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Focus su Responsabilità del medico libero professionista

“Tachipirina e vigile attesa”: cure domiciliari dei pazienti Covid alla luce della sentenza del Consiglio di Stato

09 Giugno 2022 | di Alessandro Benni De Sena

Consiglio di Stato,

Responsabilità del medico libero professionista

La sentenza n. 946 che il Consiglio di Stato ha pronunciato il 9 febbraio 2022 sulle linee guida del Ministero della Salute c.d. «tachipirina e vigile attesa» è stata intesa da alcuni come una limitazione dell'autonomia del medico, da altri come affermazione della medicina basata sull'evidenza scientifica.

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La medicina difensiva tra responsabilità ed opportunità

14 Maggio 2014 | di Umberto Genovese, Riccardo Zoja, Alberto Blandino, Sara Del Sordo, Francesca Mobilia

Responsabilità del medico libero professionista

La problematica della medicina difensiva offre vari spunti di analisi in primis, economici, gestionali, assicurativi ma non può essere trascurato il peso che tale concetto comporta sull’agire medico responsabile. Infatti, essendo l’atteggiamento medico difensivo un operato orientato principalmente (ma non necessariamente in maniera esclusiva) alla prevenzione delle accuse di malpractice e non alla tutela della salute del paziente, risulta evidente la sua incompatibilità con i fondamenti stessi della professione medica. La medicina difensiva rappresenta, più o meno esplicitamente, l’estrinsecazione di un condizionamento del fare medico, sia nel rapporto con il paziente sia nel rapporto con la struttura sanitaria e contrasta ampiamente con i principi di discrezionalità, indipendenza ed autonomia professionale professati dal Codice di Deontologia Medica (agli artt. 4 - “libertà e indipendenza della professione”, 22 – “autonomia e responsabilità diagnostico-terapeutica”, 30 - “conflitto di interesse” e 69 – “direzione sanitaria”). La svalutazione dei principi cardine della professione medica porta inevitabilmente alla compromissione di quella che è l’essenza stessa di tale attività: la responsabilità - categoria pregiuridica e vincolata a precetti deontologici - intesa come necessità di rispondere delle proprie azioni, rendendone ragione e subendone le conseguenze. Alla nozione di responsabilità si affianca ora un concetto “innovativo”, derivato dal settore economico-finanziario e poi approdato a quello sanitario: l’accountability. Con ciò si intende la condizione di dover “rendicontare” agli altri riguardo al proprio operato, spiegando/giustificando/motivando la propria condotta; in altri termini, rappresenta l’esigenza di coloro che ricoprono “ruoli di responsabilità” di “rendere conto” delle proprie azioni alla società o agli stakeholder. Ne deriva che l’accountability rappresenta un’inevitabile implicazione dell’attribuzione, da parte di qualcuno nei confronti di qualcun altro, di una responsabilità (Grilli R., “Accountability e organizzazioni sanitarie” in Biocca M., “Bilancio di missione”, pensiero scientifico ed., 2010).

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La competence del clinico e del medico-legale

05 Maggio 2014 | di Umberto Genovese, Sara Del Sordo, Michelangelo B. Casali

Responsabilità del medico libero professionista

L’implementazione e la diffusione degli strumenti di gestione del rischio clinico, oltre ad essere obbligo normativamente dovuto per prevenire il contenzioso e ridurre gli oneri assicurativi (ex art. 3-bis d.l. n. 158/2012 convertito dalla l. n. 189/2012, “Balduzzi”), sono espressione della crescente attenzione rivolta alla dimensione qualitativa della prestazione sanitaria erogata ed alla tutela della sicurezza del paziente. Dovendo dunque garantire prestazioni di crescente qualità, al passo con il progresso tecnico-scientifico, risulta inevitabile estendere l’oggetto dello studio dai processi organizzativi “di sistema” al singolo professionista: quali sono le caratteristiche che il medico dovrebbe possedere per essere considerato un “buon medico”? Quale potrebbe essere un efficace strumento di valutazione della “qualità professionale”? E ciò in virtù del fatto che la “credibilità” del medico si fonda spesso su criteri di autoreferenzialità, sulla valutazione dei titoli accademici e sulla dimensione “quantitativa” delle prestazioni, tralasciandone le componente “qualitativa”: ne deriva un necessario ampliamento delle prospettive della professione medica, ben oltre il mero possesso di conoscenze teorico-pratiche.

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