tutti  i paesi per i quali non è obbligatoria la stipulazione di una polizza carta verde o una polizza per la copertura della circolazione internazionale. Allora quello che avviene è che in tutti questi casi anche se non c’è una copertura assicurativa ma il veicolo è immatricolato in un paese CEE o comunque aderente al sistema l’UCI comunque risponde anche in assenza di copertura assicurativa ove invece il veicolo sia terzo, rispetto a quelli elencati nel decreto ministeriale del 2008, in questo caso è obbligatoria appunto la presenza della carta verde. Quello che normalmente avviene è che il danneggiato inoltra la propria richiesta danni all’ufficio centrale italiano che svolge anche una funzione quindi di verifica e da collettore delle iniziali richieste danni,  l’ufficio centrale italiano verificata la nazionalità del veicolo ritenuto responsabile chiede al bureau corrispondente di quel paese se gli conferma i dati amministrativi del veicolo, quindi l’immatricolazione e la copertura assicurativa. Molto importante è la risposta che l’UCI riceverà dal bureau corrispondente, se il bureau gli conferma che il veicolo è coperto normalmente ovvero che è immatricolato nel paese, non c’è nessun problema l’UCI gestisce direttamente il sinistro in caso contrario l’UCI comunica alla vittima e a chi chiede il risarcimento del danno, guarda che manca la copertura assicurativa – io non posso gestire questo sinistro di fatto invitandolo a rivolgersi al fondo di garanzia “vittime della strada”.

 

A chi si rivolge la richiesta di risarcimento del danno se il sinistro è avvenuto in altro paese comunitario ma la vittima risiede in Italia?

 

Questa è una disciplina diversa di più recente introduzione rispetto a quella che ha portato alla nascita e poi alla gestione – alla vita dell’ufficio centrale italiano - ed è una disciplina sempre di derivazione comunitaria di fatto poi introdotta nel nostro ordinamento dagli  artt. 151 e seguenti del codice delle assicurazioni che prevedono proprio il capo di sinistri avvenuti all’estero. In questo caso quindi possiamo fare un esempio – una vittima italiana vittima di un sinistro stradale avvenuto in Francia – una volta rientrato in Italia prima dell’introduzione di questa disciplina avvenuta con il 2004-2005 prima dicevo dell’introduzione di questa disciplina l’unico modo per avere il risarcimento del danno era rivolgersi a un avvocato francese a qualcuno – un corrispondente francese – che potesse gestire per suo conto in Francia, cioè nel luogo quindi di residenza del responsabile del sinistro, il sinistro, chiedere il risarcimento del danno e azionare eventualmente quanto necessario per ottenere il risarcimento del danno. In forza di questa nuova disciplina invece oggi  è possibile che la stessa vittima operi, chieda e ottenga ove la cosa sia raggiungibile naturalmente in termini di accordo, il risarcimento del danno direttamente in Italia.

La richiesta danni in questi casi, quindi quando il sinistro è avvenuto all’estero e la vittima risieda per esempio  in Italia o in un paese diverso, sempre CEE aderente al sistema, deve essere indirizzata a un soggetto che la normativa identifica come mandatario, di fatto la direttiva CEE obbliga tutte le compagnie di assicurazioni in ogni singolo paese CEE ad avere in ogni altro paese corrispondente CEE un proprio mandatario vale a dire un proprio rappresentante, di fatto per spiegare con un esempio, il cittadino italiano si è recato in Francia e ha subito un danno da sinistro stradale in Francia. Rientrato in Italia vuole chiedere il risarcimento del danno, l’alternativa - come dicevamo- originaria è quella di chiedere direttamente attraverso un corrispondente o un avvocato in Francia il risarcimento del danno, oggi può inoltrare la propria lettera al cosiddetto mandatario, esiste in Italia , l’elenco è presso l’ISVAP, presso l’ufficio che gestisce il controllo amministrativo delle compagnie di assicurazione, esiste l’elenco dei mandatari per ogni singola impresa di assicurazione, quindi sapendo qual è il veicolo responsabile e sapendo qual è l’impresa di assicurazione si inoltra la richiesta danni all’ufficio mandatario. Il mandatario verificherà la copertura assicurativa del veicolo in Francia – per esempio – nel nostro esempio – e poi gestirà il sinistro sotto un profilo di trattativa di accertamento istruttorio, di valutazione del danno e quant’altro esattamente come se fosse l’ufficio di liquidazione del’impresa di assicurazione del responsabile residente in Francia. Ove invece il mandatario non venga specificato non vi sia  un’indicazione chiara su chi sia la compagnia di assicurazione francese, sempre per rimanere nel nostro caso, esistono sempre introdotto da questa disciplina, altri due organismi, l’organismo di indennizzo e il centro di informazione che operano di fatto con una con una funzione suppletiva, in questo caso il danneggiato che non può, che non lo conosce, inoltrare la richiesta danni al mandatario, lo manderà innanzitutto al centro di informazione presso il quale sono elencati i dati amministrativi di tutti i veicoli che circolano e che hanno circolato nel paese di appartenenza del veicolo responsabile. A quel punto sarà possibile identificare la compagnia di assicurazione, chi è il mandatario, e quindi avviare questa procedura di contatto diciamo con chi poi in Italia gestirà il sinistro per conto dell’impresa del responsabile.

 

Si può citare in giudizio in Italia il responsabile del sinistro che risiede all’estero e la sua impresa assicuratrice se non ha sede in Italia?

 

Allora questa è una questione che rimane in dottrina piuttosto dibattuta ed è più importante rimanere a quella che è l’attuale situazione giuridica quindi a quello che è l’attuale interpretazione sia della dottrina comunitaria che della dottrina italiana. Diciamo subito che non esiste legittimazione passiva in Italia processuale del mandatario questo vuol dire che – rimaniamo al caso di poco fa – la vittima del sinistro stradale avvenuto in Francia non può citare in giudizio il mandatario quindi il rappresentante dell’impresa di assicurazione francese lo può coinvolgere in una trattativa ai fini del risarcimento del danno, può mandare a lui le richieste danni, può chiedere ulteriori informazioni, può pretendere che venga svolta l’istruttoria, quindi per esempio le consulenze mediche, le perizie tecniche e quant’altro ma poi una volta che non si dovesse raggiungere un accordo e quindi il sinistro e la vittima non avesse soddisfazione delle proprie richieste danni non può citare in giudizio il mandatario, per fare un esempio, come invece potrebbe citare nell’ipotesi di sinistro avvenuto in Italia l’UCI, perché l’UCI è rappresentante anche processuale dell’impresa in quel caso francese. In questo caso il mandatario no, le direttive originariamente avevano apparentemente almeno considerando secondo la dottrina più aperta in questo senso una idea di introdurre anche una legittimazione processuale passiva del mandatario, di fatto invece questo non avviene, quindi non si può citare in giudizio il mandatario, la cosa è confermata da sentenze della Comunità Economica Europea e anche da molte sentenze ormai interne nel nostro ordinamento di giudici di merito e quindi di fatto, nel momento in cui non si raggiunge un’intesa transativa un accordo con il mandatario dell’impresa responsabile del sinistro estera, in questo caso l’unica cosa che resta da fare è citare in giudizio in Italia, vedremo che è possibile citare in  giudizio in Italia, l’impresa di assicurazione prima del nostro esempio francese e il responsabile assicurato.

 

E in caso di sinistro avvenuto all’estero qual è la legge applicabile che regolamenta il profilo sostanziale della colpa e dei danni risarcibili?

 

Questa è una disciplina risalente nel tempo, dobbiamo risalire alla l. 218 del 1995 che regolamenta in Italia il diritto internazionale privato e processuale in base alla quale si stabilisce quali sono i gradi di giurisdizione quando quindi il giudice italiano può conoscere le controversie che prevedano al loro interno anche cittadini stranieri e quindi non solo cittadini residenti in Italia e quali sia la legge applicabile alla fattispecie. Secondo la l. 218 e secondo la normativa prevista e applicata fino a qualche anno fa, la legge applicabile è quella del luogo dove è avvenuto il fatto dando per coincidente il fatto con l’evento perché la disciplina comunitaria poi tradotta in Italia parla di fatto e di evento, in realtà poi secondo le interpretazioni comunitarie principalmente delle Corti di giustizia comunitarie e poi delle Corti italiane fatto ed evento vanno intesi come medesimo luogo quindi poi nell’interpretazione oggi applicata la legge applicabile è certamente quella del luogo dove si è verificato il sinistro stradale per rimanere nel nostro contesto attuale. Di fatto quindi se il sinistro avviene in Francia devo applicare la legge francese se il sinistro avviene in altro paese comunitario o comunque anche non comunitario perché la disciplina della legge si applica anche al di là, al di fuori dal contesto europeo, in questo caso applico sempre la legge del luogo dove è avvenuto il sinistro. C’è un eccezione l’art. 62 della l. 218 dice che alla norma principale alla regola principale che abbiamo appena visto, quindi legge applicabile luogo dove è avvenuto il sinistro  vi è un’eccezione qualora la vittima e il responsabile del fatto siano cittadini del medesimo Stato  dice la legge in esso residenti. Quindi vuol dire che se nel nostro caso, sinistro avvenuto in Francia,  il responsabile del fatto e la vittima che chiede il risarcimento del danno sono cittadini per esempio spagnoli, hanno diritto a chiedere l’applicazione della legge spagnola in deroga al primo comma dell’art. 62. Questo è importante capirlo innanzitutto quando poi il contenzioso si svolge in Italia perché per esempio vi è un altro veicolo coinvolto immatricolato in Italia perché vi è un’altra vittima coinvolta che è cittadino italiano residente in Italia proprio perché essendo il sinistro avvenuto in Spagna, in Francia, o negli altri paesi bisognerà che il giudice applichi la legge del luogo dove è avvenuto il sinistro. Questa disciplina non cambia, se non in minima parte, oggi, con l’introduzione obbligatoria e vincolante in Italia del cosiddetto regolamento Roma due. Dal 2009 infatti è stato introdotto in Italia con l’applicazione obbligatoria dall’11 gennaio 2009, è stato introdotto in Italia dicevo un regolamento che ha di fatto ripreso la disciplina internazionale che abbiamo appena visto privata e processuale e di fatto quindi a maggior ragione  anche per l’applicazione di una direttiva CEE la legge applicabile sempre a un sinistro stradale è quella del luogo dove è avvenuto il sinistro stradale salvo deroga, anche in questo caso, prevista dal regolamento CEE Roma due, quando la vittima e il responsabile del fatto siano cittadini residenti in altro Stato  diverso quindi da quello di accadimento del sinistro stradale.

 

Se la legge straniera non prevede la risarcibilità del danno alla persona come avviene in Italia, la vittima resta senza risarcimento del danno non patrimoniale?

 

Questa è una questione molto importante perché tiene alla salvaguardia e alla tutela dei diritti primari della persona vale a dire dei diritti che oggi sono contenuti nella nostra carta costituzionale e alla quale non  possiamo derogare. Possiamo rispondere adesso oggi a questa domanda parlando di un caso che è approdato alla Corte di Cassazione molto molto  di recente, la sentenza che si troverà naturalmente sul portale anche commentata è la 19405 del 22 agosto 2013.  Il caso è questo: un gruppo di amici si reca in Austria su un camper per un viaggio di vacanza, durante la notte invece che fermarsi in una piazzola di sosta, si fermano in una corsia di emergenza, purtroppo arriva da dietro un autotreno austriaco, investe il camper e le vittime mortali sono molteplici, di un caso molto grave come questo. La causa viene avviata in Italia perché tutte le vittime e i congiunti delle parti decedute che erano ospiti sul camper risiedevano in Italia e viene gestita, viene radicata avanti al Tribunale di Treviso, si va in Corte d’Appello e poi in Cassazione. Il principio sul quale si dibatte è sostanzialmente questo, pacifico che si applichi la legge austriaca,il sinistro abbiamo visto è avvenuto in Austria e quindi la legge applicabile, secondo quello che allora era la legge applicabile 218 del 1995 deve essere la legge austriaca, il codice austriaco esclude la risarcibilità del danno morale ai congiunti delle vittime decedute. Quindi applicando la legge austriaca il Tribunale di Treviso in prima istanza negò il risarcimento del danno morale – di quello che per noi è il danno morale – alle vittime delle persone decedute in Austria. La sentenza viene ribaltata dalla Corte d’Appello dicendo che invece la legge straniera sicuramente trova ingresso nel nostro ordinamento in forza della disciplina che abbiamo appena visto ma con un limite, il limite del cosiddetto ordine pubblico, vale a dire quando la normativa straniera vada a derogare a quelli che sono i principi costituzionali primari del nostro ordinamento. Il principio viene confermato dalla Cassazione nella sentenza 19405 del 2013 che abbiamo visto, possiamo quindi riassumere e rispondere al quesito in questo modo: il risarcimento del danno deve essere effettuato certamente sulla base della normativa internazionale privatistica e quindi sulla base della legge del luogo dove è avvenuto il sinistro salvo con l’eccezione che la legge del luogo dove è avvenuto il sinistro non preveda la tutela degli istituti risarcitori che per il nostro ordinamento sono invece primari, in questo caso, vista anche le normative legate alla gerarchia delle fonti e delle leggi le norme primarie del nostro ordinamento prevalgono su quelle secondarie del paese estero e conseguentemente la tutela del diritto deve essere salvaguardato se è un diritto costituzionale.

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